Dal pensionato alle artiste, chi sono le vittime innocenti della nuova guerra tra Israele e Iran
di Fabio TonacciOgni guerra è una bugia detta al popolo altrui. Colpiremo solo le infrastrutture militari, attaccheremo solo i siti dell’arricchimento nucleare, daremo la caccia solo a comandanti e gerarchi. Non attacchiamo i civili. Le premesse del lancio di un missile sono sempre le stesse e, alla fine, diventano promesse impossibili da mantenere. Un missile non è un pugnale che uccide il bersaglio e solo quello, una bomba può essere di precisione quanto si vuole ma l’onda d’urto è assai imprecisa e caotica: scaraventa, strappa, distrugge, fa crollare, seppellisce. Un razzo è pericoloso anche quando è intercettato, perché i pezzi incandescenti volano sulle case. E le basi, i laboratori, i covi, i centri del potere quasi mai sono in luoghi isolati e deserti.
C’è da dire che l’Iran nemmeno ci prova, a selezionare gli obiettivi: tira sulle città di Israele e su chi le abita, tant’è che le 14 vittime causate dalle ondate di missili balistici del contrattacco di Teheran sono tutte civili, che non h…
Ogni guerra è una bugia detta al popolo altrui. Colpiremo solo le infrastrutture militari, attaccheremo solo i siti dell’arricchimento nucleare, daremo la caccia solo a comandanti e gerarchi. Non attacchiamo i civili. Le premesse del lancio di un missile sono sempre le stesse e, alla fine, diventano promesse impossibili da mantenere. Un missile non è un pugnale che uccide il bersaglio e solo quello, una bomba può essere di precisione quanto si vuole ma l’onda d’urto è assai imprecisa e caotica: scaraventa, strappa, distrugge, fa crollare, seppellisce. Un razzo è pericoloso anche quando è intercettato, perché i pezzi incandescenti volano sulle case. E le basi, i laboratori, i covi, i centri del potere quasi mai sono in luoghi isolati e deserti.
C’è da dire che l’Iran nemmeno ci prova, a selezionare gli obiettivi: tira sulle città di Israele e su chi le abita, tant’è che le 14 vittime causate dalle ondate di missili balistici del contrattacco di Teheran sono tutte civili, che non hanno fatto in tempo ad andare nel rifugio nonostante le sirene dell’allarme anti-aereo si mettano a latrare puntualmente 90 secondi prima dell’impatto previsto. La metà dei morti, tra cui due bambini, sono a Bat Yam, nel quartiere residenziale. In Iran il bilancio umano è trenta volte più grave: finora 224 iraniani uccisi dai caccia di Israele, una parte dei quali sono gli alti vertici dei pasdaran e gli scienziati (14) che dovevano armare il regime con la bomba atomica. I più sono persone comuni, che non godono dei sistemi di difesa che proteggono lo Stato ebraico. Né hanno rifugi dove rintanarsi e sperare che l’esplosione tocchi altrove.
Siamo solo ai primi giorni di un conflitto a distanza che qualcuno si ostina a chiamare operazione militare, ma che ha tutte le caratteristiche di una guerra convenzionale tra due Stati non confinanti, dunque condotta con l’aviazione, i droni e i missili a lunga distanza. Offensiva lanciata da Netanyahu che ha portato la guerra dentro le città di Israele, dove si cominciano a vedere quartieri sventrati, palazzi crollati, macchine rovesciate, corpi recuperati da sotto le macerie. Cioè le scene che, da venti mesi, sono la quotidianità di Gaza.
I morti israeliani
Quattordici, tutte civili, sono le vittime israeliane provocate dalle ondate di missili balistici del contrattacco di Teheran. La metà, tra cui due bambini, si registrano nella città di Bat Yam.
