GERUSALEMME – Nella comunità accademica internazionale Avner Cohen, professore al Middlebury Institute of International Studies di Monterey, California, è una figura di spicco, noto per i suoi studi sulla non proliferazione, ma soprattutto per quelli sul programma nucleare israeliano che ha esaminato in testi chiave come Israele e la bomba e Il segreto peggio tenuto del mondo: Israele e la scommessa nucleare.
Professore, la domanda che tutti si fanno: quali danni può aver provocato l’attacco a Fordow?
«In teoria le armi usate dagli americani hanno la possibilità di penetrare per decine di metri nella montagna. Ma quali conseguenze possano aver avuto davvero a Fordow, come anche a Natanz e Isfahan, non possiamo dirlo. Gli unici che possono davvero valutarlo al momento sono gli iraniani, nessun altro. Compresi Trump e Netanyahu».
Lei ha studiato per anni il programma nucleare iraniano: aveva davvero raggiunto il punto di essere una minaccia esistenziale per Israele?
«Anche qui non …
GERUSALEMME – Nella comunità accademica internazionale Avner Cohen, professore al Middlebury Institute of International Studies di Monterey, California, è una figura di spicco, noto per i suoi studi sulla non proliferazione, ma soprattutto per quelli sul programma nucleare israeliano che ha esaminato in testi chiave come Israele e la bomba e Il segreto peggio tenuto del mondo: Israele e la scommessa nucleare.
Professore, la domanda che tutti si fanno: quali danni può aver provocato l’attacco a Fordow?
«In teoria le armi usate dagli americani hanno la possibilità di penetrare per decine di metri nella montagna. Ma quali conseguenze possano aver avuto davvero a Fordow, come anche a Natanz e Isfahan, non possiamo dirlo. Gli unici che possono davvero valutarlo al momento sono gli iraniani, nessun altro. Compresi Trump e Netanyahu».
Lei ha studiato per anni il programma nucleare iraniano: aveva davvero raggiunto il punto di essere una minaccia esistenziale per Israele?
«Anche qui non possiamo dare risposte certe: e credo che anche la Cia e il Mossad abbiano i loro limiti nel fornirle. L’opinione della maggior parte degli esperti, compresi quelli dell’intelligence, è che Khamenei non aveva dato l’ordine di accelerare e di dotare il Paese di una bomba. Ma anche – e lo dico basandomi sull’analisi di moltissime dichiarazioni lette sui giornali iraniani – che qualcosa sia effettivamente accaduto nel programma nucleare iraniano: che gli scienziati negli ultimi mesi lo abbiano portato più vicino al punto di consentirgli di effettuare un test o una dimostrazione nucleare. Quanto vicino? Non lo so. È importante però che capiate: non sto dicendo che si stavano avvicinando ad avere una bomba. Si stavano avvicinando ad avere la capacità di fare un test nucleare: e anche qui non significa che stessero per farlo».
Questo è abbastanza per parlare di minaccia esistenziale?
«È una questione di giudizio. A mio giudizio personale, non tanto. A giudizio di Netanyahu e persino di Trump, moltissimo. Io, come altri esperti e membri della comunità dell’intelligence, credo che avremmo dovuto esaurire ogni sforzo diplomatico prima di passare alle azioni militari. Netanyahu non la pensa così: ma va anche detto che in questa storia il primo ministro è mosso anche da ragioni personali. L’Iran è da quasi due decenni il suo grande progetto, e con questo attacco il primo ministro punta anche a salvare la sua leadership, a ridisegnare completamente la sua eredità politica. Dunque, la sua domanda non ha una risposta univoca: è questione di interpretazione».
Crede che l’Iran sia in grado di usare il materiale che ha già immagazzinato come arma contro Israele in questa fase?
«No. E per due motivi: il primo è che è vero che l’Iran possiede una grande quantità di uranio arricchito, quasi mezza tonnellata. E che una parte, 275 chilogrammi, è arricchita al 60%, mentre altre al 20%: ma per usarla come armi dovrebbe portare l’arricchimento al 90%. E questo mi porta al secondo motivo: gli impianti di arricchimento sono stati danneggiati dalla campagna israeliana, non sono in grado di operare come prima. Trasformare questo uranio in un’arma o inserirlo in ordigni esplosivi o caricarlo su una nave… è tutto molto difficile: al di là delle possibilità dell’Iran in questa fase, a mio giudizio».
Anche Israele ha una bomba nucleare, sebbene ufficialmente non lo ammetta: per citare il titolo di uno dei suoi libri è il segreto peggio custodito al mondo. Potrebbe usarla?
«No, assolutamente. Attorno al programma nucleare israeliano c’è un senso di responsabilità e cautela che va indietro negli anni, nei decenni. È qualcosa di radicato e completamente separato dalla politica, dunque non può essere toccato: neanche da Netanyahu».