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Naím: “Serve una trattativa che coinvolga Cina e Russia o la guerra si allargherà”

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Per l’analista siamo “davanti a una crisi grave ed è necessario coinvolgere tutta la comunità internazionale per porre fine a questo conflitto”
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CALGARY – La conversazione politica a Washington oggi è tutta incentrata su cosa riempirebbe il vuoto in Iran, se cadesse il regime, come con l’Iraq di Saddam. Trump è tentato, ma un coinvolgimento degli Usa nel conflitto andrebbe contro tutte le posizioni che ha preso finora e le aspettative dei suoi elettori. In più c’è il rischio che la guerra si allarghi oltre il suo controllo, perciò serve coinvolgere Russia e Cina nel negoziato». L’analisi di Moisés Naím, Distinguished Fellow al Carnegie Endowment for International Peace e consigliere di alcuni presidente Usa, va oltre la crisi iraniana, per esorcizzare lo spettro di una Terza guerra mondiale alle porte.

Cosa accade con l’Iran e perché ora?

«Secondo i critici di Netanyahu, il premier attacca per evitare che la giustizia faccia il suo corso nell’accusa di corruzione. I sostenitori rispondono che è arrivato il momento di fare i conti con l’Iran, perché il regime e i suoi alleati come Hezbollah e Hamas sono molto indeboliti, e Te…

CALGARY – La conversazione politica a Washington oggi è tutta incentrata su cosa riempirebbe il vuoto in Iran, se cadesse il regime, come con l’Iraq di Saddam. Trump è tentato, ma un coinvolgimento degli Usa nel conflitto andrebbe contro tutte le posizioni che ha preso finora e le aspettative dei suoi elettori. In più c’è il rischio che la guerra si allarghi oltre il suo controllo, perciò serve coinvolgere Russia e Cina nel negoziato». L’analisi di Moisés Naím, Distinguished Fellow al Carnegie Endowment for International Peace e consigliere di alcuni presidente Usa, va oltre la crisi iraniana, per esorcizzare lo spettro di una Terza guerra mondiale alle porte.

Cosa accade con l’Iran e perché ora?

«Secondo i critici di Netanyahu, il premier attacca per evitare che la giustizia faccia il suo corso nell’accusa di corruzione. I sostenitori rispondono che è arrivato il momento di fare i conti con l’Iran, perché il regime e i suoi alleati come Hezbollah e Hamas sono molto indeboliti, e Teheran correva verso l’atomica senza restrizioni».

Netanyahu ha detto che deve neutralizzare una minaccia esistenziale contro Israele: si riferiva alla distruzione del programma nucleare o al cambio di regime?

«Ha cominciato col primo obiettivo. Non c’è dubbio che chiunque sia alla guida di Israele debba preoccuparsi dei mullah iraniani con l’atomica. La grande paura era una reazione massiccia di Teheran, che però finora non c’è stata».

Cosa dovrebbe fare Trump?

«Fermare la guerra. Non solo in Iran, ma anche Gaza e Ucraina».

Ma si rifiuta di firmare la dichiarazione del G7.

«Serve la pressione compatta della comunità internazionale. La speranza è che il premier canadese Carney, che ha ottimi rapporti con tutti, riesca a mediare».

È realistica la prospettiva di riprendere il negoziato?

«È necessaria».

Israele punta a coinvolgere gli Usa nel conflitto?

«È quello che molti vogliono, anche a Washington. Però non puoi negoziare mentre punti alla distruzione del tuo interlocutore».

Trump potrebbe farsi tentare dal cambio di regime?

«La conversazione a Washington è tornata sul vuoto che si crea quando cade un regime, come in Iraq con Saddam, e cosa lo riempie. Non è certo se il potere che potrebbe rimpiazzare la teocrazia iraniana sarebbe migliore e più conveniente per gli Usa».

Il rischio sarebbe ripetere il caos iracheno?

«Queste operazioni hanno sempre una dinamica propria con sorprese imprevedibili. Poi non bisogna dimenticare che l’Iran è un grande produttore di petrolio con una localizzazione geopolitica importante. Un cambio di regime avrebbe ripercussioni mondiali significative».

Ma sarebbe auspicabile?

«Lo scopriremmo solo strada facendo».

Che risposta si aspetta dall’Iran?

«Finora è stata più debole di quanto si temesse. Credo che gli israeliani vedano l’opportunità di incrementare l’offensiva, a meno di pressioni dei leader mondiali».

Trump ha detto che Putin potrebbe mediare.

«È una crisi globale, bisogna coinvolgere tutti».

La Russia potrebbe ospitare l’uranio arricchito iraniano?

«È un importante dettaglio tecnico di cui si parla da tempo».

La Cina compra petrolio dall’Iran e lo aiuta con le sanzioni.

«Esatto, perciò è necessario coinvolgerla. È uno schema che deve includere tutti i protagonisti».

Gli Usa dovrebbero dare a Israele le bombe per distruggere le strutture sotterranee di Fordow?

«Usarle direttamente vorrebbe dire entrare in guerra con l’Iran».

Ma Trump ha accennato al possibile coinvolgimento Usa.

«Lui ripete in ogni occasione di essere il presidente che finisce le guerre, non le inizia. Non vuole mandare soldati e tecnologia americana in giro per il mondo a combattere».

Questo vuole anche la sua base elettorale?

«Esatto, e facendo la guerra la deluderebbe. Inoltre questa base si sta corrodendo, perché gli ispanici si stanno allontanando da lui a causa delle retate contro gli immigrati».

Ciò indebolisce il governo?

«Gli occhi sono puntati sulle elezioni midterm 2026. Saranno il banco di prova dell’amministrazione e un conflitto in Medio Oriente non aiuterebbe Trump».

Se gli Usa intervengono si rischia la Terza guerra mondiale?

«La crisi in Iran è grave, ma non sufficiente a provocarla. Perché scoppi devono intervenire Cina e Russia. Perciò, per evitarla, è necessario coinvolgerle nel concerto internazionale».

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