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Scandalo stupri minori, la mossa anti-Farage di Starmer: sì all’inchiesta sulle bande pachistane

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Il premier cambia idea sull’indagine nazionale e annuncia di voler procedere sul caso delle oltre 1400 bambine e minori che nei decenni scorsi hanno subito violenza da parte di britannici di origine asiatica
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LONDRA - È l’ennesima retromarcia di Keir Starmer, per tentare di fermare l’avanzata di Nigel Farage verso Downing Street. Il primo ministro britannico ha annunciato ieri sera, in viaggio verso il Canada per il G7, un’inchiesta nazionale sullo scandalo di gravissimi scandali di abusi e violenze sessuali perpetrati da bande di pachistani, britannici di origine asiatica e musulmani contro almeno 1.400 bambine britanniche e minorenni, moltissime di loro bianche, avvenuti nei decenni scorsi in Inghilterra, soprattutto a Rotherham, Rochdale, Oldham, Telford e in altre città.

Si tratta di una giravolta clamorosa, dal momento che nei mesi scorsi Starmer aveva sempre e ripetutamente negato la necessità di una simile inchiesta. Una posizione che aveva aizzato la destra, i conservatori, i tabloid, criminali razzisti e xenofobi come Tommy Robinson, e persino Elon Musk, che avevano accusato il primo ministro e il suo governo di “voler insabbiare lo scandalo” in nome del politicamente corretto. Il…

LONDRA - È l’ennesima retromarcia di Keir Starmer, per tentare di fermare l’avanzata di Nigel Farage verso Downing Street. Il primo ministro britannico ha annunciato ieri sera, in viaggio verso il Canada per il G7, un’inchiesta nazionale sullo scandalo di gravissimi scandali di abusi e violenze sessuali perpetrati da bande di pachistani, britannici di origine asiatica e musulmani contro almeno 1.400 bambine britanniche e minorenni, moltissime di loro bianche, avvenuti nei decenni scorsi in Inghilterra, soprattutto a Rotherham, Rochdale, Oldham, Telford e in altre città.

Si tratta di una giravolta clamorosa, dal momento che nei mesi scorsi Starmer aveva sempre e ripetutamente negato la necessità di una simile inchiesta. Una posizione che aveva aizzato la destra, i conservatori, i tabloid, criminali razzisti e xenofobi come Tommy Robinson, e persino Elon Musk, che avevano accusato il primo ministro e il suo governo di “voler insabbiare lo scandalo” in nome del politicamente corretto. Il capo di Tesla e SpaceX aveva iniziato ad attaccare il primo ministro già dalla scorsa estate, quando esplosero i riots razzisti e di estrema destra proprio a Rotherham dopo la brutale uccisione di tre bambine a Southport per cui è stato arrestato un 17enne di origine ruandese. Lo scorso gennaio, Starmer aveva per la prima volta risposto direttamente a Musk, così: “Basta con bugie e disinformazione: coloro che le diffondono sono interessati solo a se stessi, alla disperata ricerca di attenzioni”.

Adesso, però, il primo ministro ha ceduto. C’entrano i sondaggi, nei quali Farage e il suo partito di destra Reform UK, che da sempre stanno facendo campagna per una inchiesta pubblica sullo scandalo, stanno volando e distanziando il Labour. C’entra anche il fatto che domani verrà pubblicato un altro rapporto, da parte della baronessa Louise Casey, che raccomanderà all’esecutivo una inchiesta nazionale sugli abusi sessuali su minori nel Regno. E, secondo una anticipazione del Sun, il report collegherà in maniera netta le violenze subite dalle ragazzine britanniche all’immigrazione illegale nel Paese.

Dunque, Starmer non ha potuto far altro che smentirsi, e annunciare una inchiesta nazionale su tali abusi e violenze sessuali. La ministra delle Finanze Rachel Reeves lo ha difeso questa mattina in onda sulla Bbc: “La priorità sono le vittime e noi non abbiamo mai sminuito le loro richieste. Stiamo facendo tutto quello che è necessario, per questo abbiamo chiesto una review alla baronessa Casey”. Ma certo lo zeitgeist attuale anti-migranti ha di certo contribuito alla capriola di Starmer. Che, tra il 2008 e il 2013, è stato procuratore generale della Corona, dunque a capo di un ufficio potentissimo della giustizia britannica perché, tra le altre cose, dà l’ok alle incriminazioni richieste dalla polizia nei confronti di indagati e sospetti. Nella fattispecie, Musk aveva accusato Starmer di aver “insabbiato i casi di stupri e abusi” perpetrati da gang nella stragrande maggioranza di britannici-asiatici, di origine pachistana e musulmani avvenuti tra fine anni Novanta e il 2013. Ciò, secondo i critici di Starmer, in nome del “politicamente corretto” e della coesione sociale e per il rischio di rivolte, vendette e ritorsioni contro le comunità asiatiche del Regno, come già avvenuto precedentemente ad Oldham nel 2001. Non solo: nei suoi continui messaggi al vetriolo che comunque hanno riaperto il dibattito su uno scandalo accantonato e dimenticato troppo velocemente nel Regno Unito, Musk aveva incolpato Starmer proprio di non voler una nuova inchiesta nazionale su questi gravissimi scandali di abusi sessuali, venuti fuori nel 2010-2011 soltanto dopo alcune inchieste del Times: “È chiaro che stia nascondendo qualcosa”.

