NEW YORK – L’attacco all’Iran agita la politica americana. Alcuni dem chiedono l’impeachment di Donald Trump per non aver chiesto al Congresso l’autorizzazione. E la base trumpiana del movimento Maga è spaccata, con i critici che sono guidati dallo storico stratega del presidente, Steve Bannon, che dice: «La stragrande maggioranza della popolazione americana non vuole essere coinvolta in nulla di tutto questo». Nel mezzo, poi, c’è il giallo della comunicazione ai membri del Congresso: i democratici sostengono di essere stati tenuti all’oscuro, i repubblicani negano. Il leader di minoranza al Senato, Chuck Schumer, secondo l’agenzia Axios, sarebbe stato informato brevemente prima che l’attacco cominciasse. Ma né Mark Warner, senatore della Virginia, né Jim Himes, deputato del Connecticut, i democratici più importanti nelle commissioni intelligence di Senato e Camera, erano stati avvertiti.
NEW YORK – L’attacco all’Iran agita la politica americana. Alcuni dem chiedono l’impeachment di Donald Trump per non aver chiesto al Congresso l’autorizzazione. E la base trumpiana del movimento Maga è spaccata, con i critici che sono guidati dallo storico stratega del presidente, Steve Bannon, che dice: «La stragrande maggioranza della popolazione americana non vuole essere coinvolta in nulla di tutto questo». Nel mezzo, poi, c’è il giallo della comunicazione ai membri del Congresso: i democratici sostengono di essere stati tenuti all’oscuro, i repubblicani negano. Il leader di minoranza al Senato, Chuck Schumer, secondo l’agenzia Axios, sarebbe stato informato brevemente prima che l’attacco cominciasse. Ma né Mark Warner, senatore della Virginia, né Jim Himes, deputato del Connecticut, i democratici più importanti nelle commissioni intelligence di Senato e Camera, erano stati avvertiti.
I senatori riceveranno un briefing questa settimana ma per i progressisti è troppo tardi. In aula è prevista nei prossimi giorni battaglia sulla risoluzione bipartisan che obbliga il presidente a chiedere l’autorizzazione prima di qualsiasi guerra. Intanto la deputata di New York, Alexandria Ocasio-Cortez, seguita da un piccolo gruppo di colleghi, ha attaccato il presidente: «Trump ha impulsivamente rischiato di scatenare una guerra che potrebbe intrappolarci per generazioni. È assolutamente e chiaramente un motivo per l’impeachment». «È una violazione – ha commentato anche il rappresentante dell’Illinois Sean Casten – passibile di impeachment». E il senatore Bernie Sanders ha ribadito che «l’unica entità che può portare questo Paese in guerra è il Congresso».
I repubblicani sostengono il presidente, a cominciare dai big di Camera e Senato, ma c’è chi si è sfilato. Thomas Massie, del Kentucky, firmatario della legge bipartisan sui poteri limitati del presidente, ha parlato di «atto non costituzionale», e Warren Davidson, dell’Ohio, generalmente allineato a Trump, stavolta ha ammesso: «È difficile trovare una giustificazione per definirlo un atto costituzionale». La base Maga è divisa tra chi considera Trump un «eroe», e chi una «delusione». Il tycoon, non casualmente, nella Situation Room durante l’attacco aveva indossato il cappellino rosso del movimento Make America Great Again. Era un messaggio per galvanizzare e compattare la base. Operazione non completamente riuscita. La fedelissima Marjorie Taylor Greene ha ribadito su X che «questa non è la nostra battaglia». L’ipotesi dell’impeachment, però, non ha possibilità di successo. Sui social i blogger progressisti invitano i follower a non sperarci: «Al Congresso non abbiamo i numeri».