Vladimir Putin cita «un vecchio detto, una parabola»: «Dove mette piede il soldato russo, quello è nostro». L’adagio dovrebbe servire a rassicurare che la Russia «non cerca la capitolazione dell’Ucraina, ma il riconoscimento delle realtà emerse sul terreno». Peccato che quel confine tra il “nostro” e il “loro” sia molto labile perché, a detta del leader del Cremlino, «i russi e gli ucraini sono un unico popolo e, in questo senso, tutta l’Ucraina è nostra». Perciò, benché l’avanzata delle sue truppe per creare una «fascia di sicurezza» lungo il confine «tra i 10 e i 12 km» non abbia «l’obiettivo di conquistare Sumy», il leader del Cremlino precisa: «In principio non lo escludo».
Rivendicazioni bellicose che, a dispetto di un nuovo scambio di prigionieri, la dicono lunga sull’approccio russo ai negoziati in corso a Istanbul: se la mira è così alta, non c’è margine di compromesso sulle condizioni avanzate da Mosca. Putin ne ricorda i punti chiave: riconoscerà l’indipendenza di Kiev …
Vladimir Putin cita «un vecchio detto, una parabola»: «Dove mette piede il soldato russo, quello è nostro». L’adagio dovrebbe servire a rassicurare che la Russia «non cerca la capitolazione dell’Ucraina, ma il riconoscimento delle realtà emerse sul terreno». Peccato che quel confine tra il “nostro” e il “loro” sia molto labile perché, a detta del leader del Cremlino, «i russi e gli ucraini sono un unico popolo e, in questo senso, tutta l’Ucraina è nostra». Perciò, benché l’avanzata delle sue truppe per creare una «fascia di sicurezza» lungo il confine «tra i 10 e i 12 km» non abbia «l’obiettivo di conquistare Sumy», il leader del Cremlino precisa: «In principio non lo escludo».
Rivendicazioni bellicose che, a dispetto di un nuovo scambio di prigionieri, la dicono lunga sull’approccio russo ai negoziati in corso a Istanbul: se la mira è così alta, non c’è margine di compromesso sulle condizioni avanzate da Mosca. Putin ne ricorda i punti chiave: riconoscerà l’indipendenza di Kiev soltanto a patto che diventi uno “Stato neutrale” e che ceda i territori unilateralmente annessi da Mosca. Kiev protesta: «Le dichiarazioni ciniche di Putin dimostrano un totale disprezzo per gli sforzi di pace statunitensi. Mentre gli Usa e il resto del mondo chiedono la fine immediata delle uccisioni, il principale criminale di guerra russo discute di piani per conquistare altro territorio e uccidere più ucraini», replica il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha. Ma Putin non fa sconti: «Abbiamo sempre detto: negoziamo ora o dovremo condurre i nostri negoziati da posizioni peggiori per voi».
L’avvertimento arriva dalla plenaria del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, l’ex “Davos russa” oggi disertata dall’Occidente e snobbata persino dai Paesi alleati tanto che Putin si trova a condividere il palco con funzionari di rango inferiore: il vicepremier cinese Ding Xuexiang, lo sceicco Nasser bin Hamad Al Khalifa, terzo in linea di successione al trono del Bahrein, e il vicepresidente sudafricano Paul Mashatile. Unica eccezione il presidente indonesiano Prabowo Subianto. La sessione dura quattro ore esatte, «un record» osserva Argumenti i Fakty. Durante il discorso iniziale, 55 minuti, «tra i cinque più lunghi», il leader del Cremlino non può sorvolare sull’allarme lanciato il giorno prima al forum dal ministro dello Sviluppo Economico Maksim Reshetnikov sulla Russia «sull’orlo di una transizione verso la recessione».
Il presidente però respinge tanto pessimismo. «Alcuni specialisti ed esperti evidenziano i rischi di stagnazione e persino di recessione e questo, ovviamente, non può essere tollerato in nessuna circostanza», dice lanciando un chiaro messaggio ai suoi collaboratori, a partire dalla governatrice Elvira Nabiullina che lo ascolta dalle prime file della platea. Putin invita semmai a guardare il bicchiere mezzo pieno — il Pil in crescita o la disoccupazione in calo — per poi concludere, stavolta citando Mark Twain, che «le voci sulla morte dell’economia russa sono notevolmente esagerate».