Negli ultimi giorni, ha cominciato a circolare sui social una teoria secondo cui ai soldati statunitensi sarebbe stato servito cibo particolarmente pregiato – aragoste, bistecche e altri piatti raffinati – nelle basi militari poco prima dell’attacco in Iran. Secondo alcuni utenti, queste pietanze sarebbero un premio, che anticipa un’azione militare imminente. Ma quanto c’è di vero? Iniziamo dicendo che al momento non c’è nessuna presa di posizione ufficiale da parte dell’esercito americano.
Partiamo dai video quindi: condivisi da soldati americani sui social, mostrano mense militari con piatti insolitamente ricchi. Le immagini hanno alimentato il sospetto che si tratti di un trattamento speciale riservato a chi sta per partire per il fronte.
E a posteriori c’è ad esempio chi oggi scrive: “I soliti sapientoni dell'internet che prendono in giro chi diceva che aragoste e bistecche alla mensa dei militari Usa prima degli attacchi era una favoletta dei non sapientoni. Come al solito capite più di tutti...”.
L’idea di “razioni speciali” in tempi di guerra non è un’invezione. Durante la Prima guerra mondiale, era consuetudine fornire ai soldati in prima linea una razione extra prima degli assalti: gallette, cioccolato, scatolame e, a volte, persino liquori. In Italia, ad esempio, i soldati ricevevano ogni giorno pane, carne, pasta o riso, vino e caffè, ma prima delle azioni più rischiose le quantità aumentavano temporaneamente.
Tuttavia, oggi le dinamiche sono profondamente cambiate. E le operazioni in Iran non hanno certo riguardato il dispiegamento di forze di terra. Le unità operative d’élite – come quelle coinvolte nei voli di bombardieri strategici B-2 – seguono regimi alimentari controllati e studiati per garantire la massima efficienza in missioni lunghe e complesse. Più che pasti abbondanti, si prediligono alimenti leggeri, bilanciati e a basso carico glicemico, per evitare cali di attenzione durante operazioni che possono durare anche 24 ore consecutive, spesso senza possibilità di sosta.
In questo contesto, l’idea di offrire aragosta e bistecche prima di una missione militare operativa appare poco coerente con la prassi attuale.
C’è poi un ulteriore elemento da considerare: i militari presenti nei video non sembrano far parte di reparti operativi di prima linea. Le uniformi e l’ambiente suggeriscono piuttosto unità di supporto o retroguardia, lontane dai teatri di guerra attivi.
Non è raro che nelle basi americane, soprattutto in occasioni particolari come festività o cambi turno, vengano serviti pasti più ricchi – anche come forma di motivazione o comfort – senza che questo abbia un significato militare strategico. Infatti, il sito Unilad collega questa proliferazione di cibi di alta qualità alle celebrazioni per i 250 anni dell’esercito americano, cadute il 14 giugno. Una tempistica che spiega l’aumento di questi cibi nei giorni scorsi.