✕

L’Aiea: per ora nessuna contaminazione nucleare in Iran. La mappa del rischio dei siti colpiti

Ascolta l'audio

Per l’Agenzia Onu al momento non c’è pericolo di una fuga radioattiva. Il reattore più problematico è quello di Bushehr, al momento risparmiato dai raid Usa. Una contaminazione comprometterebbe gli impianti di desalinizzazione dei paesi del Golfo
2 minuti di lettura

"In seguito agli attacchi su tre siti nucleari in Iran - incluso quello di Fordow - l'Aiea è in grado di confermare che al momento non sono stati segnalati aumenti dei livelli di radiazioni all'esterno dei siti. Aiea fornirà ulteriori valutazioni sulla situazione in Iran non appena saranno disponibili nuove informazioni".

L'Agenzia internazionale per l'energia atomica subito dopo l’attacco americano al programma nucleare iraniano dà una prima – rassicurante – valutazione sui rischi di una possibile contaminazione. E convoca d’urgenza – per domani – un consiglio direttivo.

Ma quali sono i rischi legati all’intervento americano emersi nei giorni scorsi, in attesa che Trump desse l’ordine definitivo di colpire le centrali degli ayatollah?

«C’è molto materiale nucleare in Iran, distribuito in vari luoghi. Il rischio di un incidente che causi la dispersione della radioattività in atmosfera è concreto» aveva avvertito il direttore dell’Aiea Rafael Grossi.

Il sito giudicato più perico…

"In seguito agli attacchi su tre siti nucleari in Iran - incluso quello di Fordow - l'Aiea è in grado di confermare che al momento non sono stati segnalati aumenti dei livelli di radiazioni all'esterno dei siti. Aiea fornirà ulteriori valutazioni sulla situazione in Iran non appena saranno disponibili nuove informazioni".

L'Agenzia internazionale per l'energia atomica subito dopo l’attacco americano al programma nucleare iraniano dà una prima – rassicurante – valutazione sui rischi di una possibile contaminazione. E convoca d’urgenza – per domani – un consiglio direttivo.

Ma quali sono i rischi legati all’intervento americano emersi nei giorni scorsi, in attesa che Trump desse l’ordine definitivo di colpire le centrali degli ayatollah?

«C’è molto materiale nucleare in Iran, distribuito in vari luoghi. Il rischio di un incidente che causi la dispersione della radioattività in atmosfera è concreto» aveva avvertito il direttore dell’Aiea Rafael Grossi.

Il sito giudicato più pericoloso dalla comunità scientifica è quello della centrale atomica iraniana di Bushehr, che non risulta tra i siti colpiti nella notte dai bombardieri americani.

“Un attacco su un impianto nucleare operativo causerebbe una catastrofe radioattiva», aveva spiegato nei giorni scorsi a Repubblica James Acton, codirettore del Programma Politico Nucleare al Carnegie Endowment for International Peace, un think tank americano.

Rafael Grossi

 

L’attenzione resta allora concentrata su Fordow, un bunker profondo 100 metri vicino alla città santa di Qom, pochi chilometri a sud di Teheran, colpito invece dalle Mop degli Stati Uniti, le micidiali bombe studiate per distruggere obiettivi scavati nel sottosuolo.

Qui si troverebbero alcune migliaia di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, a una profondità che solo le bombe americane “bunker buster” sono in grado di raggiungere.

«Rispetto a una centrale nucleare attiva, gli impianti di arricchimento pongono pericoli di contaminazione minori», aveva detto a questo giornale alla vigilia dell’attacco Marco Enrico Ricotti, professore di Impianti Nucleari al Politecnico di Milano e direttore del master in Salvaguardie Nucleari.

Il principale rischio radioattivo dunque arriva dal reattore di Bushehr, non colpito dal raid ordinato dal presidente Donald Trump.

Nell’arco di 200 chilometri dalla centrale sulle rive del Golfo Persico si incontrano Iraq, Kuwait e Arabia Saudita, paesi che usano tra l’altro il Golfo per alimentare i propri impianti di desalinizzazione e verrebbero colpiti da una grave crisi idrica in caso di contaminazione radioattiva.

Di potenza medio grande (quasi un gigawatt), la centrale di Busheh fornisce energia elettrica per scopi civili e viene gestita insieme alla Russia, che fornisce combustibile e circa 200 tecnici.

Dall’uranio usato come combustibile in quel tipo di reattore non è possibile ottenere materiale per un ordigno: l’Iran non dispone delle tecnologie necessarie. Per quello molti esperti pensano che Bushehr sarà risparmiato dai raid israeliani e americani.

«La centrale non dovrà essere mai toccata. Sarebbe un problema da un punto di vista della sicurezza nucleare gravissimo per il futuro» ha avvertito Grossi.

Distrutto già nei giorni scorsi dai raid israeliani l’impianto di Arak, la strada che resta all’Iran per arrivare a una bomba nucleare passa per le centrifughe. Sono apparecchi che separano i due tipi di uranio mischiati al momento dell’estrazione: l’uranio 235 (utile per l’ordigno) e quello 238 (più abbondante, ma da scartare). Il secondo, più pesante, viene separato dalle centrifughe. Solo il primo è accumulato fino alla concentrazione del 90%, necessaria per la bomba.

La prima tappa del processo di arricchimento si trova a Isfahan, 300 chilometri a sud di Teheran, bombardata più volte dall’inizio del conflitto, il 13 giugno e nella notte colpita nella notte anche dal raid americano. Qui si trova un impianto che converte l’uranio da polvere a un gas chiamato esafluoruro di uranio. È da questa sostanza, inserita nelle centrifughe, che si ottiene l’uranio arricchito. In questo caso il gas è tossico se inalato o ingerito, ma è debolmente radioattivo. È pesante e tende a depositarsi senza disperdersi nell’aria. In caso di bombardamento c’è un rischio di contaminazione limitato al personale dell’impianto, che può usare maschere antigas.

L’esafluoruro di uranio è stato all’origine della contaminazione radiologica e chimica rilevata dall’Aiea dopo il bombardamento del 13 giugno a Natanz e colpita di nuovo nella notte dai B2 statunitensi. «La contaminazione è avvenuta solo all’interno dell’impianto. La stessa Aiea nei giorni scorsi aveva parlato di un rischio limitato riguardo a questo impianto, anche perché i volumi a disposizione dell’Iran non sono ingenti. Stessa valutazione per Fordow, il vero obiettivo incastonato nella montagna dell’attacco ordinato dal presidente degli Stati Uniti.

Leggi i commenti