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Iran, minacce al capo dell’Aiea. L’Idf colpisce il sito di Isfahan e la flotta militare di Hormuz

Ieri due omicidi eccellenti: Saeed Izadi coordinava le azioni di Hamas, Abu Ali Khalil era la guardia del corpo di Hassan Nasrallah
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Un’altra giornata di bombe israeliane sull’Iran, con l’Idf che attacca anche le navi militari nel porto di Bandar Abbas, il più importante dell’Iran sia dal punto di vista commerciale che militare, affacciato sullo Stretto di Hormuz, che gli iraniani hanno minacciato di bloccare in caso di intervento americano. Il numero delle vittime iraniane della guerra finora sale a 430, la metà almeno civili.

A Qom, ieri l’aviazione israeliana ha colpito e ucciso Saeed Izadi, il capo della divisione palestinese della forza Quds, il corpo che si occupa delle operazioni all’estero dei Pasdaran. Izadi era considerato dagli israeliani l’uomo ponte tra Teheran e Hamas, aveva gestito i finanziamenti e l’addestramento del gruppo armato palestinese prima del 7 ottobre. In un altro raid è stato assassinato Abu Ali Khalil, conosciuto come Abu Ali Jawad, per molti anni la guardia del corpo di Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, ucciso in Libano nel settembre 2024. Quando morì Nasrallah, girarono …

Un’altra giornata di bombe israeliane sull’Iran, con l’Idf che attacca anche le navi militari nel porto di Bandar Abbas, il più importante dell’Iran sia dal punto di vista commerciale che militare, affacciato sullo Stretto di Hormuz, che gli iraniani hanno minacciato di bloccare in caso di intervento americano. Il numero delle vittime iraniane della guerra finora sale a 430, la metà almeno civili.

A Qom, ieri l’aviazione israeliana ha colpito e ucciso Saeed Izadi, il capo della divisione palestinese della forza Quds, il corpo che si occupa delle operazioni all’estero dei Pasdaran. Izadi era considerato dagli israeliani l’uomo ponte tra Teheran e Hamas, aveva gestito i finanziamenti e l’addestramento del gruppo armato palestinese prima del 7 ottobre. In un altro raid è stato assassinato Abu Ali Khalil, conosciuto come Abu Ali Jawad, per molti anni la guardia del corpo di Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, ucciso in Libano nel settembre 2024. Quando morì Nasrallah, girarono molte voci sul conto Ali Jawad, si sospettò che avesse tradito perché non era con lui al momento delle esplosioni, poi si disse che fosse fuggito all’estero. Era arrivato in Iran dall’Iraq, confermano fonti di Hezbollah.

La campagna militare israeliana dunque non si ferma, e anzi si intensifica, con gli assassini di comandanti e militari e con gli attacchi contro i siti nucleari e le basi missilistiche. Ieri è stato colpito un impianto per la produzione di centrifughe a Isfahan, «il terzo di questo tipo ad essere stato preso di mira», dice l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. «Conosciamo bene questo impianto. Non c’era materiale nucleare e quindi l’attacco non avrà conseguenze radiologiche», precisa il direttore Rafael Grossi.

Che ieri è finito nel mirino di Ali Larijani, ex potente speaker del Parlamento iraniano e consigliere di Khamenei: «Quando la guerra sarà finita l’Iran regolerà i conti con il direttore dell’Aiea», ha scritto in un post su X. Trentasei ore prima dell’attacco israeliano, l’Aiea, su proposta europea e americana, aveva approvato una mozione di censura nei confronti dell’Iran accusandolo di essere “inadempiente” rispetto ai suoi obblighi nucleari. Qualche giorno dopo, incalzato da Christiane Amanpour sulla Cnn, Grossi aveva precisato che l’agenzia era preoccupata per l’arricchimento dell’uranio al 60% e la scarsa visibilità su alcune parti del programma nucleare iraniano, ma che «non aveva alcuna prova di uno sforzo sistematico per arrivare a un’arma nucleare».

La regione ora attende di capire come si muoverà Trump. Un ingresso in guerra degli Stati Uniti potrebbe muovere quello che resta del cosiddetto “asse della Resistenza”, l’alleanza di milizie e gruppi armati parastatali alleati dell’Iran. Gli Houthi yemeniti hanno avvertito che attaccheranno le navi commerciali e da guerra americane nel Mar Rosso «se gli Stati Uniti parteciperanno ad un attacco e a un’aggressione contro l’Iran al fianco del nemico israeliano». Un portavoce dell’esercito iraniano ha detto ad al Jazeera che anche chi aiuta Israele con equipaggiamenti militari e armi potrebbe costituire «un obiettivo legittimo».

La tensione sale mentre si prova a portare avanti un negoziato fragile. Ieri il presidente iraniano Pezeshkian ha parlato con Emmanuel Macron, ribadendo che Teheran non rinuncerà ai suoi diritti sul nucleare civile; il leader francese gli ha chiesto di liberare due francesi detenuti in Iran da tre anni «in condizioni disumane». I media iraniani hanno annunciato ieri l’arresto di un ciclista tedesco accusato di spionaggio per Israele nella provincia di Markazi, dove si trova il reattore di Arak. Ma l’agenzia di stampa tedesca Dpa dice che l’uomo è stato in realtà arrestato l’anno scorso ed è detenuto a Evin. Intanto Berlino ha trasferito all’estero il personale dell’ambasciata a Teheran.

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