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Tra Ucraina e Russia scambio caduti, ma si continua a combattere

(afp)

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Kiev accusa Mosca di avere volutamente complicato il processo di identificazione dei corpi restituendoli gravemente mutilati. La replica: “Non ci ridanno i nostri morti”. L’Austria disponibile a mediare
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Uomini della Croce rossa con tute anti contaminazione raccolgono i sacconi bianchi dei cadaveri dai vagoni refrigerati di un treno, e li spostano sui camion: si torna a casa anche così, dalla guerra che da 40 mesi travolge l’Ucraina. Tornano i caduti, dopo che per giorni sono tornati i prigionieri ragazzini e poi quelli malati e i feriti gravi. Mentre proseguono le offensive militari al fronte; mentre i bombardamenti continuano a schiantare le città e Zelensky vola in Canada per chiedere al G7 nuove sanzioni contro la Russia, il negoziato di Istanbul continua a produrre gli unici risultati concreti in 40 mesi di guerra.

Nel canale diplomatico riaperto proseguono i contatti per estendere ulteriormente gli scambi di prigionieri e caduti. E oggi russi e ucraini hanno completato lo scambio dei caduti con la formula “seimila per seimila”, uno dei capitoli più complessi tra quelli affrontati fino a ora. E’ un tema fortemente sensibile: il presidente Volodymyr Zelensky dice che solo il 15% d…

Uomini della Croce rossa con tute anti contaminazione raccolgono i sacconi bianchi dei cadaveri dai vagoni refrigerati di un treno, e li spostano sui camion: si torna a casa anche così, dalla guerra che da 40 mesi travolge l’Ucraina. Tornano i caduti, dopo che per giorni sono tornati i prigionieri ragazzini e poi quelli malati e i feriti gravi. Mentre proseguono le offensive militari al fronte; mentre i bombardamenti continuano a schiantare le città e Zelensky vola in Canada per chiedere al G7 nuove sanzioni contro la Russia, il negoziato di Istanbul continua a produrre gli unici risultati concreti in 40 mesi di guerra.

Nel canale diplomatico riaperto proseguono i contatti per estendere ulteriormente gli scambi di prigionieri e caduti. E oggi russi e ucraini hanno completato lo scambio dei caduti con la formula “seimila per seimila”, uno dei capitoli più complessi tra quelli affrontati fino a ora. E’ un tema fortemente sensibile: il presidente Volodymyr Zelensky dice che solo il 15% dei caduti restituiti dai russi è già stato identificato.

Consegna dei caduti, disparità di numeri

E c’è un problema di disparità di numeri: con le ultime 1.248 salme rimpatriate ieri, dall’11 giugno i russi hanno restituito 6.060 ucraini caduti e il ministero della Difesa russo dice di avere pronti da rimandare a casa altri 2.239 corpi. Nello stesso periodo, con gli ultimi 51 di ieri gli ucraini hanno invece rimandato in Russia un totale di 78 caduti. La grande disparità sarebbe soprattutto legata all’avanzata russa: conquistando terreno, Mosca può raccogliere nella terra di nessuno i propri caduti insieme a quelli dei nemici molto più di quanto possa fare l’Ucraina arretrando. “Molti corpi provengono da Kursk o Donetsk. Quindi, considerando che ci siamo ritirati, i russi possono semplicemente prendere i loro corpi, mentre noi non potevamo farlo”, spiega a Repubblica Hanna Shelest, direttrice dei programmi di sicurezza di “Ukrainian Prism” e caporedattrice di Ukraine Analytica.