È vero che nel 2009, quando Starmer ne era diventato capo da cinque mesi, alla Procura Generale della Corona (Cps) arrivò una prima denuncia di una minorenne di Rochdale contro alcuni uomini di origine asiatica e questa venne derubricata “perché la vittima non venne giudicata credibile”. Ma l’attuale primo ministro ha dichiarato più volte che il caso non arrivò mai alla sua scrivania e sinora non c’è prova del contrario - in genere il capo del Cps considera solo i fascicoli considerati più gravi o urgenti in quel momento, mentre il resto viene lasciato al suo team.Tuttavia, due anni dopo, visto il clamore mediatico, il caso venne riesumato e riaperto dal nuovo procuratore generale per il nord-ovest dell’Inghilterra, Nazir Afzal. Solo allora partirono i processi e decine di condanne. Attenzione però: Afzal ha sempre dichiarato di aver ottenuto il massimo sostegno da Starmer allora capo procuratore della Corona nel punire questi casi di abusi e stupri di ragazzine. Anzi, allora Sir Keir sostenne più di una volta come “l’etnia e il politicamente corretto non debbano influire sui processi”.

Non solo: Starmer cambiò le regole di ingaggio sulle incriminazioni per simili reati sessuali, rendendole molto più facili ed efficaci. E quando lasciò la Cps, il numero di simili crimini perseguiti da quest’ultima divenne decisamente superiore a cinque anni prima, quando Starmer assunse l’incarico. Anche l’accusa per cui Sir Keir avrebbe “insabbiato tutto per questioni politiche” non sta in piedi. Starmer, difatti, si è candidato in Parlamento soltanto nel 2015.È vero che il primo ministro è stato sempre contrario all’inchiesta nazionale, e difatti mesi fa aveva istruito i suoi parlamentari ad affondare in Parlamento un emendamento dei conservatori di Kemi Badenoch che invece la invocano da tempo - dopo non aver fatto tuttavia nulla in materia nei loro 14 anni di governo, dal 2010 in poi. Secondo il premier, bisognava guardare avanti e mettere in pratica gli insegnamenti del passato, anche perché sul tema c’era già stata un’altra inchiesta pubblica iniziata nel 2014 terminata nel 2022 con a capo la stimata professoressa Alexis Jay. La quale, nel suo report finale, sottolineò come la priorità fosse ricompensare le vittime e fare il possibile per proteggere quelle potenziali future, e non perdere ulteriori tempo in altre inchieste.Dello stesso parere anche Andrew Norfolk, il giornalista del Times che con i suoi scoop oltre dieci anni fa fece esplodere lo scandalo degli stupri di gang di britannici di origine asiatica e che è purtroppo venuto a mancare un mese fa. Ora, invece, il dietrofront di Starmer.

Certo, un’inchiesta pubblica potrebbe essere utile per comprendere se ci sia davvero stata, in nome del politicamente corretto e della pace sociale, una regia nazionale riguardo i fallimenti e le negligenze delle autorità nel contrastare gli stupri di minorenni bianche da parte di gang di asiatici e musulmani. Ma allo stesso tempo costerebbe tantissimo, rallenterebbe la messa in pratica delle nuove misure per evitare che uno scandalo simile non accada mai più e soprattutto durerebbe molti anni: otto per Jay, o basti vedere quella per la strage della Grenfell Tower a Londra nel 2017, durata ben sette anni. Di certo, i dubbi sull’operato degli inquirenti sono cresciuti sempre di più negli anni. Non solo perché le ragazzine e i loro madri che per prime denunciarono i casi vennero giudicate non credibili o sotto effetti di sostanze, nonostante i violentatori talvolta venissero beccati sul fatto. Ma potenzialmente anche perché, secondo i critici, ci si piegò al culto del multiculturalismo, del politicamente corretto e della pace sociale per "evitare vendette contro la comunità asiatica”.Tuttavia, come ha sottolineato anche l’inchiesta Jay, al momento non ci sono prove al momento di insabbiamento dall’alto, o dell’establishment. Come hanno dimostrato diverse inchieste locali nel caso dello scandalo di Rotherham per esempio, negli anni si sviluppò comunque un clima di omertà e indifferenza di fronte a simili atrocità per una "combinazione di fattori che hanno coinvolto razza, classe sociale, religione e gender”, come “la paura che l’etnia e l’origine pachistana o asiatica degli stupratori potesse scatenare riots e altre vendette di stampo razziale”, i “pregiudizi nei confronti dei comportamenti sessuali delle classi più disagiate”, il “desiderio, da parte delle autorità locali, di proteggere la reputazione delle città coinvolte” e “la mancanza di politiche a protezione dei bambini e di risorse investigative”.

Di certo, le autorità locali e le forze dell’ordine di Oldham, per esempio, si sono scusate in passato per “gli errori commessi durante le indagini”, con conseguenze terribili per le giovanissime vittime, anche di 12 anni. Nonostante, gli aguzzini talvolta avessero persino un ruolo istituzionale. Per esempio, Shabir Ahmed, leader di una gang di stupratori di Rochdale negli anni scorsi, ricopriva addirittura una posizione nel dipartimento del welfare nel comune di Oldham. Oppure, come ha scritto il Times mesi fa, a distanza di anni alcuni violentatori risiedono ancora in Inghilterra, nonostante le sentenze contro di loro prevedessero anche l’espulsione in Pakistan a pena scontata. Ora l’inchiesta pubblica approvata da Starmer dovrà (ri)appurare questo e molto altro.

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