GERUSALEMME – L’altra guerra non si ferma. Mentre l’orologio del mondo segnala l’ingresso nella seconda settimana di guerra fra Israele e l’Iran, nella prima guerra - in quella Gaza da cui tutto è partito - si continua a morire. Di fame, di malattie e sotto i colpi dell’esercito israeliano: le vittime nelle ultime 48 ore sono 202 secondo quanto riportato dal ministero della Salute della Striscia.
Molti dei morti – 17 solo ieri mattina, è il calcolo dei reporter dell’agenzia France Presse a Gaza – sono stati colpiti mentre erano in attesa di ricevere cibo nei centri istituiti dalla Gaza humanitarian foundation, che da quasi quattro settimane è l’unico ente autorizzato a portare e distribuire cibo all’interno della Striscia. La loro morte porta a 450 il totale delle persone che sono state uccise mentre cercavano di ottenere accesso agli aiuti umanitari nelle ultime quattro settimane.
Il resto sono stati uccisi in diverse operazioni militari: a Gaza City, Khan Younis e attorn…
GERUSALEMME – L’altra guerra non si ferma. Mentre l’orologio del mondo segnala l’ingresso nella seconda settimana di guerra fra Israele e l’Iran, nella prima guerra - in quella Gaza da cui tutto è partito - si continua a morire. Di fame, di malattie e sotto i colpi dell’esercito israeliano: le vittime nelle ultime 48 ore sono 202 secondo quanto riportato dal ministero della Salute della Striscia.
Molti dei morti – 17 solo ieri mattina, è il calcolo dei reporter dell’agenzia France Presse a Gaza – sono stati colpiti mentre erano in attesa di ricevere cibo nei centri istituiti dalla Gaza humanitarian foundation, che da quasi quattro settimane è l’unico ente autorizzato a portare e distribuire cibo all’interno della Striscia. La loro morte porta a 450 il totale delle persone che sono state uccise mentre cercavano di ottenere accesso agli aiuti umanitari nelle ultime quattro settimane.
Il resto sono stati uccisi in diverse operazioni militari: a Gaza City, Khan Younis e attorno al corridoio Netzarim, che da mesi taglia a metà Gaza. I feriti nelle ultime 24 ore sono stati più di mille. 5.599 i morti palestinesi da marzo (quando l’ultimo cessate il fuoco fra Israele e Hamas è collassato), e 55.908 dal 7 ottobre 2023 quando Israele ha attaccato la Striscia in risposta alla strage (più di 1.200 vittime) compiuta da Hamas nel sud del Paese.
Sembrano numeri, sono persone: come il ragazzino il cui video è diventato virale su internet nelle ultime 24 ore. «Abbiamo fame, cerchiamo farina, mangiamo sabbia», dice. O come il giornalista di Al Jazeera Hani Mahmoud, che ieri sera da Gaza City raccontava: «L’impressione qui è che Israele stia usando il fatto che l’attenzione è tutta sull’Iran per colpire ancora di più i palestinesi di Gaza. Vi parlo dall’ospedale Al Shifa: qui un interno complesso ospedaliero è stato ridotto a una singolo reparto dove un pronto soccorso cerca di assistere migliaia di persone».
Anche le agenzie umanitarie internazionali denunciano che la situazione nella Striscia è insostenibile: gli attacchi israeliani hanno ridotto di giorno in giorno le zone ufficialmente considerate sicure, con il risultato che milioni di persone vivono l’una sull’altra in tende senza accesso ai servizi sanitari e alle cure mediche. A Gaza mancano, da settimane, medicine, acqua pulita e cibo: e all’orizzonte non c’è nulla che faccia ipotizzare che la situazione migliorerà a breve, nonostante gli appelli o le manifestazioni come quella di Londra, dove ieri migliaia di persone sono andate in piazza per denunciare la strage.