Dalla Svizzera all’Australia, i Paesi più sicuri in caso di un attacco nucleare
di Enrico FranceschiniLONDRA – Le minacce di Putin di usare un’arma nucleare tattica contro l’Ucraina o i Paesi della Nato che la sostengono. La breve guerra nel Kashmir tra due nazioni dotate di armi atomiche: India e Pakistan. E ora l’attacco di Israele, che pur senza ammetterlo avrebbe decine di testate nucleari, all’Iran, per impedire che possa dotarsene il regime degli ayatollah, il cui fine più volte dichiarato è distruggere “l’entità sionista”. L’incubo di una terza guerra mondiale, a colpi di missili nucleari, sembrava finito con il crollo del muro di Berlino e la conclusione della guerra fredda, ma negli ultimi tre anni è tornato ad affacciarsi alle cronache. Inducendo giornali, siti e social media, oltre a governi e servizi segreti, a discutere chi, dove e come potrebbe meglio sopravvivere a un conflitto del genere.
Nascondersi sottoterra
Il mese scorso il Daily Telegraph ha riportato la notizia che le compagnie aeree stanno sottoscrivendo “speciali polizze assicurative” per continuare i lor…
LONDRA – Le minacce di Putin di usare un’arma nucleare tattica contro l’Ucraina o i Paesi della Nato che la sostengono. La breve guerra nel Kashmir tra due nazioni dotate di armi atomiche: India e Pakistan. E ora l’attacco di Israele, che pur senza ammetterlo avrebbe decine di testate nucleari, all’Iran, per impedire che possa dotarsene il regime degli ayatollah, il cui fine più volte dichiarato è distruggere “l’entità sionista”. L’incubo di una terza guerra mondiale, a colpi di missili nucleari, sembrava finito con il crollo del muro di Berlino e la conclusione della guerra fredda, ma negli ultimi tre anni è tornato ad affacciarsi alle cronache. Inducendo giornali, siti e social media, oltre a governi e servizi segreti, a discutere chi, dove e come potrebbe meglio sopravvivere a un conflitto del genere.
Nascondersi sottoterra
Il mese scorso il Daily Telegraph ha riportato la notizia che le compagnie aeree stanno sottoscrivendo “speciali polizze assicurative” per continuare i loro voli nell’eventualità di una guerra nucleare circoscritta a una regione dell’Europa o dell’Estremo Oriente: se ne starebbe occupando Gallagher, la maggiore società di assicurazioni internazionale nel campo dell’aviazione commerciale.
Ma se qualcuno si preoccupa di continuare a volare, nonostante i rischi, mentre il cielo è attraversato da missili balistici, per la gran parte dell’umanità la preoccupazione principale è dove meglio proteggersi con i piedi per terra dall’impatto di una guerra nucleare. Uno studio della rivista scientifica Physics of Fluids, riportato dal settimanale americano Newsweek, consiglia di stare lontani da finestre o porte, cercando rifugio possibilmente in cantine o sotterranei, al limite nelle gallerie della metropolitana. Suggerimenti che per la verità rammentano le esercitazioni degli scolaretti americani negli anni Sessanta, per ripararsi sotto il banco in caso di un’esplosione atomica. Nascondersi sottoterra può limitare l’impatto iniziale di una bomba, ma non certo le radiazioni e le altre devastanti conseguenze quando si esce allo scoperto.
Cornovaglia meglio di Londra
Nel 2022 il Daily Express, pubblicò una mappa delle regioni del Regno Unito meno a rischio di essere colpite in caso di guerra nucleare: in cima alla lista c’erano la Cornovaglia e Folkestone, vicino alla costa della Manica. In generale, affermava il quotidiano britannico citando dati ufficiosi, i luoghi più sicuri sarebbero lontani dalle città, in particolare da Londra: un obiettivo che lo stesso Putin ha indicato lo scorso anno all’apice delle tensioni per la guerra in Ucraina. Anche questo è ovvio, perché notoriamente, in uno scambio di colpi nucleari, i centri più grandi e popolosi sono bersagli designati. Ma neppure la Scozia, meno popolata e più selvaggia, è al sicuro, perché ospita la base dei sottomarini pronti a lanciare missili atomici: un evidente obiettivo anche quello, se scoppiasse una guerra nucleare.
