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Khamenei isolato nel bunker, salta il vertice per la pace e prepara la successione

(afp)

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Uno diventerà leader nel caso venisse ucciso. Axios: “Saltò vertice tra Usa e Pezeshkian perché non si trovò la Guida Suprema”
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Non è il martirio che teme Ali Khamenei, il sacrificio di chi uccide i nemici e viene ucciso», conquistando «il compiacimento di Dio, che è il valore più alto al mondo», come ebbe a dire nell’agosto 2023 ad Ardabil. Chiuso nel bunker, assediato dai jet israeliani, in contatto solo con pochi fedelissimi con cui parla di persona, il Leader supremo teme un vuoto di potere, che potrebbe compromettere la continuità della Repubblica Islamica, se venisse ucciso.

A 86 anni e da tempo malato, Khamenei sapeva già che il suo regno autoritario non sarebbe durato ancora a lungo e preparava la successione. La guerra ha accelerato i piani, e l’urgenza. «Con una mossa straordinaria, ha nominato tre alti esponenti del clero come candidati a succedergli nel caso in cui venisse ucciso», scrive Farnaz Fassihi sul New York Times. L’ufficio della Guida smentisce, ma altre fonti iraniane confermano la storia. L’assemblea degli Esperti, un corpaccione di vecchi chierici che lui ha epurato da qualsia…

Non è il martirio che teme Ali Khamenei, il sacrificio di chi uccide i nemici e viene ucciso», conquistando «il compiacimento di Dio, che è il valore più alto al mondo», come ebbe a dire nell’agosto 2023 ad Ardabil. Chiuso nel bunker, assediato dai jet israeliani, in contatto solo con pochi fedelissimi con cui parla di persona, il Leader supremo teme un vuoto di potere, che potrebbe compromettere la continuità della Repubblica Islamica, se venisse ucciso.

A 86 anni e da tempo malato, Khamenei sapeva già che il suo regno autoritario non sarebbe durato ancora a lungo e preparava la successione. La guerra ha accelerato i piani, e l’urgenza. «Con una mossa straordinaria, ha nominato tre alti esponenti del clero come candidati a succedergli nel caso in cui venisse ucciso», scrive Farnaz Fassihi sul New York Times. L’ufficio della Guida smentisce, ma altre fonti iraniane confermano la storia. L’assemblea degli Esperti, un corpaccione di vecchi chierici che lui ha epurato da qualsiasi elemento dissidente, deve essere pronta a scegliere immediatamente il suo successore e questo dice quanto a Teheran vengano prese seriamente le minacce israeliane e americane.

Nella rosa dei papabili non ci sarebbe il nome del figlio Mojtaba. Non stupisce: l’anziano padre aveva già escluso in passato una successione dinastica, che significherebbe mettere la pietra tombale sul sistema del Velayath-e faqi, il governo del giureconsulto fondamento della Repubblica Islamica nata proprio in opposizione alla monarchia ereditaria. Ma non vuol dire che in una futura transizione, se ci sarà, il 55enne Mojtaba non potrebbe conquistare ancora più potere, dietro le quinte di una guida magari affidata a un anziano e poco carismatico.

Nel tempo, si è speculato su diversi nomi, l’ayatollah Makram-Shirazi; l’attuale capo della magistratura, l’ultraradicale Gholam Hossein Mohseni Ejei; o il più giovane Alireza Arafi, membro del consiglio dei guardiani, capo del seminario di Qom. Mojtaba invece è già l’eminenza grigia nel sistema, l’uomo legato agli apparati di intelligence e ai pasdaran, si dice anche il più radicale nel consigliare la repressione dura delle piazze.

Osservatori attenti di cose iraniane concordano col dire che la caduta di Khamenei potrebbe portare più a una mutazione del sistema che non a una sua esplosione, con una sorta di governo affidato a generali e oligarchi, un ruolo diverso dell’esercito regolare — che dipende dal ministero della Difesa, dunque dal presidente Pezeshkian e non dalla Guida Suprema, come i pasdaran — senza fervori anti-americani e “anti-sionisti” ma più business-oriented. Sono scenari, ipotesi, per nulla scontati. Di certo c’è che la discussione sul dopo è aperta, a Teheran come a Washington e nelle capitali europee. Lo era prima per anagrafe, lo è ancora di più adesso sotto le bombe.

Qualche giorno fa, l’agenzia di stampa Tasnim, legata ai pasdaran, riportava una curiosa storia: un gruppo in Iran si stava preparando a proporre un accordo a Israele, sostenuto da alcuni esponenti del clero di Qom, sede dei più importanti seminari sciiti del Paese, e voleva presentare «un ex funzionario di alto rango» come possibile leader di questa alternativa. Il diabolico piano è stato sgominato, assicura Tasnim, ma la notizia è che l’abbiano pubblicata. Segnali di crepe? Due sere fa, mentre il ministro degli esteri Araghchi tornava da Ginevra, fonti europee e americane hanno detto alla Cbs che oltre che di nucleare si è parlato in gran segreto di chi potrebbe governare l’Iran dopo Khamenei. Non con Khamenei, evidentemente. Axios racconta che Erdogan aveva quasi chiuso un incontro tra americani e Pezeshkian a Istanbul, ma che il tentativo è fallito perché il presidente iraniano e il ministro Araghchi non sono riusciti a contattare e avere l’approvazione della Guida. L’uscita di scena del religioso destabilizzerebbe in profondità il Paese.

«Se lui se ne va, in un modo o nell’altro, allora cambia tutto, dovremo decidere se scendere in piazza, sarebbe la nostra ultima occasione», ci dice Shabnan da Teheran, famiglia nostalgica dello Shah, lei laica e di sinistra. Il Leader Supremo sente l’assedio e lavora per garantire la sopravvivenza del sistema costruito 45 anni fa sulla guerra, la rivoluzione islamica e il martirio.

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