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Khamenei nel bunker, impiccagioni e bombe sulla tv di Stato: le ore più drammatiche di Teheran

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Si allarga l’offensiva dell’Idf con nuove operazione aree e autobombe. Oltre 1400 vittime, tra morti e feriti, in tre giorni. Colpiti i palazzi del potere nella capitale: voci di disertori tra i leader. Da Teheran è fuga di massa
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TEL AVIV – Non si contano più, le bombe israeliane sull’Iran, per estensione, target e intensità. Nel primo pomeriggio di lunedì l’Idf ha colpito l’edificio della televisione di Stato mentre la conduttrice stava leggendo un comunicato del consiglio di sicurezza, segnando così una ulteriore escalation dell’offensiva contro Teheran. Spegnere la voce del Sistema significa scardinarne un altro pezzo dopo aver decimato la catena di comando militare e le infrastrutture missilistiche e di difesa aerea. Per tutta la mattina l’Idf ha continuato a colpire su Teheran, est, ovest e nord, i quartieri dove ci sono anche ministero e basi di intelligence ma dove vivono anche tantissimi civili. Intorno a ora di pranzo, l’esercito israeliano ha emesso per la prima volta un ordine di evacuazione su Teheran, nella zona del centro. I pasdaran hanno risposto intimando agli abitanti di Tel Aviv di lasciare la città e andarsene.

E’ il quarto giorno di una guerra iniziata con una prima ondata di attacchi ir…

TEL AVIV – Non si contano più, le bombe israeliane sull’Iran, per estensione, target e intensità. Nel primo pomeriggio di lunedì l’Idf ha colpito l’edificio della televisione di Stato mentre la conduttrice stava leggendo un comunicato del consiglio di sicurezza, segnando così una ulteriore escalation dell’offensiva contro Teheran. Spegnere la voce del Sistema significa scardinarne un altro pezzo dopo aver decimato la catena di comando militare e le infrastrutture missilistiche e di difesa aerea. Per tutta la mattina l’Idf ha continuato a colpire su Teheran, est, ovest e nord, i quartieri dove ci sono anche ministero e basi di intelligence ma dove vivono anche tantissimi civili. Intorno a ora di pranzo, l’esercito israeliano ha emesso per la prima volta un ordine di evacuazione su Teheran, nella zona del centro. I pasdaran hanno risposto intimando agli abitanti di Tel Aviv di lasciare la città e andarsene.

E’ il quarto giorno di una guerra iniziata con una prima ondata di attacchi iraniani, venerdì notte, che aveva colpito i siti nucleari e le basi missilistiche, comprese le persone che fuggivano da quelle basi, mentre commandos sul terreno uccidevano nei loro letti generali e comandanti dei pasdaran e delle forze armate. Poi l’Idf ha allargato l’offensiva militare, colpendo quartieri residenziali, soprattutto a Teheran nord, dove vivono funzionari e militari ma anche tantissimi civili e prendendo di mira giacimenti di gas (South Pars, nel sud) e depositi di carburante che riforniscono la capitale. E alcune sedi di ministeri, Esteri, Difesa, Interni, il comando della polizia di Teheran, l’aeronautica militare, persino l’autostrada Hemmat, all’altezza dell’uscita Pasdaran, gli aeroporti Khomeini e Mehrabad, Baharestan e Jomhuri, l’area del Parco Velayat a sud della città, in una sequenza che sembra mirare anche alle infrastrutture e al sistema istituzionale. In ultima istanza: a forzare un cambio di regime.

Domenica più 300 raid sono piovuti in un solo giorno su tutto l’Iran, un jet con la Stella di David ha bombardato anche l’aeroporto di Mashhad, nel nord-est, città santa degli sciiti: i fedeli che in quel momento pregavano nel santuario dell’imam Reza, uno dei più importanti del Paese, hanno ripreso le colonne di fumo che spuntavano dalle arcate. Un raid a circa 2.300 chilometri da Israele, «l’attacco più in profondità dall’inizio dell’operazione», rivendica l’aeronautica militare israeliana che durante la notte ha lanciato nuovi raid.

