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La testimonianza dall’Iran: “Ci aiutiamo come possiamo. È così che sopravviviamo”

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Il racconto di una blogger di Teheran costretta a lasciare la città e a spostarsi nel nord dopo l’inizio del conflitto con Israele: “Da più di una settimana viviamo in un tempo sospeso, ma non ci arrendiamo”
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È trascorsa poco più di una settimana dall’attacco israeliano all’Iran e appena un giorno dal raid americano sui siti nucleari iraniani. In tempo di guerra, il tempo smette di scorrere in modo lineare e perde ogni riferimento. Ogni ora si dilata, ogni minuto pesa come un macigno. Il cuore pare rallentare, ma è stretto in una morsa d’ansia che non concede tregua.

Ci sembra di vivere in un tempo sospeso, dove i giorni si confondono e si sovrappongono. Le notti non portano sollievo, ma solo un’attesa inquieta. Non so quanto ancora durerà tutto questo, ma questa sola settimana mi è sembrata lunga come un anno intero.

Alcuni miei amici all’estero sono molto preoccupati per i loro cari in Iran perché non riescono a mettersi in contatto. Mi hanno …

È trascorsa poco più di una settimana dall’attacco israeliano all’Iran e appena un giorno dal raid americano sui siti nucleari iraniani. In tempo di guerra, il tempo smette di scorrere in modo lineare e perde ogni riferimento. Ogni ora si dilata, ogni minuto pesa come un macigno. Il cuore pare rallentare, ma è stretto in una morsa d’ansia che non concede tregua.

Ci sembra di vivere in un tempo sospeso, dove i giorni si confondono e si sovrappongono. Le notti non portano sollievo, ma solo un’attesa inquieta. Non so quanto ancora durerà tutto questo, ma questa sola settimana mi è sembrata lunga come un anno intero.

Alcuni miei amici all’estero sono molto preoccupati per i loro cari in Iran perché non riescono a mettersi in contatto. Mi hanno chiesto di aiutarli: una mia cara amica che vive ad Amburgo ha raccolto i numeri e io, con la mia linea iraniana, li ho chiamati. Ho registrato le loro voci e poi, usando il telefono di mia madre, che è l’unico collegato ad Internet, ho inviato i messaggi audio alla mia amica. Così, dopo giorni, i ragazzi ad Amburgo sono riusciti ad ascoltare la voce dei loro cari e a sentirsi un po’ più tranquilli.

Sono giorni strani e difficili, ma non ci arrendiamo: non lo abbiamo mai fatto, non siamo abituati a farlo. Ancora una volta, noi iraniani possiamo contare solo su noi stessi. L’unica cosa che ci resta è sostenerci a vicenda, aiutarci per superare insieme questo momento così duro. Abbiamo sempre contato solo sulle nostre forze, forse è proprio questo che ci fa resistere, che ci spinge a non mollare. Questa solidarietà è la nostra forza, la nostra speranza. È così che andremo avanti.

*L’autrice è una blogger di Teheran che scrive sotto pseudonimo. Traduzione di Shervin Haravi

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