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Gaza, l’Idf uccide 59 palestinesi in fila per il cibo a Khan Younis

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Anche altre 14 persone sono morte in attacchi nella Striscia. Msf: “Ogni giorno entrano solo poche decine di tir di aiuti”
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Mentre gli occhi del mondo guardano lassù, verso i cieli di Teheran e Tel Aviv, laggiù si continua a morire ogni giorno in modo disumano. Laggiù è l’inferno di Gaza, dove ieri i tank israeliani hanno aperto il fuoco non contro i terroristi di Hamas, ma contro una folla di disperati palestinesi che era in fila per la distribuzione del cibo a Khan Younis, in una Striscia in cui da mesi i valichi sono stati chiusi, e da tre settimane aperti in modo limitato, dagli israeliani. Non è la prima strage di questo tipo, ma è una delle più sanguinose, come si osserva anche nei filmati: almeno 59 persone sono morte, oltre 200 sono i feriti, e l’esercito ha ammesso di aver lanciato due proiettili per disperdere le migliaia di persone affamate ammassate in fila.

La versione è stata confermata anche da testimoni ascoltati dalla Reuters, come Alaa, che dall’ospedale Nasser – dove i feriti sono stati trasportati in auto, risciò e carretti trainati da asini – ha detto: «Queste persone vengono fatte a …

Mentre gli occhi del mondo guardano lassù, verso i cieli di Teheran e Tel Aviv, laggiù si continua a morire ogni giorno in modo disumano. Laggiù è l’inferno di Gaza, dove ieri i tank israeliani hanno aperto il fuoco non contro i terroristi di Hamas, ma contro una folla di disperati palestinesi che era in fila per la distribuzione del cibo a Khan Younis, in una Striscia in cui da mesi i valichi sono stati chiusi, e da tre settimane aperti in modo limitato, dagli israeliani. Non è la prima strage di questo tipo, ma è una delle più sanguinose, come si osserva anche nei filmati: almeno 59 persone sono morte, oltre 200 sono i feriti, e l’esercito ha ammesso di aver lanciato due proiettili per disperdere le migliaia di persone affamate ammassate in fila.

La versione è stata confermata anche da testimoni ascoltati dalla Reuters, come Alaa, che dall’ospedale Nasser – dove i feriti sono stati trasportati in auto, risciò e carretti trainati da asini – ha detto: «Queste persone vengono fatte a pezzi mentre cercano di prendere la farina per nutrire i propri figli» (In occasione delle distribuzioni di aiuti hanno perso la vita 397 palestinesi e oltre 3.031 sono rimasti feriti).

Sempre ieri, in altre parti della Striscia, Israele ha ucciso 14 persone. Perché la guerra continua, nonostante tutta l’attenzione sia sulla guerra con Teheran, anzitutto l’attenzione del governo israeliano, come ha lamentato il Forum dei familiari degli ostaggi nelle mani di Hamas. L’Idf ha anche riferito di aver sigillato con il cemento un’importante infrastruttura sotterranea di Hamas vicino all’Ospedale Europeo di Khan Younis, dove era stato trovato il corpo del suo capo, Mohammed Sinwar.

«Oggi qui sono tre le emergenze – ci dice in videocollegamento da Gaza City Angelo Rusconi, 54enne comasco, capo progetto di Medici senza frontiere nella Striscia: «I missili, il cibo e i medicinali. Se prima della guerra entravano 500-600 camion di aiuti al giorno, ora siamo tra i 20 e i 60. Ci sono migliaia di camion – e centinaia sono di Msf – che sono fermi da settimane alla frontiera, Israele non li fa entrare e il cibo rischia di rovinarsi. Un sistema bestiale, un crimine contro l’umanità. Israele usa la fame come arma di guerra. E così i prezzi schizzano alle stelle. Un chilo di zucchero è passato da 1 a 57 dollari, la farina a 20 dollari. La carne non esiste più, qui si diventa vegani per forza. Di verdura ce ne è pochissima, perché si coltivava soprattutto nel nord, che oggi è inaccessibile – d’altronde nella Striscia si vive ormai solo nel 19% del territorio. Qui nel quartiere c’era una pizzeria ma ha dovuto chiudere. Ed è meglio non farsi venire voglia di Nutella, perché un vasetto costa 150 dollari. La gestione dell’organizzazione americana Ghf è fallimentare. So di cosa parlo, avendo avuto esperienze a Haiti e in Liberia. Certi giorni si diffondono voci di distribuzioni e c’è gente che, come il marito di una collega, corre dall’altra parte della Striscia e si fa inutilmente otto ore di attesa. Vi stupite se alla fine c’è chi assalta i centri di distribuzione? Lei ha figli? Cosa farebbe se, dopo aver perso la casa, dopo esser stato costretto a cinque o sei evacuazioni da una città all’altra, da una tenda all’altra, non avesse più di che far mangiare i suoi bambini?».

E se per tre giorni c’è stato anche un blackout («L’Idf aveva tagliato dei cavi, non si sa perché»), anche la situazione sanitaria e igienica è tragica: «Nella nostra clinica arrivano bambini malnutriti, persone che non mangiano da tre o quattro giorni. E non c’è più acqua, che ci costa una follia ed è sempre più necessaria con l’inizio dell’estate. Una madre che abitava in un appartamento di 180 metri quadri e che da 22 mesi vive con i quattro figli in una tenda. ‘Non so più che cosa è una doccia’, mi ha detto, raccontandomi che si lavano, raramente, grazie a una bacinella».

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