In Iran è iniziata la caccia alle spie. Un uomo, identificato come Esmail Fekri, è stato giustiziato dopo essere stato condannato per attività di spionaggio a favore del Mossad, ma era già in carcere dal 2023, mentre ieri altri due presunti agenti dei servizi israeliani sono stati catturati nella provincia di Alborz nel corso di un’operazione nella quale sono stati sequestrati 200 chilogrammi di esplosivo, equipaggiamento per 23 droni, lanciatori e un furgoncino.

Gli iraniani, sotto choc, piangono i loro morti: almeno 224 da venerdì, secondo il ministero della Salute iraniano, oltre 1200 i feriti, per un totale di 1481. Una parte sono soldati o uomini dell’intelligence, ma in questa conta provvisoria ci sono anche tante vittime civili, bambini, donne, uccisi dall’onda d’urto delle esplosioni o soffocati sotto le macerie. Nel pomeriggio, ieri, si è diffuso il panico nella capitale, quando una serie di esplosioni ha fatto tremare il quartiere dove c’è la sede dell’intelligence dei Pasdaran. «Abbiamo eliminato il capo dell’intelligence delle Guardie Rivoluzionarie e il suo vice a Teheran», rivendica il premier israeliano Netanyahu. Mohammad Kazemi, e il suo vice, Hassan Mohaqiq, sono rimasti uccisi sotto le macerie, conferma in serata Teheran. Un’offensiva condotta non solo con i missili ma anche con le autobombe: almeno cinque sono esplose in diversi punti della capitale, uccidendo altri scienziati del programma atomico. In tutto finora sono 14.

Teheran e le altre città del Paese non erano pronte a una guerra su questa scala. Non ci sono rifugi, non per tutti. Le autorità hanno deciso di tenere aperte metropolitane e moschee per consentire a chi scappa di proteggersi, ma in una megalopoli da 16 milioni di persone è poca cosa, e allora ci si difende con la solidarietà e l’ingegno, nelle cantine, nei sottoscala, nei parcheggi sotterranei. Chi può, va via dalla capitale. Ieri a centinaia si sono incolonnati sulle strade in uscita dopo aver fatto incetta di carburante alle stazioni di benzina con code chilometriche. Si va verso le montagne, o dai parenti in qualche piccolo villaggio forse più sicuro.

Un uomo, identificato come Esmail Fekri, è stato giustiziato in Iran dopo essere stato condannato per attività di spionaggio a favore del Mossad, mentre ieri altri due presunti agenti dei servizi israeliani sono stati catturati nella provincia di Alborz nel corso di un’operazione nella quale sono stati sequestrati 200 chilogrammi di esplosivo, equipaggiamento per 23 droni, lanciatori e un furgoncino.

Nel caos si susseguono notizie di ogni tipo impossibili da verificare: la propaganda accompagna la guerra e la indirizza. Un giornale di opposizione basato a Londra, Iran International, finanziato anche dai sauditi, dice che Ali Asghar Hejazi, vice capo di gabinetto della Guida Suprema Ali Khamenei, è in trattative con funzionari russi per garantire a se stesso e alla sua famiglia una potenziale uscita dall’Iran, se la situazione dovesse ancora deteriorarsi.

Crepe negli apparati o solo spin montato ad arte? Mosca avrebbe assicurato aiuto, ma di certo per ora c’è solo che evacua i suoi: i cittadini russi verranno portati fuori dall’Iran per via terrestre.

A sera si diffondono nuove indiscrezioni anche sul destino di Khamenei. Sempre Iran International afferma che la Guida Suprema sarebbe stata trasferita, già venerdì, in un bunker sotterraneo a Levizan, a nord-est di Teheran, insieme alla famiglia. La stampa israeliana fa invece filtrare la notizia che Trump abbia messo il veto sulla sua uccisione ma Netanayhu smentisce, in un gioco delle parti che conferma la tentazione del premier di forzare nel sangue un cambio di regime. Daremo una «risposta devastante agli attacchi di Israele», promette il portavoce delle forze militari, Reza Sayyad. È l’esercito ora a parlare della difesa dell’Iran, non i pasdaran.

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