✕

Vertice Europa-Iran, ma il negoziato non si sblocca

(afp)

Ascolta l'audio

Parigi, Londra e Berlino chiedono lo stop al programma nucleare: “Il dialogo prosegua”. Teheran: “Netanyahu vi ha tradito, intesa impossibile se continuano i bombardamenti”
2 minuti di lettura

PARIGI – Il ministro iraniano ha dato la sua disponibilità a proseguire le discussioni sul programma nucleare. Attendiamo l’apertura al dialogo, anche con gli Stati Uniti, per una soluzione negoziale del conflitto». Jean-Noël Barrot lascia l’hotel Intercontinental di Ginevra con parole misurate e un volto teso. Il capo della diplomazia francese sa che il margine d’azione è minimo. «È un momento pericoloso, potenzialmente catastrofico. È cruciale che non si apra un fronte regionale», avverte David Lammy, ministro degli Esteri britannico, in Svizzera dopo un passaggio a Washington, dove gli Stati Uniti studiano piani operativi per una possibile partecipazione militare contro l’Iran. «L’intera regione è sull’orlo del precipizio. Il nostro obiettivo è evitare il collasso e rilanciare il negoziato», sottolinea il ministro tedesco Johann Wadephul.

L’incontro fra il trio di europei e Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano, avviene a una settimana esatta dall’attacco israeliano c…

PARIGI – Il ministro iraniano ha dato la sua disponibilità a proseguire le discussioni sul programma nucleare. Attendiamo l’apertura al dialogo, anche con gli Stati Uniti, per una soluzione negoziale del conflitto». Jean-Noël Barrot lascia l’hotel Intercontinental di Ginevra con parole misurate e un volto teso. Il capo della diplomazia francese sa che il margine d’azione è minimo. «È un momento pericoloso, potenzialmente catastrofico. È cruciale che non si apra un fronte regionale», avverte David Lammy, ministro degli Esteri britannico, in Svizzera dopo un passaggio a Washington, dove gli Stati Uniti studiano piani operativi per una possibile partecipazione militare contro l’Iran. «L’intera regione è sull’orlo del precipizio. Il nostro obiettivo è evitare il collasso e rilanciare il negoziato», sottolinea il ministro tedesco Johann Wadephul.

L’incontro fra il trio di europei e Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano, avviene a una settimana esatta dall’attacco israeliano che ha aperto il conflitto con Teheran. Ma le posizioni restano lontane. Il regime iraniano, sotto assedio, non è pronto a capitolare sul nucleare. Eppure, tra minacce di escalation, si apre un fragile spiraglio. Il tempo stringe. Donald Trump ha dato un massimo di due settimane per decidere se intervenire al fianco di Israele. Ogni ora che passa potrebbe essere l’ultima per la diplomazia.

Francia, Germania e Regno Unito hanno messo sul tavolo quello che somiglia a un ultimatum: «Zero enrichment», ovvero lo stop totale all’arricchimento dell’uranio, insieme allo smantellamento del programma missilistico e alla fine del finanziamento ai gruppi armati regionali. Lo «zero enrichment» è la posizione americana, ora fatta sua anche da Emmanuel Macron. Ma a Teheran suona come un’umiliazione. «Non possiamo negoziare sotto le bombe», replica Araghchi, arrivato a Ginevra sotto massima protezione. Prima dell’incontro, ha parlato al Consiglio Onu per i diritti umani, denunciando l’attacco israeliano come un «tradimento» del processo negoziale con Washington: «Eravamo a un passo da un’intesa storica con gli Stati Uniti. L’incontro del 15 giugno era già fissato».

Il dialogo diretto tra Teheran e Usa aveva escluso il formato E3, i tre paesi europei firmatari dell’accordo sul nucleare del 2015, il Jcpoa, voluto da Obama e poi stracciato da Trump nel 2018. Ora l’Europa cerca di riprendere la scena. «Il Jcpoa ha funzionato», rivendica Barrot, indicando il disimpegno americano come una delle cause dell’attuale situazione. Intanto però lo scenario è drammaticamente cambiato. Israele minaccia di andare avanti anche senza l’appoggio americano. E gli Stati Uniti stessi sono divisi. Il segretario di Stato Marco Rubio ha avuto contatti serrati con gli europei prima e durante il vertice, ma nei corridoi diplomatici circola un sospetto. Che Washington voglia solo guadagnare tempo. Che il negoziato sia un pretesto, e che la decisione sull’intervento sia già stata presa.

Rafael Grossi, direttore dell’Aiea, ha avvertito che un eventuale attacco alla centrale iraniana di Bushehr potrebbe avere «conseguenze gravissime», con il rilascio di radiazioni. Grossi ha assicurato che l’agenzia è ancora in grado di verificare che l’Iran non stia costruendo armi nucleari: «La soluzione diplomatica è ancora possibile». La risposta non è però a Ginevra ma a Washington, nelle mani di Trump che ieri ha presieduto alla Casa Bianca una riunione sulla sicurezza nazionale dedicata all’Iran. Secondo fonti americane, l’inviato speciale Steve Witkoff è in contatto con le autorità iraniane, sia direttamente che per via indiretta, con il Qatar nel ruolo di mediatore. «Esortiamo Teheran a mantenere aperto il canale con gli Usa», insiste Lammy. «Il loro coinvolgimento è cruciale», ribadisce Wadephul, secondo cui Teheran «è pronta a continuare le discussioni». I ministri, accompagnati dall’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, lasciano l’hotel senza un nuovo appuntamento per proseguire i negoziati. «Vedremo nei prossimi giorni», commenta il francese Barrot.

Leggi i commenti