La famiglia araba: l’insegnante e le due figlie, “i fiori più belli” della vita di Raja
«Ho perso i fiori più belli della mia vita», dice Raja Khatib, sopravvissuto al missile iraniano che domenica ha centrato la città di Tamra, in Galilea. I fiori più belli si chiamavano Manar, Hala e Shada: la moglie (43 anni) e le due figlie, di 13 e 20 anni. Quella di Raja è una famiglia araba con cittadinanza israeliana. Manar era un’insegnante. A Tamra da tempo l’amministrazione segnalava la penuria di rifugi anti-bombe. Nell’attacco ha perso la vita anche Manar Diab Khatib, 41 anni, moglie del fratello di Raja.
Yisrael Aloni: il pensionato solo in casa sorpreso in cantina dal missile
Il primo morto israeliano per i missili di Teheran si chiama Yisrael Aloni, 73 anni. È lui il primo ad essere stato identificato tra le tre vittime di Rishon Lezion, a sud di Tel Aviv. Al momento dell’attacco, sabato, era da solo in casa. Si trovava in cantina ma non nella safe room blindata. «Se fosse stato dentro, si sarebbe salvato», racconta il figlio, Eran. «Chi era mio padre? Un uomo buono a cui piaceva aiutare gli altri». Yisrael Aloni, pensionato, è deceduto per le ferite da schegge riportate in tre parti del corpo.
Etti Cohen Engel: la madre di quattro figlie che scherzava sulla sua età
Etti Cohen Engel scherzava sempre sull’età. «Diceva di avere più di 50 anni e meno di 80», ricordano i famigliari. Madre di quattro figlie, è stata uccisa dalla prima risposta missilistica iraniana ai raid di Isarele che si è abbattuta su Tel Aviv, colpendo anche la sua casa di Ramat Gan, a est della città. Ferita gravemente dall’onda d’urto provocata dall’esplosione, Etti Cohen Engel ha resistito qualche ora prima di morire. Aveva 74 anni.
I morti iraniani
Sono 224, in gran parte civili, gli iraniani uccisi dai caccia di Israele. Di questi, 14 sono gli alti vertici dei pasdaran e gli scienziati che dovevano armare il regime con la bomba atomica.
Parnia Abbasi: la poetessa di ventitré anni, “stella estinta” con la sua famiglia
Parnia Abbasi aveva l’abitudine di guardare i dettagli della propria vita da un punto di vista insolito, originale, a volte folle, ma che le permetteva poi di scriverne. «Mi esprimo così», diceva. Parnia Abbasi, 23 anni, poetessa e insegnante di inglese. Uccisa dal raid israeliano che ha colpito la sua casa nel quartiere Sattarkhan, a Teheran. Sono morti suo padre Parviz, maestro in pensione, sua madre Masoumeh, impiegata di banca, suo fratello Pahram. La stella estinta, si intitola il suo poema più noto.
Mansoureh Alikhani: un cupo presagio nell’ultima tela della pittrice pluripremiata
Sull’ultima tela ha dipinto un presagio. Una donna araba che abbraccia due bambini, dietro una città che sembra in fiamme. Mansoureh Alikhani, 59 anni, pittrice e visual artist. Uccisa sabato notte nell’attacco a Teheran. Mansoureh insegnava arte all’Università di Kashan, è stata manager del Centro di Arte della Soora University, organizzava workshop e mostre, vinceva premi in competizioni d’arte, come il prestigioso 1404 Festival Award. Sorrideva tanto, dicono gli amici.
Mehrnoush Haji-Soltani: la giovane assistente di volo che sorrideva anche negli spot
Aveva scelto di vivere sugli aerei, e gli aerei una notte di metà giugno le hanno portato a casa la morte. Mehrnoush Haji-Soltani non aveva neanche trentanni, faceva l’assistente di volo per la compagnia privata iraniana Mahan Airlines. Sui social si trovano diverse foto di Mehrnoush e in tutte ha un sorriso meraviglioso, tanto che la compagnia aerea usava il suo volto per le pubblicità. Uccisa dall’onda d’urto di missile lanciato da un caccia israeliano su Narmak, a Teheran.