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Usa, riprende l’iter per i visti agli studenti stranieri: dovranno rendere pubblici i profili social

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Le nuove linee guida, annunciate ieri dopo la sospensione delle interviste, impongono ai richiedenti l’obbligo di rendere pubblici i propri account social per consentire i controlli dei funzionari. Chi si rifiuterà potrebbe essere sospettato di voler nascondere attività considerate “ostili”
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Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato di aver riattivato la procedura — sospesa lo scorso maggio come ultima mossa della campagna dell’amministrazione Trump contro le università americane, accusate di essere focolai di antisemitismo e liberalismo — per il rilascio dei visti a cittadini stranieri intenzionati a studiare negli Usa. Ma gli studenti dovranno rendere pubblici i propri profili social per facilitare i controlli di attività che potrebbero essere considerati ostili o “una minaccia” per il Paese.

"Un visto per gli Stati Uniti è un privilegio, non un diritto", si legge nella nota ufficiale pubblicata ieri sul sito del Dipartimento, che sottolinea l’impegno del governo a utilizzare ogni fonte disponibile per individuare e fermare potenziali minacce al Paese. E la mancata disponibilità a rendere visibili, ad esempio, i propri account Instagram o Twitter, potrebbe essere interpretata come un segnale d’allarme.

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Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato di aver riattivato la procedura — sospesa lo scorso maggio come ultima mossa della campagna dell’amministrazione Trump contro le università americane, accusate di essere focolai di antisemitismo e liberalismo — per il rilascio dei visti a cittadini stranieri intenzionati a studiare negli Usa. Ma gli studenti dovranno rendere pubblici i propri profili social per facilitare i controlli di attività che potrebbero essere considerati ostili o “una minaccia” per il Paese.

"Un visto per gli Stati Uniti è un privilegio, non un diritto", si legge nella nota ufficiale pubblicata ieri sul sito del Dipartimento, che sottolinea l’impegno del governo a utilizzare ogni fonte disponibile per individuare e fermare potenziali minacce al Paese. E la mancata disponibilità a rendere visibili, ad esempio, i propri account Instagram o Twitter, potrebbe essere interpretata come un segnale d’allarme.

(afp)

La decisione era stata anticipata da Politico, quando a maggio l’amministrazione Trump aveva ordinato alle ambasciate e ai consolati americani di sospendere la programmazione delle interviste per gli studenti stranieri, in vista della pubblicazione di nuove linee guida. “Per facilitare la verifica – si legge nel testo aggiornato –, a tutti i richiedenti di visti non immigranti delle categorie F, M e J (studenti o visitatori di scambio, ndr) sarà richiesto di modificare le impostazioni della privacy dei propri profili social, rendendoli pubblici”.

Un ulteriore dispaccio inviato alle ambasciate, secondo Politico, ordina ai funzionari di prendere "note dettagliate" delle attività dei richiedenti e "acquisire screenshot per preservare la documentazione da possibili successive alterazioni o perdite delle informazioni". L’obiettivo è quello di segnalare qualsiasi "sostegno o aiuto a terroristi stranieri e altre minacce alla sicurezza nazionale statunitense e sostegno a molestie o violenze antisemite illegali". L’amministrazione Trump ha poi chiesto ai funzionari consolari di segnalare i richiedenti che dimostrano una storia di attivismo politico e di considerare la probabilità che continuino tale attività negli Stati Uniti.

“Ogni decisione relativa al visto è una decisione di sicurezza nazionale”, si legge nelle nuove linee guida. Per questo motivo, gli Stati Uniti devono “vigilare” durante il processo per garantire che coloro che presentano domanda di ammissione non intendano “danneggiare gli americani e i nostri interessi nazionali” e che tutti i richiedenti dimostrino “l'intenzione di impegnarsi in attività coerenti con i termini di ammissione”.

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