✕

Messico, l’avvocata di El Chapo diventa giudice nel Chihuaha

Silvia Delgado (reuters) 

Ascolta l'audio

Silvia Delgado ha difeso il signore della droga nel maxi-processo tra il 2016 e il 2017. Ora ha trionfato nelle controverse elezioni giudiziarie dirette, ma ci sono ombre sul possibile legame con il cartello di Sinaloa
1 minuti di lettura

Dopo quasi tre settimane le controversie sulle prime elezioni dirette dei giudici in Messico non accennano a fermarsi, mentre arrivano gli ultimi risultati dallo spoglio, con l’86% dei seggi scrutinati: tra i giudici eletti c’è anche Silvia Delgado, membro del pool di avvocati che tra il 2016 e il 2017 ha difeso Joaquin “El Chapo” Guzmán, il boss del cartello di Sinaloa che dal 2019 sta scontando l’ergastolo in un carcere di massima sicurezza in Colorado.

Delgado, 51 anni, è stata eletta nello Stato di Chihuaha, al confine con gli Stati Uniti, uno dei luoghi sotto l’influenza dei narcos. Il sospetto, che arriva dalle accuse dell’associazione per i diritti umani Defensorxs, è che sia ancora legata ai successori di El Chapo. “Per chi ha lavorat…

Dopo quasi tre settimane le controversie sulle prime elezioni dirette dei giudici in Messico non accennano a fermarsi, mentre arrivano gli ultimi risultati dallo spoglio, con l’86% dei seggi scrutinati: tra i giudici eletti c’è anche Silvia Delgado, membro del pool di avvocati che tra il 2016 e il 2017 ha difeso Joaquin “El Chapo” Guzmán, il boss del cartello di Sinaloa che dal 2019 sta scontando l’ergastolo in un carcere di massima sicurezza in Colorado.

Delgado, 51 anni, è stata eletta nello Stato di Chihuaha, al confine con gli Stati Uniti, uno dei luoghi sotto l’influenza dei narcos. Il sospetto, che arriva dalle accuse dell’associazione per i diritti umani Defensorxs, è che sia ancora legata ai successori di El Chapo. “Per chi ha lavorato con il cartello è molto difficile uscirne, anche se era solo come avvocato”, dice Miguel Alfonso Meza, direttore di Defensorxs. Delgado dal canto suo ha sempre dichiarato di aver semplicemente svolto il proprio lavoro, garantendo il diritto alla difesa a un essere umano. “Come potete provare che sono stata pagata con soldi provenienti dal narcotraffico? Ho ricevuto un pagamento che era uguale a qualsiasi altro pagamento mensile. Non sono sua figlia o sua sorella, sono una professionista” ha detto durante la sua campagna. Non ci sono comunque indagini sui legami dell’avvocata con il cartello.

La possibilità che venissero eletti giudici troppo legati alla politica o alla criminalità era tra le critiche mosse alla legge promossa l’anno scorso da “Morena” (Movimento di rigenerazione nazionale), considerata un pericolo per la democrazia e la divisione dei poteri. Il partito della presidente Claudia Sheinbaum, forte di una maggioranza schiacciante, ha varato la riforma del sistema giudiziario che stabilisce la votazione diretta di tutti i giudici, dalla Corte Suprema ai magistrati locali. L’obiettivo era ridurre la corruzione e il nepotismo, in un Paese dove il 90% degli omicidi resta impunito. L’opposizione ha invitato al boicottaggio e l’affluenza è arrivata solo al 13%, la più bassa di sempre. Sheinbaum ha comunque dichiarato che le elezioni sono stato “un completo successo”.

L’infiltrazione del cartello alle più alte cariche dello Stato non sarebbe una novità: durante il processo di El Chapo, un testimone ha dichiarato che persino Enrique Peña Nieto, presidente messicano dal 2012 al 2018, era sul libro paga dei narcos. Sotto il controllo di Guzmán, il cartello di Sinaloa ha portato più droga negli Stati Uniti di chiunque altro nella storia, e rimane uno dei principali attori del traffico internazionale nonostante l’arresto del vecchio boss e poi, nel 2023, di suo figlio Ovidio Guzmán López, entrambi estradati negli Stati Uniti.

Leggi i commenti