Il Centro di coordinamento ucraino per i prigionieri di guerra è cauto, in attesa dell'identificazione dei corpi: “Dietro ognuno di loro c'è un nome, una vita, una famiglia in attesa di risposte”, dice il ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov spiegando che “oggi si conclude la fase finale del rimpatrio dei soldati caduti. L'ultima in questo formato”. Altri scambi di feriti e caduti erano avvenuti il 9, 10, 12, 14 e 15 giugno. I prigionieri giovanissimi, sotto i 25 anni, e i feriti più gravi tornano con la formula del “tutti per tutti”, un altro frutto degli accordi raggiunti a Istanbul. E’ vero che è uno dei pochissimi capitoli in cui Kiev e Mosca hanno collaborato quasi continuativamente dall’inizio del conflitto; ma i numeri sono esplosi con l’accordo del 2 giugno a Istanbul, ricucendo almeno uno dei pochi incubi delle famiglie che attendono un figlio o un coniuge da riabbracciare, o un corpo sulla cui tomba piangere.

Kiev: “Ci sono stati consegnati anche corpi di soldati russi”

Dall'inizio dell’invasione, l’Ucraina ha riaccolto 15.801 salme: 9.744 nei primi 43 mesi, e tutti gli altri nelle 5 tappe di giugno. Ufficialmente, però, entrambe le parti continuano a lanciarsi pesanti accuse. Kiev accusa la Russia di avere volutamente complicato il processo di identificazione dei corpi restituendoli gravemente mutilati: “Ci sono stati consegnati anche i corpi di soldati russi, mescolati a quelli di ucraini. Potrebbero averlo fatto intenzionalmente, per aumentare il numero di corpi consegnati integrando il tutto con una cinica pressione informativa. O forse è il loro solito atteggiamento negligente. In ogni caso, identificheremo anche questi corpi”, dice su Telegram il ministro dell'Interno ucraino, Igor Klimenko, ricordano il lavoro enorme che c’è dietro ogni rimpatrio: un'autopsia, un esame approfondito da parte di un investigatore, il test del Dna e la verifica di ogni dettaglio.

Ci sono casi, accusa Kiev chiedendo comprensione alle famiglie, in cui “i resti di una stessa persona vengono restituiti in fasi diverse. Comprendiamo il dolore e le aspettative, ma non abbiamo il diritto di sbagliare”. Il 7 giugno, dopo il primo scambio, il capo negoziatore russo a Istanbul, Vladimir Medinsky, ha invece accusato Kiev di boicottaggio per non avere inviato i caduti russi in cambio dei 1.200 inviati da Mosca. Nei giorni successivi la propaganda russa ha accusato Kiev di non averlo fatto per non dover pagare alle famiglie “la compensazione di 15 milioni di grivne, circa 310mila euro, dovuta per ogni soldato caduto”, mentre in caso di soldato “disperso in azione la compensazione può essere dilazionata nel tempo”: un totale, sostengono i russi, di circa due miliardi di euro per lo scambio dei “6.000 per 6.000”. “La nostra intelligence – avverte Shelest – ha spiegato che fino a venerdì 20 ci saranno numerosi input di propaganda da parte dei russi riguardo allo scambio”.

La disponibilità dell’Austria per una mediazione dignitosa

In realtà, entrambi guardano avanti restando appesi al negoziato: “Non ci fermiamo. La prossima tappa è davanti a noi: continuiamo la lotta per il ritorno dei prigionieri”, dice il ministro Umerov. “Ci sono state discussioni sostanziali sui possibili sforzi di mediazione dell’Austria per il rientro dei bambini ucraini deportati dalla Russia, e sulla disponibilità dell’Austria di una mediazione dignitosa per incontri con i russi”, scrive Zelensky dopo l’incontro con il presidente austriaco Alexander Van der Bellen, rilanciando l’idea di un nuovo tavolo. “Al momento non si è parlato di cercare altre possibilità”, dice invece il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, tornando a puntare su Istanbul come sede di una trattativa che, in qualche modo, resta comunque in piedi nonostante la tempesta: “Ho parlato con il ministro della Difesa dei possibili prossimi passi diplomatici e di ciò che deve essere garantito affinché il processo negoziale vada avanti”, diceva d’altronde, solo due giorni fa, lo stesso Zelensky.

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