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Fordow, perché il bunker sotto cento metri di roccia è il cuore del programma nucleare iraniano

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L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica già in passato vi aveva rilevato un eccesso di centrifughe e uranio arricchito. Ma Teheran con l’accordo internazionale in vigore, aveva accettato di ridurli
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Il pennacchio di fumo che la scorsa notte si è alzato da Fordow era enigmatico quanto il sito stesso. Il bunker sotterraneo vicino a Qom, città santa iraniana 150 chilometri a sud della capitale, è il cuore del programma nucleare del regime iraniano, ma non è chiaro se e quanto sia stato intaccato dai bombardamenti americani di stanotte.

A Fordow, in un laboratorio sotterraneo annidato tra 50 e 100 metri sotto a una montagna, è concentrato il maggior numero di centrifughe necessarie a ottenere l’uranio arricchito: circa duemila.

Il sito è noto alle intelligence israeliane e americane dal 2009. Ma nei giorni scorsi, in vista di un attacco tutt’altro che a sorpresa, parecchi mezzi pesanti sono stati avvistati attorno al bunker. E’ probabile che le centrifughe e gli stock di uranio arricchito fossero già stati portati altrove prima del bombardamento americano dell’alba di domenica. Anche il personale era stato ridotto al …

Il pennacchio di fumo che la scorsa notte si è alzato da Fordow era enigmatico quanto il sito stesso. Il bunker sotterraneo vicino a Qom, città santa iraniana 150 chilometri a sud della capitale, è il cuore del programma nucleare del regime iraniano, ma non è chiaro se e quanto sia stato intaccato dai bombardamenti americani di stanotte.

A Fordow, in un laboratorio sotterraneo annidato tra 50 e 100 metri sotto a una montagna, è concentrato il maggior numero di centrifughe necessarie a ottenere l’uranio arricchito: circa duemila.

Il sito è noto alle intelligence israeliane e americane dal 2009. Ma nei giorni scorsi, in vista di un attacco tutt’altro che a sorpresa, parecchi mezzi pesanti sono stati avvistati attorno al bunker. E’ probabile che le centrifughe e gli stock di uranio arricchito fossero già stati portati altrove prima del bombardamento americano dell’alba di domenica. Anche il personale era stato ridotto al minimo.

Tra Fordow e l’altro sito di arricchimento di Natanz, oltre all’impianto per la trasformazione dell’uranio da polvere in gas a Isfahan, sono distribuiti secondo l’Aiea, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, 400 chili di uranio arricchito al 60 per cento. I siti di Natanz e Isfahan erano stati bombardati dagli israeliani dal 13 giugno. Fordow, più profondo, ha avuto bisogno dell’intervento americano oggi.

L’Aiea aveva già trovato quantità sospette di centrifughe e uranio arricchito durante le ispezioni a Fordow di quasi dieci anni fa. Nel 2017 l’Iran aveva allora accettato di rimuovere “le centrifughe in eccesso, in linea con gli impegni presi con il Joint Comprehensive Plan of Action”. Il Jcpoa è l’accordo internazionale per limitare il nucleare iraniano, entrato in vigore nel 2016 e cessato due anni più tardi per il ritiro degli Usa nel primo mandato Trump.

La fine delle ispezioni dell’Aiea ha però segnato la ripresa delle attività a Fordow. Le centrifughe sono state usate in questi anni per portare l’uranio 235 (l’isotopo utile per una reazione nucleare) da una concentrazione che in natura è di pochi punti percentuali fino al 60 per cento. Per passare dall’attuale 60% al 90% (il valore necessario per produrre un ordigno) basterebbe meno di una settimana. La quantità di uranio arricchito in mano all’Iran oggi basterebbe per una decina di ordigni.

Il pericolo di contaminazione radioattiva dopo il bombardamento di Fordow viene considerato basso. In un sito di arricchimento l’uranio si trova infatti sotto forma di un gas: l’esafluoruro di uranio. I volumi trattati sono limitati (i cilindri in cui è conservato sono larghi circa un metro e mezzo). Il gas è molto più pesante dell’aria ed è incapace di volare lontano. La contaminazione resterebbe confinata sotto la montagna di Fordow.

Protetto sotto la roccia, il sito potrebbe anche essere sopravvissuto all’attacco. Nel tentativo di raggiungere una maggiore profondità i bombardieri Usa hanno dovuto sganciare su Fordow tra sei e dodici bombe Gbu-57 da 13 tonnellate ciascuna. Potrebbero aver danneggiato un gran numero di centrifughe, apparecchi delicati, ma che l’Iran ha la tecnologia per rimpiazzare nel giro di pochi anni.

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