Nato, il no di Sánchez a Rutte sul 5% del Pil per la Difesa: “Controproducente per la Spagna”
di Benedetta PerilliAd aprile aveva annunciato di voler portare il Pil per le spese per la Difesa e la sicurezza della Spagna al 2% entro il 2025, e la scelta gli aveva causato non pochi problemi all’interno della coalizione di governo, oggi il primo ministro Pedro Sánchez fa un passo avanti definitivo verso la definizione del ruolo che il Paese socialista vuole avere davanti alla richiesta della Nato, arrivata ieri agli alleati con una lettera del segretario generale Mark Rutte che li invitava a impegnarsi ad aumentare le spese al 5% entro il 2032. “Per la Spagna non solo sarebbe irragionevole, ma anche controproducente, ci allontanerebbe dalla spesa ottimale e ostacolerebbe gli sforzi dell'Ue per rafforzare il suo ecosistema di sicurezza e difesa", ha scritto il premier.
All’ultimo incontro dei ministri dei Paesi del Weimer+, Rutte aveva esplicitato che l’obiettivo era quello di arrivare al vertice dell’Aia del prossimo 24-26 giugno con una soluzione comune sulle spese per la Difesa con il possibile s…
Ad aprile aveva annunciato di voler portare il Pil per le spese per la Difesa e la sicurezza della Spagna al 2% entro il 2025, e la scelta gli aveva causato non pochi problemi all’interno della coalizione di governo, oggi il primo ministro Pedro Sánchez fa un passo avanti definitivo verso la definizione del ruolo che il Paese socialista vuole avere davanti alla richiesta della Nato, arrivata ieri agli alleati con una lettera del segretario generale Mark Rutte che li invitava a impegnarsi ad aumentare le spese al 5% entro il 2032. “Per la Spagna non solo sarebbe irragionevole, ma anche controproducente, ci allontanerebbe dalla spesa ottimale e ostacolerebbe gli sforzi dell'Ue per rafforzare il suo ecosistema di sicurezza e difesa", ha scritto il premier.
All’ultimo incontro dei ministri dei Paesi del Weimer+, Rutte aveva esplicitato che l’obiettivo era quello di arrivare al vertice dell’Aia del prossimo 24-26 giugno con una soluzione comune sulle spese per la Difesa con il possibile spacchettamento di quel 5% richiesto all’Alleanza e al Canada da Trump in due tranche: da un lato il 3,5 per cento del Pil destinato alle spese militari nel senso più stretto, dall’altro l’1,5% da destinare alla sicurezza, intesa anche come cybersicurezza e protezioni delle frontiere.
In quell’occasione l’Italia si era dichiarata favorevole ma aveva chiesto tempistiche più morbide – almeno dieci anni – e maggiore flessibilità e questa sarà con molta probabilità la versione, condivisa anche dal Regno Unito, che finirà nell’accordo. In Spagna sul tema si era subito aperto un fronte critico. Ora, nel mezzo della profonda crisi del partito socialista che rischia di travolgere governo e premier, Sánchez mostra il pugno duro sul riarmo, uno dei temi più divisivi all'interno della sua coalizione. "È legittimo che ogni governo decida se è disposto o meno a fare questi sacrifici. Come alleato sovrano, abbiamo scelto di non farlo", scrive.
La posizione del Paese si inserisce all’interno di un dibattito che coinvolge anche altri alleati come Canada, Belgio e Lussemburgo – "non credo esista un numero magico che ci dica come possiamo difenderci”, ha commentato il ministro delle Finanze portoghese, Joaquim Miranda Sarmiento, alla riunione dell'Eurogruppo a Lussemburgo – anche se Madrid non può esercitare alcun veto essendo le decisioni della Nato prese per consenso ed essendo l’uscita dall’Alleanza l’unica ipotesi per sfilarsi dall’impegno.
Ecco allora che Sánchez lancia la sua proposta per la dichiarazione di quest’anno che permetta di mantenere l’obiettivo del 5% agli alleati che lo vorranno, e agli altri di svincolarsi: “Una formula che riconosca il percorso di ciascun alleato verso il raggiungimento dei rispettivi obiettivi di capacità e che renda facoltativo l'obiettivo di spesa, oppure una formula che escluda la Spagna dall'applicazione dell'obiettivo di spesa”.