Il capo del Servizio di sicurezza dell’Ucraina (Sbu), Vasyl Malyuk, dice che la Russia ha tentato di uccidere il presidente Volodymyr Zelensky con un attentato all’aeroporto di Rzeszów, in Polonia. Malyuk è l’organizzatore della “ragnatela”, la missione con cui i Servizi ucraini hanno azzoppato l’aeronautica militare russa demolendo i bombardieri strategici fermi a terra negli aeroporti russi.
Il capo delle spie (e della propaganda) ucraina sostiene che la Russia stia pianificando una serie di attentati contro figure di spicco dell’apparato statale ucraino. Tra gli obiettivi figurerebbero lo stesso Malyuk, il capo dell’intelligence militare Kyrylo Budanov e Denys Yermak, fratello di Andriy Yermak, capo dell’ufficio del presidente ucraino.
Durante un incontro con la stampa, riportato dal sito ucraino Tsn.ua, i russi avrebbero tentato di eliminare fisicamente il presidente Zelensky con un drone kamikaze o un fucile di precisione nell’aeroporto polacco di Rzeszów. Secondo la Sbu la…
Il capo del Servizio di sicurezza dell’Ucraina (Sbu), Vasyl Malyuk, dice che la Russia ha tentato di uccidere il presidente Volodymyr Zelensky con un attentato all’aeroporto di Rzeszów, in Polonia. Malyuk è l’organizzatore della “ragnatela”, la missione con cui i Servizi ucraini hanno azzoppato l’aeronautica militare russa demolendo i bombardieri strategici fermi a terra negli aeroporti russi.
Il capo delle spie (e della propaganda) ucraina sostiene che la Russia stia pianificando una serie di attentati contro figure di spicco dell’apparato statale ucraino. Tra gli obiettivi figurerebbero lo stesso Malyuk, il capo dell’intelligence militare Kyrylo Budanov e Denys Yermak, fratello di Andriy Yermak, capo dell’ufficio del presidente ucraino.
Durante un incontro con la stampa, riportato dal sito ucraino Tsn.ua, i russi avrebbero tentato di eliminare fisicamente il presidente Zelensky con un drone kamikaze o un fucile di precisione nell’aeroporto polacco di Rzeszów. Secondo la Sbu la Russia avrebbe ordito l’attacco agendo attraverso un ex militare polacco reclutato dai servizi di Mosca, e l’operazione è stata sventata grazie alla collaborazione tra i servizi segreti ucraini e le autorità polacche.
Malyuk dice che era stato progettato in passato anche un tentativo di uccidere Zelensky all’interno del complesso presidenziale di Kiev, e gli esecutori materiali sarebbero stati in quel caso alcuni agenti dei Servizi ucraini reclutati dal Fsb, i colleghi dei Servizi di intelligence di Mosca. “Lavoravano per il Quinto Servizio dell’Fsb, all’epoca guidato dal generale Sergey Beseda. Dopo il fallimento dell’operazione Putin lo licenziò, anche se oggi resta un consigliere dell’Fsb”, ha spiegato Maliuk.
Un altro tentativo di omicidio riguarda, secondo Maliuk, il fratello del capo dell’Ufficio presidenziale Yermak: Denys Yermak, militare dell’intelligence ucraina e operatore di droni al fronte, doveva essere ucciso con un ordigno esplosivo al suo rientro da una missione. Il capo del Sbu dice che i russi avevano reclutato un ragazzino di 14 anni per monitorare i suoi movimenti, mentre un tecnico di Kharkiv si occupava della fabbricazione dell’esplosivo: “Siamo riusciti a penetrare nel telefono dell’attentatore, intercettando tutte le comunicazioni con i suoi referenti russi, che controllavano ogni dettaglio”, ha rivelato Malyuk. “Erano già pronti due chili e mezzo di esplosivo”, dice Malyuk, un quantitativo importante perché “bastano 800 grammi per far esplodere un’automobile”. L’attacco era previsto il 15 maggio, in concomitanza con il vertice negoziale a Istanbul dove era prevista la presenza del fratello, Andriy Yermak: “Volevano interrompere i negoziati colpendo suo fratello. Non glielo abbiamo permesso”.
Ma non c’è alcuna possibile verifica indipendente delle accuse, che provengono dai servizi segreti di un Paese in guerra che tra i compiti istituzionali hanno quello di produrre controinformazione. E le accuse di Malyuk contribuiscono a screditare il nemico e a sostenere la linea politica dell’Ucraina, che denuncia continuamente il presunto tentativo russo di far deragliare i negoziati.