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Teheran assediata dal cielo, colpita la televisione di Stato. Netanyahu: “Muoia Khamenei”

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Il premier israeliano: “Totale supremazia aerea”. Nuovi bombardamenti e panico nella capitale. La replica dei pasdaran: “Attaccheremo fino all’alba”. Dall’inizio della guerra 240 morti in tutto il Paese. Secondo alcuni media la Guida suprema sarebbe in un bunker dove “tratta la fuga in Russia”
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ISTANBUL – Teheran trema: scossa, letteralmente fino alle fondamenta, da un’ennesima lunga giornata di bombardamenti, che hanno colpito pure l’edificio di Irib, la tv di Stato controllata dagli ayatollah. Facendo vivere momenti di terrore pure agli iraniani lontano dalla capitale. Un razzo ha infatti centrato la sede dell’emittente radio-televisiva proprio mentre era in onda la nota giornalista velata Sahar Emami. Che andava avanti col suo programma d’informazione nonostante l’attacco missilistico annunciato. «Ecco il suono dell’aggressione» ha detto, sentendo il rombo della bomba. Poi l’intero studio ha oscillato, le luci si sono spente e gli spettatori, attoniti, hanno visto l’ombra della donna allontanarsi in fretta dalla scrivania e dirigersi proprio nella direzione da cui un attimo dopo si è alzato del fumo. Dopo circa un’ora i programmi sono ripresi e lei è tornata in onda: incolume. Di sicuro, l’edificio di quattro piani in quel momento era pieno di giornalisti che lavoravano …

ISTANBUL – Teheran trema: scossa, letteralmente fino alle fondamenta, da un’ennesima lunga giornata di bombardamenti, che hanno colpito pure l’edificio di Irib, la tv di Stato controllata dagli ayatollah. Facendo vivere momenti di terrore pure agli iraniani lontano dalla capitale. Un razzo ha infatti centrato la sede dell’emittente radio-televisiva proprio mentre era in onda la nota giornalista velata Sahar Emami. Che andava avanti col suo programma d’informazione nonostante l’attacco missilistico annunciato. «Ecco il suono dell’aggressione» ha detto, sentendo il rombo della bomba. Poi l’intero studio ha oscillato, le luci si sono spente e gli spettatori, attoniti, hanno visto l’ombra della donna allontanarsi in fretta dalla scrivania e dirigersi proprio nella direzione da cui un attimo dopo si è alzato del fumo. Dopo circa un’ora i programmi sono ripresi e lei è tornata in onda: incolume. Di sicuro, l’edificio di quattro piani in quel momento era pieno di giornalisti che lavoravano all’edizione serale del tg: inizialmente alcuni media hanno parlato di strage, non confermata. Ci sarebbero invece dei feriti. E in serata Teheran ha annunciato che come vendetta avrebbe colpito le tv israeliane, parlando di contrattacco su Israele che sarebbe durato fino all’alba.

L’Idf ha invece giustificato l’attacco alla televisione, piena di civili, sostenendo che l’edificio «è usualmente usato dalle forze armate per attività militari sotto copertura civile». Ricordando di aver comunque «lanciato avvertimenti preventivi». Sì, quelli che in effetti per la prima volta l’esercito — sul modello Gaza — ha diffuso tramite volantini e messaggi telefonici in farsi a chi vive o lavora nel «distretto 3» della capitale iraniana: «Nelle prossime ore colpiremo nell’area. Per la vostra sicurezza vi chiediamo di lasciare subito la zona. Le vostre vite sono a rischio».

Potenti esplosioni si sono dunque susseguite, soprattutto nella parte occidentale della città. Secondo l’agenzia di stampa Fars, a essere colpite sono state soprattutto strutture militari: anche se si parla di almeno un ospedale. Alte nubi di fumo si sono alzate da diversi punti, visibili anche da molto lontano.

Manco a dirlo, nella metropoli — Teheran conta 10 milioni di abitanti, 16 se si comprendono anche i sobborghi — si è rapidamente diffuso il panico. Il governo, infatti, non ha dato istruzioni, né provveduto a indicare rifugi. Così le vie di fuga dalla città si sono rapidamente trasformate in ingorghi senza fine, aggravati pure da file chilometriche per fare rifornimento. Molti, hanno finito per tornare indietro. A migliaia hanno cercato protezione nelle stazioni delle metropolitane.

Fuori città, altri missili hanno distrutto la parte in superficie del centro pilota per l’arricchimento dell’uranio di Natanz: insieme alle sue infrastrutture elettriche. L’area sotterranea è invece rimasta integra, fa sapere l’Aiea, Agenzia internazionale per l’energia atomica: «Ma l’interruzione d’elettricità potrebbe aver danneggiato le centrifughe all’interno». Anche l’altro sito di arricchimento, quello di Fordow, a sud della capitale, è stato preso di mira: ma, anche lì, «non si riscontrano particolari danni», dice sempre l’Aiea.

«Controlliamo i cieli di Teheran: è un importante cambio nella campagna» ha esultato il premier Benjamin Netanyahu visitando la base aerea di Tel Nof: «La nostra è una guerra capillare: colpiamo obiettivi del regime, diversamente dai criminali che colpiscono nostri cittadini, uccidendo donne e bambini». Con buona pace del fatto che le vittime iraniane sono già almeno 250, civili al 90 per cento. Intervistato dall’americana Abc, Bibi poco dopo ha rilanciato pure l’ipotesi di uccidere la Guida suprema iraniana, l’86enne Ali Khamenei: «La sua morte porrebbe fine al conflitto». Un’ipotesi che il ministro degli Esteri Giedoen Saar, interrogato in proposito, non ha «né confermato né smentito». Secondo gli oppositori di Iran International (che sono a Londra e dunque hanno informazioni non verificabili) l’anziano leader è nascosto in un bunker, mentre il suo staff sta freneticamente chiedendo alla Russia un salvacondotto per lui e famiglia. E secondo il Wall Street Journal da Teheran sarebbe arrivata gli Usa una richiesta di trattare.

All’interno del Paese prosegue intanto la caccia agli agenti del Mossad che hanno aiutato ad identificare i target al vertice, colpiti da Israele. Dopo i fermi nella provincia di Aborz, ieri altri due presunti agenti sono stati arrestati a Teheran con 200 chili di esplosivo e 23 droni. Già tre presunte spie sono state giustiziate.

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