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Il sondaggio: agli europei Trump piace sempre meno. Dagli Italiani no a più spesa per la difesa

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Secondo il think tank Ecfr, le azioni e le parole del presidente Usa hanno aumentato il sentimento anti-americano nei 12 Paesi sondati e la convinzione che il Vecchio continente debba occuparsi autonomamente della propria sicurezza
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È passato meno di un anno da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca e la sua trasformazione è andata bene oltre i confini nazionali. Un sondaggio realizzato dal think tank European Council On Foreign Relation (Ecfr) dimostra che azioni e parole del presidente Usa stanno trasformando diversi fondamenti della politica europea: l’estrema destra difende l’ordine transatlantico, i partiti mainstream si riscoprono sovranisti europei, e il progetto di pace dell’Ue evolve in una strategia di difesa armata. In Paesi storicamente atlantisti come Danimarca, Germania e Regno Unito, cresce la convinzione che l’Europa debba occuparsi autonomamente della propria sicurezza.

Pubblicato in concomitanza con il Vertice Nato 2025, che inizierà domani all'Aia, – e realizzato prima della decisione di Trump di attaccare l’Iran – il sondaggio condotto su 12 Paesi europei (Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Ungheria) rivela un a…

È passato meno di un anno da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca e la sua trasformazione è andata bene oltre i confini nazionali. Un sondaggio realizzato dal think tank European Council On Foreign Relation (Ecfr) dimostra che azioni e parole del presidente Usa stanno trasformando diversi fondamenti della politica europea: l’estrema destra difende l’ordine transatlantico, i partiti mainstream si riscoprono sovranisti europei, e il progetto di pace dell’Ue evolve in una strategia di difesa armata. In Paesi storicamente atlantisti come Danimarca, Germania e Regno Unito, cresce la convinzione che l’Europa debba occuparsi autonomamente della propria sicurezza.

Pubblicato in concomitanza con il Vertice Nato 2025, che inizierà domani all'Aia, – e realizzato prima della decisione di Trump di attaccare l’Iran – il sondaggio condotto su 12 Paesi europei (Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Ungheria) rivela un ampio sostegno in tutta Europa per l'aumento della spesa per la difesa (50% in media nei 12 Paesi intervistati contro il 24% di contrari), l'impegno a mantenere il sostegno militare all'Ucraina in caso di ritiro degli Stati Uniti (59%) e il sostegno allo sviluppo di un deterrente nucleare europeo alternativo che non dipenda da Washington (54%).

Dal progetto di pace alla guerra

"Sulle principali questioni strategiche e internazionali, gli americani vengono da Marte e gli europei da Venere”, ha scritto nel 2003 lo storico Robert Kagan. Ma l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, il ritorno di Trump e la crescente paura di un conflitto nucleare hanno forzato gli europei a pensare di più alla loro sicurezza e deterrenza militare.

Secondo i dati del sondaggio, cresce il sostegno all’aumento della spesa per la difesa. Solo l'Italia rappresenta un'eccezione a questa tendenza, con il 57% degli intervistati che si oppone e solo il 17% che sostiene un aumento delle spese per la difesa. In molti Paesi, tra cui Germania, Polonia e Francia, le maggioranze sono favorevoli alla reintroduzione del servizio militare obbligatorio. Ad eccezione di Italia e Ungheria, tutti sarebbero favorevoli allo sviluppo di un deterrente nucleare europeo alternativo. In alcuni Paesi la maggioranza sarebbe addirittura favorevole allo sviluppo di un deterrente nucleare nazionale. La maggioranza dei francesi, ma non dei britannici, è favorevole all'ampliamento dell'arsenale nucleare del proprio Paese.

La nuova realtà europea

Nonostante il passaggio da Venere e Marte, gli europei dubitano di poter fare abbastanza in fretta per difendersi senza gli Stati Uniti. Gli intervistati in Danimarca e Portogallo sono i più ottimisti, con rispettivamente il 52% e il 50% dei cittadini che ritengono “possibile” questo nei prossimi cinque anni. Lo scetticismo è più marcato in Italia e in Ungheria, dove rispettivamente il 54% e il 51% ritiene che l'autonomia dell'UE in materia di sicurezza e difesa sia “molto difficile” o “praticamente impossibile” da raggiungere nei prossimi cinque anni. Gli europei sono anche scettici sul fatto che l'UE possa mettere da parte le sue differenze interne e diventare una potenza globale, in grado di competere economicamente con gli Stati Uniti e la Cina. La convinzione che l'Ue possa diventare un attore di questo tipo è debole - e minoritaria - in undici dei dodici Paesi intervistati dall'ECFR (i danesi sono gli unici a essere ottimisti).

Per gli europei supportare l'Ucraina come Stato sovrano con una forza armata credibile è il miglior sostituto al declino delle garanzie militari statunitensi. In linea con questa prospettiva, i dati mostrano che la maggior parte degli europei non vorrebbe che l'Europa ritirasse tutto il suo sostegno militare all'Ucraina, spingesse Kiev a rinunciare al territorio occupato dai russi, o revocasse le sanzioni economiche alla Russia - anche se l'America di Trump facesse prima tutte queste cose.

Secondo lo studio, il nuovo carattere interventistico degli europei è stato innescato dall'invasione su larga scala dell'Ucraina da parte di Putin nel 2022 e da una sfiducia negli Stati Uniti. Di conseguenza, le opinioni di alcuni degli Stati più atlantici (come Danimarca, Germania e Regno Unito) sono diventate tra le più anti-americane.

L’effetto Trump

L'ostilità di Trump nei confronti dell'Europa ha generato un sentimento anti-americano nella popolazione. L’Ue non è più divisa in atlantisti e no, ma in partiti che sono pro o contro Donald Trump. I partiti di destra come Fratelli d’Italia, Fidesz in Ungheria, PiS in Polonia, Vox in Spagna o AfD in Germania vedono negli Stati Uniti trumpiani un modello di riferimento. In parallelo, le forze tradizionalmente atlantiste e moderate – dai socialdemocratici ai liberali – si riscoprono critiche verso Washington e più convinte della necessità di autonomia europea.

Il vero effetto di questo Trump 2.0 è che gli Stati Uniti rappresentano ora un modello per la destra europea. Nel passato l’attenzione di questi partiti era rivolta alla Russia di Vladimir Putin e la sua crociata verso i valori “woke”, ma oggi con la guerra in Ucraina in corso chi vede lo status quo europeo come un problema può guardare al sistema americano come un modello. Le forze populiste europee imitano Trump e si sentono in dovere di difenderlo, in un rapporto che ricorda – secondo gli autori – quello tra i partiti comunisti europei e l’URSS durante la Guerra Fredda.

Allo stesso tempo, la distanza da Trump sta rafforzando l’identità europea nei Paesi occidentali. In Germania, Francia e Regno Unito, l’anti-trumpismo diventa un collante per il rilancio delle forze centriste e progressiste. "La rivoluzione di Donald Trump è arrivata in Europa - ribaltando la sua identità politica e geopolitica. “Il nostro sondaggio mostra che gli europei si sentono insicuri e che Trump sta trasformando la politica interna in modo simile alla Brexit.?I partiti di estrema destra non sono più visti semplicemente come anti-sistema, ma sono diventati parte di un'internazionale pro-Trump. D'altro canto, molti partiti mainstream si stanno reinventando come difensori della sovranità contro il caos trupiano”, ha commentato il co-autore e direttore fondatore dell'European Council on Foreign Relations, Mark Leonard.

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