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Nastya, la bambina ucraina in cura per leucemia in Israele uccisa dai missili iraniani

L'attacco su Bat Yam (agf)

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Aveva 7 anni e aveva lasciato l’Ucraina con sua madre, sua nonna e due cugini per curarsi a Tel Aviv. Suo padre, al fronte, raccoglieva fondi. La famiglia è morta nel raid iraniano su un palazzo di Bat Yam
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La guerra che la piccola Nastya aveva lasciato in Ucraina l’ha raggiunta in Israele, dove la mamma l’aveva accompagnata per provare a salvarle la vita. Aveva 7 anni, e da quasi tre combatteva contro una forma gravissima di tumore del sangue. Il missile iraniano che il 14 giugno ha distrutto un palazzo di Bat Yam, appena a sud di Tel Aviv, ha sterminato tutta la sua famiglia: insieme a lei sono morti la mamma, la nonna e i due cuginetti di 7 e 9 anni. Si è salvato solo papà Artem, che da tre anni - mentre raccoglieva fondi perché la sua bimba malata potesse essere operata e curata in Israele - combatte contro i russi nel Donbass.

E’ una storia che toglie il respiro quella che emerge da Bat Yam, ora che si diffondono i dettagli e si ricostruiscono i volti e le storie. La famiglia Burik veniva da Mykolaiv, la cittadina del Sud ucraino che i russi hanno messo e ferro e fuoco e hanno lasciato a lungo completamente priva di acqua ed energia elettrica. Come centinaia di migliaia di ucraini,…

La guerra che la piccola Nastya aveva lasciato in Ucraina l’ha raggiunta in Israele, dove la mamma l’aveva accompagnata per provare a salvarle la vita. Aveva 7 anni, e da quasi tre combatteva contro una forma gravissima di tumore del sangue. Il missile iraniano che il 14 giugno ha distrutto un palazzo di Bat Yam, appena a sud di Tel Aviv, ha sterminato tutta la sua famiglia: insieme a lei sono morti la mamma, la nonna e i due cuginetti di 7 e 9 anni. Si è salvato solo papà Artem, che da tre anni - mentre raccoglieva fondi perché la sua bimba malata potesse essere operata e curata in Israele - combatte contro i russi nel Donbass.

E’ una storia che toglie il respiro quella che emerge da Bat Yam, ora che si diffondono i dettagli e si ricostruiscono i volti e le storie. La famiglia Burik veniva da Mykolaiv, la cittadina del Sud ucraino che i russi hanno messo e ferro e fuoco e hanno lasciato a lungo completamente priva di acqua ed energia elettrica. Come centinaia di migliaia di ucraini, anche papà Artem era partito per la guerra: combatteva già da qualche mese nella 95ª brigata d'assalto aviotrasportata quando, ad agosto del 2022, sulla sua famiglia franò la diagnosi devastante per Nastya: leucemia linfoblastica acuta. “Il 29 agosto ci hanno dato una notizia terribile: 'Sua figlia ha il cancro'. Da quel giorno vivo in una realtà parallela, dove la cosa principale è salvarla. Respirare. Non arrendersi”, scrisse sui social la mamma, Maria Peshkureva, raccontando questa nuova battaglia che la sua famiglia aveva iniziato a combattere, chiedendo aiuto per raccogliere i fondi per le cure.

La loro storia aveva già commosso migliaia di ucraini: all’inizio del 2023 era finita sui giornali grazie ai commilitoni del papà: “Facciamo appello a chi può aiutare anche con una grivna. La figlia di nostro fratello, Nastya Burik di 5 anni, si è ammalata gravemente. Artem, in servizio nella nostra brigata da marzo 2022, ora sta difendendo il nostro Paese vicino a Maryanka, nella regione di Donetsk, e sua figlia è stata portata alla clinica israeliana Ichilov per le cure. È già stata operata, ma sono previsti un altro intervento e un ulteriore trattamento in futuro”.

Era una battaglia difficilissima, quella che Nastya combatteva in Israele insieme alla mamma; e proprio per aiutarla e sostenerla erano poi arrivati anche nonna Elena, che aveva 60 anni, e i due cuginetti, Ilya di 7 anni e Konstantin di 9. La diagnosi che era arrivata il 29 agosto del 2022 era stata “un fulmine al ciel sereno”, scriveva la mamma. Avevano iniziato le cure in Ucraina, un primo ciclo di terapie aveva migliorato le cose ma la situazione era tornata presto a peggiorare, la malattia era riapparsa e occorrevano operazioni chirurgiche e trattamenti molto difficili e dolorosi che non si potevano affrontare in un Paese in guerra. Per questo a novembre del 2022 Nastya e la mamma partirono per Israele, dove però avrebbero dovuto pagare le cure a loro spese.

Fondazioni umanitarie contribuirono a raccogliere i fondi, e anche papà Artem dal fronte faceva il possibile: servivano trecentomila dollari, secondo la campagna che avevano lanciato. “Non sempre i soldi erano sufficienti: una volta madre e figlia erano state addirittura dimesse forzatamente dall'ospedale”, raccontano oggi i media ucraini. Nastya comunque fu sottoposta a un trapianto di midollo osseo: sia la preparazione che l’operazione in sé sono molto dolorose, ma l’incubo per Nastya e la sua famiglia non era finito lì. La malattia è tornata, il trapianto non aveva dato buon esito: “Sì, siamo di nuovo sull'orlo del baratro”, scriveva la mamma sui social.

Serviva una nuova terapia, che i medici avevano suggerito avvertendo però che fosse molto rischiosa: avrebbe potuto suscitare una reazione allergica pericolosa. "Corriamo dei rischi, ma se non lo facciamo la malattia può vincere. Ho paura, ma scelgo la speranza”, scriveva la mamma il 13 aprile. E’ allora, per dare alla bimba tutto il supporto possibile, che sono volati in Israele anche nonna Elena e i cuginetti, che avevano cominciato ad andare a scuola in Israele mentre la nonna era impegnata a raccogliere fondi e la mamma litigava sui social con gli odiatori seriali: le dicevano che non sarebbe riuscita a salvarla, insinuando dubbi sulla campagna di raccolta fondi a cui partecipava dal fronte anche Artem. In un video lui faceva il cuore con le dita per la sua bimba lontana, temendo di non riuscire a rivederla; e lei faceva altrettanto per il papà, temendo che una bomba glielo portasse via.

Nella casa di Bat Yam devastata dal missile iraniano, i soccorritori hanno trovato i corpi senza vita di Nastya ed Elena, di Ilya e Konstantin. Di mamma Maria non si è trovato più nulla.

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