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Gli Usa: “Pronto l’attacco in Iran, sono vicini all’arma atomica”. Da Trump 15 giorni per la resa

Il presidente è ormai convinto della necessità di azzerare il programma iraniano. Ma la portavoce della Casa Bianca spiega: contatti con gli iraniani, ultima chance
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NEW YORK - L’attacco all’Iran è pronto per il fine settimana, scrive l’agenzia Bloomberg, mentre la Cbs dice che Trump si è convinto della necessità di distruggere i laboratori nucleari di Fordow. Il presidente ha escluso di usare le atomiche tattiche, rivela il Guardian, ma ha ancora dubbi sulla capacità delle bombe convenzionali GBU-57 MOP di completare il lavoro. Ha approvato i piani e ormai si aspetta solo il suo ordine finale, a meno di ripensamenti dell’ultima ora, che potrebbero venire solo dalla decisione di Teheran di accettare la resa incondizionata e cooperare per la distruzione del proprio programma nucleare. Attraverso la portavoce Karoline Leavitt, però, il capo della Casa Bianca ha gettato acqua sul fuoco così: «Sulla base del fatto che c’è una sostanziale possibilità di negoziare con l’Iran, deciderò cosa fare nell’arco delle prossime due settimane». Dunque un nuovo ultimatum, che però stavolta offre a Teheran lo spazio temporale per accettare la «resa incondizionata»,…

NEW YORK - L’attacco all’Iran è pronto per il fine settimana, scrive l’agenzia Bloomberg, mentre la Cbs dice che Trump si è convinto della necessità di distruggere i laboratori nucleari di Fordow. Il presidente ha escluso di usare le atomiche tattiche, rivela il Guardian, ma ha ancora dubbi sulla capacità delle bombe convenzionali GBU-57 MOP di completare il lavoro. Ha approvato i piani e ormai si aspetta solo il suo ordine finale, a meno di ripensamenti dell’ultima ora, che potrebbero venire solo dalla decisione di Teheran di accettare la resa incondizionata e cooperare per la distruzione del proprio programma nucleare. Attraverso la portavoce Karoline Leavitt, però, il capo della Casa Bianca ha gettato acqua sul fuoco così: «Sulla base del fatto che c’è una sostanziale possibilità di negoziare con l’Iran, deciderò cosa fare nell’arco delle prossime due settimane». Dunque un nuovo ultimatum, che però stavolta offre a Teheran lo spazio temporale per accettare la «resa incondizionata», a meno che non sia solo una copertura per nascondere l’attacco imminente.

La giornata di ieri era cominciata con l’incessante tam tam dei tamburi di guerra. Prima Bloomberg aveva scritto che alcuni membri dell’amministrazione si stanno preparando per l’attacco nel fine settimana, e poi la Cbs ha confermato che Trump si è ormai convinto che non esistono alternative credibili alla distruzione di Fordow e le altre strutture nucleari sotterranee. Quindi il Guardian ha aggiunto alcuni particolari, secondo cui l’unico dubbio del presidente riguarda la capacità effettiva delle GBU-57 MOP di completare il lavoro. I laboratori di Fordow si trovano almeno 90 metri sotto la superficie della montagna, mentre le bombe anti bunker hanno la capacità di penetrare fino a 61 metri. Quindi farebbero danni, ma non definitivi. Il Pentagono ha proposto al presidente di usare gli ordigni convenzionali per preparare il terreno, e poi sganciare almeno un’atomica tattica per finire l’opera. Il capo della Casa Bianca non avrebbe accettato. La sua preoccupazione è evitare rappresaglie contro i soldati americani in Medio Oriente, e impantanarsi in un nuovo Iraq o Afghanistan.

Sentite queste voci, Leavitt si è presentata di fronte ai giornalisti per correggerle con un messaggio del presidente: deciderò nell’arco delle prossime due settimane. Quindi l’attacco potrebbe scattare stanotte, fra 14 giorni, oppure mai, se Teheran accettasse le condizioni dell’accordo presentato dall’inviato speciale Witkoff: «Rinuncia all’arricchimento dell’uranio e all’arma atomica».

Secondo Washington, «l’Iran ha già tutto quello che gli serve per la bomba, manca solo la decisione del leader Khamenei di costruirla. Se lo farà, serviranno poche settimane per completarla». Da qui la necessità di agire subito, ma senza puntare al cambio di regime: «Le priorità del presidente sono che Teheran non abbia l’atomica, poi pace e stabilità nel Medio Oriente». Su questo «si aspetta che gli europei consegnino lo stesso messaggio agli iraniani», durante i loro colloqui previsti. Non è intenzionato a chiedere al premier israeliano Netanyahu un cessate il fuoco, per soddisfare la richiesta della Repubblica islamica di non negoziare sotto le bombe.

L’Iran ha manifestato interesse a venire alla Casa Bianca ed «è incentivato ad accettare il nostro accordo perché è indebolito dagli attacchi israeliani». Dall’inizio dei bombardamenti Witkoff ha avuto diverse telefonate col ministro degli Esteri Abbas Araghchi, anche per discutere l’ipotesi di trasferire l’arricchimento a scopi civili fuori dalla Repubblica islamica.

Non manca chi insinua che Trump abbia concesso le due settimane per le pressioni venute dai dissidenti nel mondo Maga, come Tucker Carlson e Steve Bannon, ma Leavitt ha smentito: «Ai sostenitori del presidente dico: fidatevi di lui e del suo istinto. E dell’impegno ad impedire che l’Iran ottenga l’arma atomica».

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