LONDRA – Londra si trova in una posizione molto scomoda in vista del possibile attacco militare americano in Iran, insieme a Israele. Il Regno Unito è rimasto già scottato dalla fallimentare esperienza in Iraq dal 2003, quando Tony Blair ruppe con l’Europa e seguì George W. Bush, nella catastrofica seconda guerra post Undici Settembre.
Oggi, il dilemma è simile. Negli ambienti militari britannici, si percepisce ancora una speranza. Ossia, che ci sia ancora spazio per evitare un coinvolgimento militare diretto degli Stati Uniti. Apprendiamo che a Whitehall considerano la strategia americana in Iran, e ovviamente anche quella israeliana, come quella di una “pace attiva”. Ovvero, se Israele avesse davvero voluto una guerra totale contro Teheran, avrebbe già eliminato la guida suprema Khamenei e anche le principali infrastrutture del Paese.
Un’altra convinzione che si percepisce nei palazzi che contano a Londra, è che il potenziale militare dell’Iran sia sopravvalutato. Nonostante …
LONDRA – Londra si trova in una posizione molto scomoda in vista del possibile attacco militare americano in Iran, insieme a Israele. Il Regno Unito è rimasto già scottato dalla fallimentare esperienza in Iraq dal 2003, quando Tony Blair ruppe con l’Europa e seguì George W. Bush, nella catastrofica seconda guerra post Undici Settembre.
Oggi, il dilemma è simile. Negli ambienti militari britannici, si percepisce ancora una speranza. Ossia, che ci sia ancora spazio per evitare un coinvolgimento militare diretto degli Stati Uniti. Apprendiamo che a Whitehall considerano la strategia americana in Iran, e ovviamente anche quella israeliana, come quella di una “pace attiva”. Ovvero, se Israele avesse davvero voluto una guerra totale contro Teheran, avrebbe già eliminato la guida suprema Khamenei e anche le principali infrastrutture del Paese.
Un’altra convinzione che si percepisce nei palazzi che contano a Londra, è che il potenziale militare dell’Iran sia sopravvalutato. Nonostante l’attacco di stamattina all’ospedale Soroka, la reazione di Teheran è stata complessivamente contenuta, come accaduto con Hezbollah in Libano. Dove Israele ha spazzato via i suoi nemici senza subire reazioni o attacchi significativi. Insomma, l’operazione di Israele in Iran somiglia molto a quella del Libano contro Hezbollah, anche se sinora la “guida suprema” è stata risparmiata.
In ogni caso, il governo di Keir Starmer potrebbe presto ritrovarsi di fronte a un bivio. Londra sinora afferma di non sostenere militarmente l’attacco di Israele in Iran, e oggi il primo ministro britannico ha ripetuto chiaramente che “la soluzione migliore è quella diplomatica”. Ma si sta preparando comunque a possibili rappresaglie di Teheran e dei suoi alleati, vedi i jet schierati nella base della RAF a Cipro, Akrotiri. Anche se sinora, si apprende che l’allerta a Whitehall per attacchi di Iran e accoliti non sia alta.
Politicamente, a Londra si sta cercando disperatamente di evitare una escalation nell’area. Per questo oggi il ministro degli Esteri britannico David Lammy è volato a Washington per incontrare il segretario di Stato americano Marco Rubio. Nel frattempo, il Foreign Office sta cercando di organizzare per domani a Ginevra un summit con i capi delle diplomazie di Parigi e Berlino insieme al ministro degli Esteri iraniano Araghchi. Il quale, dopo aver rifiutato di incontrare l’inviato di Trump Steve Witkoff perché “siamo sotto le bombe di Israele”, non ha ancora risposto all’invito degli europei, come spiega il Guardian.
Ma se tutti questi sforzi saranno vani, allora Starmer dovrà prendere decisioni capitali. Washington potrebbe (ma non è l’unica ipotesi) utilizzare la base militare di Diego Garcia, sulle isole Chagos appena ripromesse da Londra a Mauritius in un controverso accordo, per lanciare i suoi super bombardieri B2 e annichilire le strutture atomiche iraniane. Diego Garcia viene utilizzata in massima parte dagli americani, ma è un territorio (ancora) britannico e quindi serve l’ok formale di Londra. Lo stesso per la base di Akrotiri, a Cipro. Per un ex uomo di legge come Starmer non sarà una mossa automatica. Anche perché, come scrive il Telegraph oggi, l’attorney general Lord Hermes (ossia il massimo rappresentante legale dell’esecutivo britannico) ha fatto notare al primo ministro che così si potrebbe infrangere la legge internazionale.
A Londra, persone ben informate pensano che il Regno Unito non potrà tirarsi indietro e lasciare gli americani da soli, qualora Trump decida di lanciare un attacco diretto all’Iran. Anche perché Starmer tiene moltissimo alla “special relationship” transatlantica, vitale per il futuro del Regno e dell’Europa, secondo il primo ministro. Lo scenario più plausibile, a quel punto, sarebbe quello di un sostegno logistico britannico alle forze americane, e anche israeliane, ma senza andare oltre. A meno che Londra non venga colpita direttamente da Teheran, in una guerra che a quel punto si allargherebbe paurosamente.