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Trump: “Difficile chiedere a Netanyahu di fermarsi. La Ue? Non è di aiuto”

(reuters)

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Il presidente riunisce il Consiglio per la sicurezza nazionale: “Deciderò se attaccare ma di certo non manderò truppe a terra”
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NEW YORK – «Due settimane al massimo». Donald Trump ribadisce il suo ultimatum all’Iran, dopo di che deciderà se e come colpire. Non ha invece fiducia nella mediazione europea e non crede di poter fermare gli attacchi di Israele, perché «sta vincendo».

Ieri mattina il capo della Casa Bianca ha convocato nuovamente il Consiglio per la sicurezza nazionale, da cui ormai è stata emarginata la direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard, perché ha esprsso dubbi sul fatto che Teheran sia pronta a costruire la bomba: «Sbaglia. L’Iran è settimane o mesi dall’atomica». Perciò ha ripetuto che il tempo per decidere se attaccare sta scadendo: «Due settimane al massimo». L’incontro di ieri a Ginevra per il presidente è stato irrilevante: «Stiamo parlando noi con l’Iran. Teheran non vuole parlare con l’Europa. È improbabile che gli europei possano essere d’aiuto nel porre fine alla guerra».

Nello stesso tempo, però, Trump ha ripetuto che Khamenei deve cedere, perché è impossibile soddisfare…

NEW YORK – «Due settimane al massimo». Donald Trump ribadisce il suo ultimatum all’Iran, dopo di che deciderà se e come colpire. Non ha invece fiducia nella mediazione europea e non crede di poter fermare gli attacchi di Israele, perché «sta vincendo».

Ieri mattina il capo della Casa Bianca ha convocato nuovamente il Consiglio per la sicurezza nazionale, da cui ormai è stata emarginata la direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard, perché ha esprsso dubbi sul fatto che Teheran sia pronta a costruire la bomba: «Sbaglia. L’Iran è settimane o mesi dall’atomica». Perciò ha ripetuto che il tempo per decidere se attaccare sta scadendo: «Due settimane al massimo». L’incontro di ieri a Ginevra per il presidente è stato irrilevante: «Stiamo parlando noi con l’Iran. Teheran non vuole parlare con l’Europa. È improbabile che gli europei possano essere d’aiuto nel porre fine alla guerra».

Nello stesso tempo, però, Trump ha ripetuto che Khamenei deve cedere, perché è impossibile soddisfare la sua richiesta di negoziare solo quando i bombardamenti saranno finiti: «È difficile chiedere a Israele di fermare gli attacchi in Iran, dato che sta vincendo». Ha escluso un intervento americano nel paese: «Non parlerò di forze di terra, sono l’ultima cosa che si vuole fare». Però considera di colpire le infrastrutture: «Non credo che Israele abbia la capacità di distruggere da solo tutti gli impianti nucleari iraniani. Potrebbero sfondare una piccola sezione, ma non andare molto in profondità». La linea dunque resta quella del giorno prima: massima pressione sulla Repubblica islamica, affinché accetti la resa incondizionata per evitare la distruzione, anche se dietro le quinte il dialogo prosegue attraverso l’inviato speciale Witkoff.

Le dichiarazioni di Trump erano state precedute da una giornata di fuoco al Coniglio di Sicurezza dell’Onu. L’ambasciatore iraniano al Palazzo di Vetro, intervenendo alla riunione del massimo organismo, ha accusato Israele di essere «l’unico possessore nella regione di armi nucleari non dichiarate, ma si è rifiutato di accedere al trattato di non proliferazione». Quindi ha accusato lo Stato ebraico di «crimini di guerra, crimini contro l’umanità e terrorismo di Stato». Ha mostrato le foto di bambini iraniani uccisi dagli attacchi israeliani, che hanno «preso di mira militari, funzionari, scienziati, professori, studenti, medici, artisti, atleti e semplici civili, incluse donne, bambini e neonati. Molti sono morti nel sonno». L’ambasciatore israeliano, Danny Danon, ha risposto con durezza: «Non hai vergogna, tu e il tuo leader supremo, di aver chiesto pubblicamente e ripetutamente per anni la distruzione di Israele e degli Stati Uniti. Chiedi protezione a questo Consiglio mentre cerchi di sterminare la nostra gente. Basta con le recite e il teatro. Non sei una vittima, non sei neanche un diplomatico. Sei un lupo, che finge di essere altro». Quindi ha avvertito: “Israele non si fermerà, fino a quando la minaccia nucleare dell’Iran non verrà smantellata e la sua macchina da guerra disarmata. Questa non è solo la battaglia di Israele, ma di tutto il mondo. Se nessuno la combatterà, noi lo faremo».

L’ambasciatrice Usa ad interim all’Onu, Dorothy Shea, ha ripetuto la linea di Trump, ribadendo che «non è troppo tardi perché l’Iran faccia la cosa giusta. Il presidente è stato chiaro sul fatto che la leadership deve abbandonare completamente il programma di arricchimento nucleare e ogni aspirazione ad un’arma atomica. Il governo iraniano rappresenta da tempo una minaccia per la pace e la sicurezza dei suoi vicini e del mondo, che questo Consiglio è incaricato di preservare».

Il direttore generale dell’Aiea Rafael Grossi ha fatto il bilancio degli attacchi, avvertendo che «la centrale nucleare di Bushehr è il sito in Iran dove le conseguenze potrebbero essere più gravi. È una centrale nucleare in funzione e un attacco diretto potrebbe comportare un rilascio molto elevato di radioattività». Grossi ha ribadito che in caso di accordo, l’Onu «può garantire, attraverso un sistema di ispezioni inconfutabili, che in Iran non verranno sviluppate armi nucleari».

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