Usa, l’ultimatum di Trump: “Pronti a entrare in guerra, il regime iraniano può cadere”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – «Potremmo chiamarlo l’ultimatum definitivo». Donald Trump ha giocato con le parole, chiacchierando ieri mattina con i giornalisti nel giardino della Casa Bianca, ma l’impressione diffusa è che si prepari ad ordinare l’attacco contro le strutture del programma nucleare iraniano, anche se nel suo movimento Maga ribolle la ribellione per il tradimento della linea non interventista. Ha lasciato uno spiraglio per la diplomazia, ridotto però ai minimi termini, ammesso che non sia solo una copertura per aumentare la sorpresa dei raid in arrivo.
Ieri mattina il presidente è andato nel giardino a supervisionare l’innalzamento di un pennone con la bandiera americana e questa è diventata l’occasione per esternare. Ha ammesso che valuta l’attacco, senza però sbilanciarsi: «Con l’Iran ho perso la pazienza, potrei farlo, come non. Nessuno sa cosa farò». Ha rivelato che gli iraniani lo hanno contattato per riannodare il filo della trattativa, magari venendo alla Casa Bianca: «È molt…
NEW YORK – «Potremmo chiamarlo l’ultimatum definitivo». Donald Trump ha giocato con le parole, chiacchierando ieri mattina con i giornalisti nel giardino della Casa Bianca, ma l’impressione diffusa è che si prepari ad ordinare l’attacco contro le strutture del programma nucleare iraniano, anche se nel suo movimento Maga ribolle la ribellione per il tradimento della linea non interventista. Ha lasciato uno spiraglio per la diplomazia, ridotto però ai minimi termini, ammesso che non sia solo una copertura per aumentare la sorpresa dei raid in arrivo.
Ieri mattina il presidente è andato nel giardino a supervisionare l’innalzamento di un pennone con la bandiera americana e questa è diventata l’occasione per esternare. Ha ammesso che valuta l’attacco, senza però sbilanciarsi: «Con l’Iran ho perso la pazienza, potrei farlo, come non. Nessuno sa cosa farò». Ha rivelato che gli iraniani lo hanno contattato per riannodare il filo della trattativa, magari venendo alla Casa Bianca: «È molto tardi, ma non è mai tropo tardi. Perché non avete negoziato due settimane fa? Potevate cavarvela, avreste ancora un Paese. Invece siete stati colpiti». Quanto alla proposta di mediazione di Putin, Trump ha detto di averlo messo al suo posto, sollecitandolo ad iniziare invece con la trattativa per chiudere la guerra in Ucraina. Poi ha aggiunto: «Ho un’idea di cosa fare, deciderò all’ultimo minuto». Il regime può cadere? «È possibile».
Poi ha aggiunto: «Ho un’idea di cosa fare, deciderò all’ultimo minuto. Non cerco lo scontro ma se la scelta è combattere o lasciargli la bomba nucleare va fatto quel che va fatto». Il regime può cadere? «È possibile, abbiamo un piano anche per questo». E poi ha riconvocato il Consiglio per la Sicurezza nazionale. Un possibile indizio su un attacco agli impianti iraniani imminente.
Volendo guardare al bicchiere mezzo pieno della diplomazia, si potrebbe pensare che Trump non abbia ancora chiuso definitivamente la porta, anche perché ieri con lui a Washington c’era l’inviato speciale Witkoff. Magari è davvero l’ultimo tentativo di alzare al massimo la pressione su Khamenei, affinché accetti di smantellare il programma nucleare in cambio della salvezza fisica, sua e del regime. La stessa scena però si era ripetuta prima dell’inizio degli attacchi israeliani, quando proprio Witkoff aveva un appuntamento domenicale in Oman per negoziare con gli iraniani, che ormai lo vedono come un trucco per dare loro una falsa illusione di sicurezza, mentre i caccia israeliani di preparavano a decollare. Martedì sera Trump ha parlato al telefono con il premier Netanyahu, che poi lo ha profusamente ringraziato: «Il mio messaggio è stato di andare avanti».
Brett McGurk, che aveva gestito il Medio Oriente nella Casa Bianca di Biden, ma ha lavorato anche con i repubblicani, ha detto alla Cnn di non avere dubbi: «Visto il posizionamento in corso delle forze armate, sembra evidente che andiamo verso l’intervento militare». Secondo McGurk «il presidente ha ricevuto tutte le possibili opzioni dal Pentagono, e il probabile obiettivo è lanciare uno o due raid mirati per distruggere con le bombe di profondità le istallazioni sotterranee come Fordow. La convinzione, o la speranza, è che l’operazione possa limitarsi a questo, senza ritorsioni contro le forze americane, senza mettere soldati sul terreno, e senza il caos del cambio di regime». Resta da vedere se sarà davvero possibile, considerando le minacce di Khamenei, le divisioni interne all’Iran, e il fatto che le conseguenze delle azioni militari non sono mai prevedibili fino in fondo.
Comunque il Pentagono, sotto la guida del generale Michael Kurilla, ha approntato il dispositivo forse più forte nella regione dall’epoca della guerra in Iraq. Oltre alla portaerei Vinson già presente, anche la Nimitz sta navigando verso il Mar Arabico, mentre la Ford salperà a breve per il Mediterraneo. Quattro bombardieri B2 capaci di sganciare le Massive Ordnance Penetrator GBU-57, ossia le bombe di profondità in grado di distruggere strutture sotterranee come Fordow, aspettano ordini sulla pista di decollo nell’isola Diego Gracia.
Il Pentagono pensa, o spera, di poter evitare la rappresaglia iraniana, soprattutto se il colpo favorisse il collasso del regime. Però si prepara anche a difendere le proprie truppe, perché i potenziali obiettivi della ritorsione sono molti: 13.500 soldati americani in Kuwait; 10.000 nella base aerea al Udeid del Qatar, sede regionale del Central Command appena visitata da Trump; 9.000 in Bahrain con la Fifth Fleet; 3.500 nella Dhafra Air Base di Abu Dhabi; e 2.500 in Iraq.
Anche per questo il mondo Maga si ribella. Ha cominciato il giornalista Tucker Carlson, un tempo possibile vice di Trump, seguito dalla deputata Marjorie Taylor Greene e l’ex consigliere Steve Bannon. Rimproverano a Trump di tradire la linea non interventista con cui è stato eletto. Il senatore Lindsey Graham però lo incita a «finire il lavoro». Bernie Sanders chiede che il Congresso decida se dare via libera alla guerra, ma per raid così neanche i presidenti democratici avevano chiesto il permesso.