ISTANBUL – La battaglia ha inizio, Ali ritorna a Khaybar», ha tuonato la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, alludendo al primo imam dell’Islam sciita, quello che nel VII secolo fu capace di conquistare la città ebraica di Khaybar: la sua risposta alla richiesta di «resa incondizionata» avanzata da Donald Trump. Ma in realtà nello scambio di missili e droni avvenuto ieri fra Israele e Iran è stato lo Stato ebraico a colpire più duro. Lo dimostra la triste conta dei morti aggiornata a ieri: le vittime iraniane sono 600 — per un terzo donne e bambini — mentre Israele, dove ieri non si sono registrati decessi, è fermo a 24.
I nuovi raid israeliani hanno messo a segno distruzione e morte in almeno quaranta siti. Nella notte tra martedì e mercoledì 50 jet sono entrati nuovamente nello spazio aereo iraniano, attaccando fabbriche usate per la produzione di missili. Poi «hanno distrutto il quartier generale della sicurezza interna del regime», come ha trionfalmente dichiarato il ministr…
ISTANBUL – La battaglia ha inizio, Ali ritorna a Khaybar», ha tuonato la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, alludendo al primo imam dell’Islam sciita, quello che nel VII secolo fu capace di conquistare la città ebraica di Khaybar: la sua risposta alla richiesta di «resa incondizionata» avanzata da Donald Trump. Ma in realtà nello scambio di missili e droni avvenuto ieri fra Israele e Iran è stato lo Stato ebraico a colpire più duro. Lo dimostra la triste conta dei morti aggiornata a ieri: le vittime iraniane sono 600 — per un terzo donne e bambini — mentre Israele, dove ieri non si sono registrati decessi, è fermo a 24.
I nuovi raid israeliani hanno messo a segno distruzione e morte in almeno quaranta siti. Nella notte tra martedì e mercoledì 50 jet sono entrati nuovamente nello spazio aereo iraniano, attaccando fabbriche usate per la produzione di missili. Poi «hanno distrutto il quartier generale della sicurezza interna del regime», come ha trionfalmente dichiarato il ministro della Difesa, l’ultrà di destra Israel Katz. Non basta: hanno pure identificato e distrutto tre elicotteri d’attacco Cobra all’interno di una base militare nella zona di Kermanshah. E danneggiato seriamente due impianti di produzione di centrifughe nucleari, come conferma l’Aiea, agenzia internazionale per l’energia atomica: «Si tratta delle officine Tesa di Karaj dove si realizzavano componenti. E del Centro di ricerca di Teheran, dove si producevano rotori per centrifughe avanzate». Le esplosioni si sono susseguite anche a Teheran, nell’area a nord di Valiasr Street, l’arteria principale che attraversa la città. E si è dovuto chiuderla parzialmente, mandando in tilt il già infernale traffico cittadino. Bombe infine sull’università Imam Hossein: ateneo che si ritiene finanziato dai pasdaran.
È stata invece smentita la voce di un attacco alla residenza dell’ayatollah Khamenei: con un comunicato dove, per la prima volta, i media iraniani hanno riconosciuto esplicitamente che il leader supremo potrebbe essere un bersaglio.
Intanto il quartier generale della tv pubblica già attaccato martedì (le scene dello studio che oscilla e della giornalista che fugge in diretta tv hanno fatto il giro del mondo) è stato “messo in sicurezza” dai pasdaran, che a quanto sostiene il canale Iran International — la rete d’informazione dell’opposizione in esilio a Londra — ora lo circondano armati. Evidentemente non per gli attacchi aerei: ma perché adesso si temono azioni di sabotaggio o attentati, che potrebbero essere perpetrati da quegli stessi agenti del Mossad che hanno passato a Israele le informazioni sui nascondigli dei leader militari. Voci in tal senso si susseguono, impazzite.
Gli attacchi israeliani, d’altronde, ormai passano anche attraverso la rete. Dopo aver preso di mira la principale banca della Repubblica islamica, Sepah, il gruppo di hacker filo-israeliano Predatory Sparrow ha annunciato di aver “bucato” il più grande exchange di criptovalute dell’Iran, sottraendogli, pare, l’equivalente di 90 milioni di dollari e minacciando di divulgare tutte le informazioni interne entro 24 ore.
Anche per questo, ma non solo, l’Iran ha annunciato restrizioni più severe su Internet, accusando Israele di averne attaccato la rete per scopi militari: «Si è resa necessaria la restrizione temporanea all’accesso degli utenti a internet», ha dichiarato il Ministero delle Comunicazioni.
A tutto questo, Teheran ha risposto quando era ormai quasi sera con l’usuale lancio di missili (ipersonici Fattah, ha poi enfatizzato la tv di Stato Irib) che però erano meno di quelli piovuti su Israele nei giorni scorsi. Infatti sono stati facilmente intercettati. Non di meno, proprio come l’Idf ha fatto per certe zone di Teheran, la Repubblica islamica ha voluto dare un avvertimento ostile agli abitanti della città di Haifa: «Lasciate le vostre case. Stiamo per colpire le infrastrutture militari nell’area».