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La scommessa di Netanyahu: “Cambieremo la Storia”

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Con l’attacco all’Iran, il premier riscrive la sua eredità politica, devastata dal fallimento del 7 ottobre 2023. Ma Israele entra ora in una fase rischiosissima
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GERUSALEMME – “Una decisione coraggiosa che cambierà la Storia”. Ha il volto scuro Benjamin Netanyahu quando nel cuore della notte parla a Israele e al mondo dal cuore di Tel Aviv per ringraziare Donald Trump di essersi unito a Israele nell’attacco all’Iran. Non fa in tempo a finire il suo discorso che le forze armate diffondono un nuovo allerta in tutto il Paese: ristretta al minimo ogni attività, Israele è in fase di emergenza massima in attesa di una possibile risposta iraniana.

Al di là della gravità del momento, quella di questa notte per il premier è una scommessa vinta: la più importante dei suoi trent’anni di vita pubblica, quella che riscriverà la sua eredità politica, macchiata, si pensava in maniera indelebile dalla strage del 7 ottobre 2023.

Colpire l’Iran è da sempre l’obiettivo di Netanyahu: sin dagli anni 90, da giovane politico, l’attuale primo ministro di Istaele ha messo in guardia il suo Paese e il mondo dal tentativo di Teheran di raggiungere la bomba nuclear…

GERUSALEMME – “Una decisione coraggiosa che cambierà la Storia”. Ha il volto scuro Benjamin Netanyahu quando nel cuore della notte parla a Israele e al mondo dal cuore di Tel Aviv per ringraziare Donald Trump di essersi unito a Israele nell’attacco all’Iran. Non fa in tempo a finire il suo discorso che le forze armate diffondono un nuovo allerta in tutto il Paese: ristretta al minimo ogni attività, Israele è in fase di emergenza massima in attesa di una possibile risposta iraniana.

Al di là della gravità del momento, quella di questa notte per il premier è una scommessa vinta: la più importante dei suoi trent’anni di vita pubblica, quella che riscriverà la sua eredità politica, macchiata, si pensava in maniera indelebile dalla strage del 7 ottobre 2023.

Colpire l’Iran è da sempre l’obiettivo di Netanyahu: sin dagli anni 90, da giovane politico, l’attuale primo ministro di Istaele ha messo in guardia il suo Paese e il mondo dal tentativo di Teheran di raggiungere la bomba nucleare. Una delle immagini più iconiche della sua carriera è quella che lo riprende nel 2012 alle Nazioni Unite con un cartello stilizzato che mostra la bomba iraniana.

Sull’Iran, e sul tentativo di fermare i suoi progressi verso il nucleare attraverso il negoziato, si è consumata la sua rottura pubblica con il presidente americano che più ha fatto in questo senso, Barack Obama. Per Netanyahu la scelta del leader democratico di firmare il Jcpoa con l’Iran è stata un tradimento: lo disse senza mezzi termini parlando al Congresso a Washington nel 2015, in una presa di posizione sotto al suo naso, che fece infuriare Obama.

Portare l’America fuori da quell’accordo, tornare a parlare il linguaggio delle armi è stata la scommessa di Netanyahu da quando alla Casa Bianca è entrato per il primo mandato Donald Trump. Quando il tycoon ha vinto le elezioni per la seconda volta, l’obiettivo è diventato ottenere il suo appoggio per attaccare l’Iran: ad aprile, nel momento in cui il presidente americano sembrava aver scelto la strada del negoziato, il premier ha detto che Israele sarebbe andata avanti da solo se necessario. Così non è stato.

Stanotte il premier più longevo della Storia di Israele ha raccolto i frutti di anni di lavoro: "Nell'azione contro gli impianti nucleari iraniani, l'America è stata insuperabile – ha detto nel suo messaggio - Ha fatto ciò che nessun altro Paese al mondo avrebbe potuto fare. La storia ricorderà che il presidente Trump ha agito per negare al regime più pericoloso del mondo, le armi più pericolose del mondo".

Per ora Netanyahu ha vinto. Nelle prossime ore, i sondaggi premieranno la sua scelta: già nei giorni scorsi era tornato in testa alle preferenze di voto per la prima volta dal 7 ottobre 2023. Ma ora inizia una fase delicatissima: “Cominciare le guerre è una cosa, chiuderle è un’altra”, ammoniva due giorni fa sulle colonne di Repubblica Daniel Citrinowicz, uno dei massimi esperti di Iran qui in Israele. E come si chiuderà questa guerra al momento non è per niente chiaro.

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