Blackout in Spagna, il report del governo: “Non fu cyberattacco ma ragioni multifattoriali”
di Benedetta PerilliNon un cyberattacco ma ragioni "multifattoriali”, che coinvolgono la società di distribuzione nazionale e le imprese di produzione dell’energia elettrica, dietro al grande blackout che il 28 aprile ha lasciato al buio Spagna e Portogallo. Sono queste le conclusioni dell’inchiesta della Commissione governativa incaricata di indagare sulle cause dell'incidente, presentata oggi dal governo spagnolo con un report della ministra per la transizione ecologica e la sfida demografica Sara Aagesen. Dietro l’"apagon” ci sarebbero stati "un fenomeno di sovratensioni, una reazione a catena, disconnessioni di produzione che a loro volta hanno causato nuove disconnessioni”, ha dichiarato la vicepresidente.
L’indagine non ha in alcun modo evidenziato prove che possano far pensare a un attacco informatico anche se, ha spiegato Aagesen, sono emerse diverse “vulnerabilità” che potrebbero esporre la rete a eventuali rischi in futuro.
Con un tempismo che l’opposizione guarda con sospetto – ovvero prima de…
Non un cyberattacco ma ragioni "multifattoriali”, che coinvolgono la società di distribuzione nazionale e le imprese di produzione dell’energia elettrica, dietro al grande blackout che il 28 aprile ha lasciato al buio Spagna e Portogallo. Sono queste le conclusioni dell’inchiesta della Commissione governativa incaricata di indagare sulle cause dell'incidente, presentata oggi dal governo spagnolo con un report della ministra per la transizione ecologica e la sfida demografica Sara Aagesen. Dietro l’"apagon” ci sarebbero stati "un fenomeno di sovratensioni, una reazione a catena, disconnessioni di produzione che a loro volta hanno causato nuove disconnessioni”, ha dichiarato la vicepresidente.
L’indagine non ha in alcun modo evidenziato prove che possano far pensare a un attacco informatico anche se, ha spiegato Aagesen, sono emerse diverse “vulnerabilità” che potrebbero esporre la rete a eventuali rischi in futuro.
Con un tempismo che l’opposizione guarda con sospetto – ovvero prima dei tre mesi che l’esecutivo si era dato come scadenza il 21 maggio e nel pieno della sua crisi più drammatica – il governo Sánchez ha pubblicato i risultati dell’indagine focalizzandosi su tre punti: il sistema non aveva una sufficiente capacità di controllo dinamico della tensione; le oscillazioni elettriche registrate nei minuti precedenti al blackout hanno condizionato il sistema per cui l'operatore ha applicato le misure pertinenti, ma queste hanno a loro volta posto il sistema in una situazione di tensione più elevate e infine alcune disconnessioni di produzione dell’elettricità che hanno contribuito al fenomeno.
L'intera rete elettrica è così arrivata "a un punto di non ritorno", con "reazioni a catena incontrollabili", ha spiegato Aagesen, secondo cui ora il governo è "al lavoro" per applicare nei prossimi giorni misure volte a "evitare che ciò si ripeta": ad esempio, "più supervisione" sull'operato degli agenti del sistema elettrico, miglioramenti delle infrastrutture e maggior capacità di immagazzinare energia.
Il governo spagnolo ha attribuito la responsabilità del grande blackout a Red Eléctrica, il gestore della rete elettrica nazionale, e alle società di produzione elettrica: la prima per non aver programmato correttamente la produzione necessaria per affrontare un episodio di sovratensione, pur essendoci capacità sufficiente; le seconde per non aver assorbito correttamente la potenza reattiva o essersi sono disconnesse indebitamente, peggiorando il problema.
Il governo, nonostante le responsabilità emerse, non ha chiesto dimissioni inclusa quella della presidente di Red Eléctrica, Beatriz Corredor. Infine la prossima settimana, Aagesen incontrerà in Portogallo la ministra dell’Ambiente e dell’energia Maria da Graça Carvalho per spingere sulle interconnessioni elettriche con l’Europa.
Successivamente al grande blackout, la stampa aveva individuato tra le possibili ragioni dell’incidente la grande produzione di energia rinnovabile in Spagna – nel 2024 quasi il 57% è stato prodotto da fonti come l'eolico, l'idroelettrico e il solare e promette di arrivare all’81% entro il 2030 – ma il premier Sánchez aveva smentito.