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Trump apre allo zar: “Putin pronto a fare mediatore tra Israele e Iran. Se attaccati, risponderemo”

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Il presidente americano: avremo presto la pace tra Israele e Iran. Netanyahu: nessun veto dagli Stati Uniti per eliminare Khamenei
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WASHINGTON – Vladimir Putin «è pronto. Mi ha chiamato per parlarne. Ne abbiamo discusso a lungo». Così ha detto ieri il presidente Trump alla televisione Abc, procedendo con l’ennesima riabilitazione del capo del Cremlino, mentre preparava le valigie per il G7 in Canada. Resta da capire se intendeva delegare a Mosca l’intera mediazione per fermare la guerra in Iran, da cui la Russia riceve droni e armi per colpire l’Ucraina, oppure se si riferiva al possibile contributo che potrebbe dare ospitando l’arricchimento dell’uranio della Repubblica islamica, o dando rifugio gli eventuali leader del regime di Teheran in fuga, come aveva già fatto con Assad quando la Siria era caduta.

La giornata di ieri è cominciata presto per Trump, con l’ormai abituale comunicazione affidata al suo social Truth. «Avremo presto — ha scritto — la pace tra Israele e l’Iran». Quindi ha aggiunto: «Iran e Israele dovrebbero raggiungere un accordo, e lo faranno, proprio come hanno fatto India e Pakistan. M…

WASHINGTON – Vladimir Putin «è pronto. Mi ha chiamato per parlarne. Ne abbiamo discusso a lungo». Così ha detto ieri il presidente Trump alla televisione Abc, procedendo con l’ennesima riabilitazione del capo del Cremlino, mentre preparava le valigie per il G7 in Canada. Resta da capire se intendeva delegare a Mosca l’intera mediazione per fermare la guerra in Iran, da cui la Russia riceve droni e armi per colpire l’Ucraina, oppure se si riferiva al possibile contributo che potrebbe dare ospitando l’arricchimento dell’uranio della Repubblica islamica, o dando rifugio gli eventuali leader del regime di Teheran in fuga, come aveva già fatto con Assad quando la Siria era caduta.

La giornata di ieri è cominciata presto per Trump, con l’ormai abituale comunicazione affidata al suo social Truth. «Avremo presto — ha scritto — la pace tra Israele e l’Iran». Quindi ha aggiunto: «Iran e Israele dovrebbero raggiungere un accordo, e lo faranno, proprio come hanno fatto India e Pakistan. Molte chiamate e incontri sono in corso ora. Io faccio molto, e non ottengo mai alcun riconoscimento, ma va bene così. La gente capisce». Quindi ha ripetuto lo slogan che lo ha portato alla Casa Bianca: «Rendiamo il Medio Oriente di nuovo grande». Più tardi il presidente ha parlato con Abc: «Al momento gli Usa non sono coinvolti. È possibile che lo siano». Questa frase poteva fare riferimento a due prospettive. La prima è che l’Iran reagisca agli attacchi israeliani mirando su obiettivi americani. Trump ha ammonito così Teheran a non farlo: «Non abbiamo partecipato agli attacchi, ma se verremo colpiti, risponderemo con una forza mai vista prima». La seconda invece è che il premier Netanyahu riesca a trascinarlo nel conflitto, per fornire le bombe anti bunker necessarie a penetrare le strutture sotterranee del programma nucleare degli ayatollah, a partire da Fordow, e magari dare la spallata necessaria a far cadere il regime. Il capo della Casa Bianca è tentato da questa ipotesi, ma è dibattuto perché la base Maga lo ha eletto anche grazie all’impegno di mettere fine all’interventismo americano, e il coinvolgimento in una guerra di larga scala in Medio Oriente andrebbe nella direzione opposta. Non a caso, secondo la Reuters, Trump avrebbe messo il veto al piano proposto dagli israeliani per uccidere la guida suprema della Repubblica islamica Khamenei. «Ci sono così tante false notizie su conversazioni che non sono mai avvenute che non entrerò nei dettagli», ha commentato Netanyahu alla Fox, smentendo il report di Reuters.

L’ex vice Mike Pence ha sconsigliato al presidente di coinvolgere il capo del Cremlino, perché sarebbe come affidare al lupo la sicurezza delle pecore: «Anziché rivolgersi a Putin — ha detto alla Cnn — l’amministrazione dovrebbe cercare consigli su come affrontare la situazione». Si tratta di capire però se Trump vuole delegare a Mosca la mediazione, oppure è aperto ai contributi che potrebbe dare. Già in passato, ad esempio, la Russia aveva ospitato elementi del programma nucleare iraniano, e potrebbe tornare utile se Teheran accettasse di trasferire sul suo territorio l’arricchimento dell’uranio a scopi civili. Girano poi voci che alcuni leader del regime stiano discutendo la possibilità di essere ospitati a Mosca, se fossero costretti a scappare. Secondo il Jerusalem Post, invece, l’Iran avrebbe contattato Oman e Qatar, chiedendo di mediare con gli Stati Uniti perché fermino gli attacchi israeliani e riprendano i colloqui sul nucleare, affidati quindi a Trump, non Putin.

Sullo sfondo della crisi in Medio Oriente, rischia di sparire dall’attenzione del G7 l’Ucraina, che invece avrebbe bisogno di decisioni pratiche urgenti, oltre alle dichiarazioni politiche. Putin, prima dell’Iran, potrebbe essere molto utile mettendo fine alla sua invasione, ma questo resta improbabile, dopo il suo rifiuto del cessate il fuoco proposto da Trump. Nel frattempo però stanno finendo le munizioni e anche i 15 miliardi di dollari stanziati dal Fondo Monetario Internazionale per sostenere Kiev. Bisogna rifinanziare ora, ma serve il via libera di Trump in Canada.

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