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Casa Bianca, il presidente e l’azzardo del blitz: “Ora vogliamo la pace”

(agf)

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Trump spiega nella notte l’attacco: “Non siamo in guerra, non cerchiamo il cambio di regime, vogliamo solo azzerare il rischio della Bomba”. E apre al cambio di regime coniando l’acronimo MIGA
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NEW YORK – “Non siamo in guerra con l’Iran. L’obiettivo erano i tre siti nucleari, adesso tornate al negoziato per trovare una soluzione diplomatica alla crisi”. Questo, come lo ha definito il New York Times, è il più grande azzardo compiuto da Donald Trump nella sua carriera politica, o magari la sua intera vita. Se funzionerà, potrà passare alla storia come il leader che ha riportato la stabilità in Medio Oriente, lanciando anche un avvertimento alla Russia sull’Ucraina e le mire in Europa, alla Cina su Taiwan, o a chiunque altro abbia in animo di sfidare la leadership americana e l’Occidente. Se fallirà, esporrà tutti al rischio di conseguenze imprevedibili, incluso un allargamento del conflitto su scala globale.

Nel discorso con cui ha annunciato l’operazione “Martello di Mezzanotte” contro Fordow, Natanz e Isfahan, il capo della Casa Bianca è stato succinto e aggressivo: «I tre siti nucleari sono stati completamente obliterati. Il nostro obiettivo era la distruzione della ca…

NEW YORK – “Non siamo in guerra con l’Iran. L’obiettivo erano i tre siti nucleari, adesso tornate al negoziato per trovare una soluzione diplomatica alla crisi”. Questo, come lo ha definito il New York Times, è il più grande azzardo compiuto da Donald Trump nella sua carriera politica, o magari la sua intera vita. Se funzionerà, potrà passare alla storia come il leader che ha riportato la stabilità in Medio Oriente, lanciando anche un avvertimento alla Russia sull’Ucraina e le mire in Europa, alla Cina su Taiwan, o a chiunque altro abbia in animo di sfidare la leadership americana e l’Occidente. Se fallirà, esporrà tutti al rischio di conseguenze imprevedibili, incluso un allargamento del conflitto su scala globale.

Nel discorso con cui ha annunciato l’operazione “Martello di Mezzanotte” contro Fordow, Natanz e Isfahan, il capo della Casa Bianca è stato succinto e aggressivo: «I tre siti nucleari sono stati completamente obliterati. Il nostro obiettivo era la distruzione della capacità di arricchimento nucleare dell’Iran e la fine della minaccia atomica dallo Stato numero uno al mondo sponsor del terrorismo». Quindi ha avvertito gli ayatollah: «L’Iran, il bullo del Medio Oriente che da 40 anni minaccia di morte l’America e Israele, deve ora fare la pace. Se non la farà, gli attacchi futuri saranno molto più gravi. Abbiamo altri obiettivi, da colpire con rapidità e precisione».

Il giorno dopo, Trump ha lasciato al capo del Pentagono Hegseth la spiegazione della dinamica del raid condotto con i bombardieri invisibili B-2 decollati dagli Usa: «Non volevamo colpire l’Iran, il suo popolo, la leadership o le forze armate, ma solo i siti nucleari. Il presidente vuole la pace ed è pronto al negoziato». Poco dopo il vice Vance ha parlato ai talk show domenicali: «Non siamo in guerra con l’Iran. Abbiamo distrutto il programma nucleare, senza mettere a repentaglio la vita dei piloti». Quindi ha aggiunto: «Vogliamo davvero la pace, ma nel contesto in cui Teheran non abbia armi nucleari». Gli ayatollah «non stavano prendendo la cosa sul serio. Cercavano di allungare il processo in modo da poter ricostruire il loro programma di armi nucleari senza la minaccia di un’azione americana. Non abbiamo fatto saltare la diplomazia, sono gli iraniani che non le hanno mai dato una vera possibilità». Ora tocca a loro scegliere: «Siamo preparati nel caso in cui reagiscano, ma se gli iraniani volessero allargare la crisi attaccando le truppe americane, sarebbe un errore catastrofico. Non abbiamo interesse a un conflitto prolungato, o ad avere truppe sul terreno». Quindi la via d’uscita è una sola: «Non puntiamo al cambio di regime. Vogliamo porre fine al loro nucleare e poi parlare di una soluzione a lungo termine».

Il segretario di Stato Rubio ha usato un tono simile: «Quello che succederà dipende ora da cosa l’Iran deciderà di fare. Se sceglieranno la via della diplomazia, noi siamo pronti. Possiamo raggiungere un accordo positivo per loro, per il popolo iraniano, e per il mondo. Se sceglieranno un’altra strada, ci saranno conseguenze». Rubio non ha dubbi che l’atomica fosse ad un passo: «Avevano tutto il necessario per costruire armi nucleari. Perché seppellire cose in una montagna a 90 metri sotto terra? Perché hanno uranio arricchito al 60%? Gli unici paesi che hanno un uranio al 60% sono quelli che possiedono armi nucleari, perché possono portarlo rapidamente al 90%». E le responsabilità di Teheran non si limitano a questo: «Perché Hezbollah esiste? A causa dell’Iran. Perché Hamas esiste? A causa dell’Iran. Come esistono gli Houthi? A causa dell’Iran. Chi ha costruito gli Ied che hanno ucciso i soldati americani in Iraq? L’Iran. Sono loro la causa di ogni problema, l’unica fonte di instabilità in tutto il Medio Oriente». Ma «speriamo che decidano di negoziare, perché vogliamo una soluzione diplomatica. Il presidente ha dato loro la possibilità di farlo, quello che succederà dipenderà dal regime». Poco piu’ tardi, pero’, Trump ha smentito i suoi collaboratori piu’ stretti, via social: “Se l'attuale regime iraniano non è in grado di rendere di nuovo grande l'Iran, perché non dovrebbe esserci un cambio di regime???". E conia il termine MIGA, Make Iran great again

L’alternativa è che Teheran reagisca uccidendo soldati americani. Prenda ostaggi e lanci attacchi terroristici, magari con l’aiuto anche silenzioso di paesi amici come Russia, Cina, Corea del Nord. Oppure Trump potrebbe puntare al vero obiettivo, finora nascosto, di rovesciare il regime. E se la sua scommessa fallisse, una guerra più ampia e lunga sarebbe inevitabile.

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