✕

“Gli Usa hanno colpito l’Iran ma anche la propria credibilità”. La Cina vuole sfruttare l’occasione

(reuters)

Ascolta l'audio

Il coinvolgimento statunitense nel conflitto danneggia la porta d'accesso di Pechino per il Medio Oriente, ma potrebbe essere anche un’opportunità. In termini di immagine e di strategia nel Pacifico
3 minuti di lettura

PECHINO – “L’America ha danneggiato la propria credibilità”. “Le bombe statunitensi hanno colpito le fondamenta dell'ordine di sicurezza globale”. “Trump ha aperto il vaso di Pandora in Medio Oriente dimostrando ancora una volta al mondo che non è assolutamente affidabile”. Così la stampa di Partito e alcuni commentatori dopo gli attacchi statunitensi in Iran durante il fine settimana. Pechino condanna dunque le azioni americane e ritorna a chiedere il cessate il fuoco e l’avvio di negoziati. Il coinvolgimento statunitense nel conflitto potrebbe regalare a Pechino qualche opportunità (in termini di immagine e per la sua strategia nell’Indo-Pacifico), ma pure dei problemi: ad esempio nello stesso Medio Oriente, regione nella quale la Cina tenta di aumentare la propria influenza.

“L'Iran è stato danneggiato, ma lo è anche la credibilità degli Stati Uniti come Paese e come parte di qualsiasi negoziazione internazionale”, ha detto domenica sera Fu Cong, ambasciatore cinese all’Onu. P…

PECHINO – “L’America ha danneggiato la propria credibilità”. “Le bombe statunitensi hanno colpito le fondamenta dell'ordine di sicurezza globale”. “Trump ha aperto il vaso di Pandora in Medio Oriente dimostrando ancora una volta al mondo che non è assolutamente affidabile”. Così la stampa di Partito e alcuni commentatori dopo gli attacchi statunitensi in Iran durante il fine settimana. Pechino condanna dunque le azioni americane e ritorna a chiedere il cessate il fuoco e l’avvio di negoziati. Il coinvolgimento statunitense nel conflitto potrebbe regalare a Pechino qualche opportunità (in termini di immagine e per la sua strategia nell’Indo-Pacifico), ma pure dei problemi: ad esempio nello stesso Medio Oriente, regione nella quale la Cina tenta di aumentare la propria influenza.

“L'Iran è stato danneggiato, ma lo è anche la credibilità degli Stati Uniti come Paese e come parte di qualsiasi negoziazione internazionale”, ha detto domenica sera Fu Cong, ambasciatore cinese all’Onu. Per il Global Times il l’attacco statunitense in Iran “ha ulteriormente complicato e destabilizzato la situazione in Medio Oriente, spingendo il conflitto tra Iran e Israele verso uno stato incontrollabile”. Toni simili anche sul resto della stampa statale. Bisogna “evitare l’escalation” e tornare “sulla via di una soluzione politica”, dice il portavoce del Ministero degli Esteri cinese.

Un’occasione per Pechino

La mossa americana dà la possibilità a Pechino, ancora una volta, di dipingere gli Usa come dei guerrafondai, mentre la posizione della Cina è quella di un Paese responsabile che difende la pace. Ma un'America così, sostengono alcuni analisti, potrebbe essere una buona notizia per Pechino. “Se tutto ciò dovesse tradursi in un prolungato impegno degli Stati Uniti in Medio Oriente, significherebbe anche una minore concentrazione sull'immediato vicinato di Pechino, sia dal punto di vista militare che diplomatico”, dice William Yang, analista senior per il Nord-Est asiatico presso l'International Crisis Group. La pensa allo stesso modo anche Wen-Ti Sun, non-resident fellow presso il Global China Hub dell'Atlantic Council, che da Taiwan risponde così a Repubblica: “La Cina è molto felice di vedere gli Stati Uniti distogliere la loro attenzione e le loro risorse dall'Indo-Pacifico per concentrarsi sul pantano mediorientale. Questo avviene proprio dopo che gli Stati Uniti hanno nuovamente invitato i loro alleati e partner ad aumentare la spesa per la difesa al 3,5%, se non al 5%. Paesi come il Giappone e l'Australia saranno sicuramente scontenti del fatto che gli Stati Uniti chiedano agli amici asiatici di fare di più in un momento in cui gli Usa stanno facendo meno”. Lo stesso Wen-Ti Sun non crede, però, che tutto ciò si tradurrà in azioni forti cinesi nei confronti di Taiwan: “La Cina vuole che i riflettori restino puntati sull'intervento militare statunitense in Medio Oriente. Per fare bella figura, tutto ciò che deve fare è mantenere un profilo basso e non intervenire”.

Cosa cambia per Taiwan

“La decisione di Trump di attaccare l'Iran offrirà a Pechino insegnamenti che potrebbero plasmare la sua strategia geopolitica”, scriveva nei giorni precedenti gli attacchi Usa in Iran il New York Times in un’analisi. “La Cina cercherà di comprendere l'approccio di Trump alla politica estera e la sua disponibilità a ricorrere alla forza. L'esito potrebbe influenzare la valutazione di Pechino sulla possibilità che gli Stati Uniti entrino in difesa di Taiwan”. Sempre sul Nyt Bonnie Glaser, del German Marshall Fund, oggi afferma che “ora che gli Stati Uniti hanno condotto l’attacco in Iran, Taiwan potrà sentirsi in qualche modo rassicurata”.

Dei problemi, per la Cina, Wen-Ti Sun li vede: “Ha coltivato l'Iran come porta d'accesso al Medio Oriente e al Golfo Persico, soprattutto dopo il ritiro degli Stati Uniti dall'Afghanistan nel 2021. Ecco perché ha invitato l'Iran ad aderire ai Brics. Tuttavia, un Iran devastato dalla guerra sarà un partner molto meno efficace per gli sforzi della Cina di espandere la propria influenza nella regione. Il prezzo internazionale del petrolio potrebbe salire alle stelle a causa della guerra, vanificando così il tentativo della Cina di salvare la propria economia in difficoltà”.

Pechino non ha ancora offerto un aiuto concreto a Teheran, solo un sostegno retorico. E come avviene durante crisi in zone complicate come quella mediorientale, la leadership comunista se ne sta in disparte. La Cina è riluttante a intervenire in maniera più diretta per varie ragioni: nonostante i buoni rapporti col regime iraniano e gli interessi economici (petrolio) non esiste tra i due Paesi nessun tipo di alleanza; perché il principio cardine della politica estera cinese è quello della non interferenza, cioè mai andare a impantanarsi in guerre altrui specialmente se ci sono gli Usa coinvolti (e questo principio ha permesso a Pechino di distinguersi da Washington e raccogliere simpatie specialmente nel Sud del mondo); perché un aiuto più sostanzioso porterebbe a sanzioni.

Leggi i commenti