Ombrello francese e ombrello Nato
Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto recentemente che il suo Paese, l’unico in possesso di armi nucleari nell’Unione Europea, sta considerando l’ipotesi di offrire un “ombrello atomico” anche agli altri membri della Ue, specie nel caso in cui gli Stati Uniti ritirassero le proprie forze nucleari dall’Europa, una possibilità da non escludere mentre alla Casa Bianca c’è un presidente come Donald Trump a cui l’Europa piace poco. La Francia, con le sue 300 testate atomiche, parla di un accordo di difesa con la Gran Bretagna, che ne ha 250: totale 550. Non sono poche, ma la Russia ne ha 5889. “L’ombrello della Nato”, come lo chiamò l’allora segretario del Pci Enrico Berlinguer in una celebre intervista (dicendo di sentirsi più sicuro sotto di esso, piuttosto che restandone fuori), è più largo grazie a un numero imprecisato di missili nucleari americani, circa 100 (su un totale di 5244) secondo alcune indiscrezioni, suddivisi fra Germania, Italia, Olanda, Belgio e Turchia (nel nostro Paese sono nelle basi di Aviano, in Friuli, e di Ghedi, vicino a Brescia).
Largo o stretto che sia, l’ombrello nucleare può proteggere ma può anche attirare i missili nemici, appunto per distruggerlo in un ipotetico “first strike”, prima che possa entrare in funzione. E in Europa, come ha dimostrato l’incidente del 1986 alla centrale nucleare sovietica di Chernobyl, in Ucraina, il vento è in grado di fare viaggiare le radiazioni per migliaia di chilometri: anche lontano dalle città e dalle basi nucleari degli stati che le posseggono, dunque, non si è veramente protetti dalle conseguenze a breve, medio e lungo termine di una guerra atomica.
Svizzera e Islanda
E allora, quali sono le parti del globo veramente al sicuro? Uno dei Paesi europei che si dice sia meglio organizzato per sopravvivere a un’eventuale ecatombe nucleare è la Svizzera, dove c’è un rifugio antiatomico praticamente per ogni abitante: bunker nascosti dentro le montagne che ricoprono gran parte della confederazione elvetica e provvisti di rifornimenti sufficienti ad andare avanti per lungo tempo, sperando che nel frattempo gli effetti delle radiazioni scompaiano o diminuiscano.
Un altro è l’Islanda, per varie ragioni: è in una zona remota dell’Atlantico, a metà strada fra Europa e America; è grande come l’Italia settentrionale ma con una popolazione di appena 300 mila persone; e grazie alle sue risorse geotermiche non resterebbe privo di energia nemmeno nel peggiore degli scenari.
Australia, Artico e Antartico
Per la lontananza dal resto del pianeta, anche Australia e Nuova Zelanda vengono comunemente citate come regioni con maggiori chances di sopravvivenza a una guerra nucleare: seppure facciano entrambe parte dei Five Eyes (Cinque Occhi), l’alleanza tra i servizi segreti dei Paesi di lingua inglese (gli altri sono Usa, Regno Unito e Canada). In un conflitto nucleare, Russia o Cina (che ha quasi 1000 testate atomiche e continua ad aumentare rapidamente il proprio arsenale) potrebbero giudicare necessario “accecare” anche gli occhi dell’intelligence australiana e neozelandese.
In America, gli stati considerati più a rischio sono quelli del mid-West, dove sono basate la maggior parte delle armi nucleari: Oregon e stato di Washington, lungo la costa del Pacifico, sono giudicati relativamente meno a rischio. In maniera simile, l’immenso e in gran parte disabitato Canada, con una popolazione di soltanto 30 milioni di persone, potrebbe sperare di sopravvivere a una guerra atomica. E un rapporto del 2016 sul Guardian citava pure Artico e Antartico come luoghi dove la vita potrebbe continuare anche dopo un conflitto nucleare nel resto del mondo: ma al Polo Nord e al Polo Sud non è facile vivere nemmeno senza la guerra, non molti sarebbero capaci di adattarsi.
La profezia di Einstein
Per concludere il conto del club delle potenze nucleari, India e Pakistan hanno pressappoco un centinaio di testate atomiche ciascuno, si stima che Israele ne abbia 90 e la Corea del Nord 50. Naturalmente un conto sarebbe una guerra nucleare limitata e un altro una terza guerra mondiale nucleare. Le uniche due bombe atomiche mai sganciate su una popolazione, quelle di Hiroshima e Nagasaki che misero fine alla Seconda guerra mondiale costringendo l’Impero del Sol Levante alla resa, fecero 250 mila morti, con conseguenze per milioni di persone, ma non distrussero il Giappone. Nell’ipotesi di una guerra totale nucleare, viceversa, vale la nota massima di Albert Einstein: “Non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma so che la quarta si farà con pietre e bastoni”.