Trump ha usato Bannon e la portavoce della Casa Bianca per ingannare l’Iran prima dell’attacco
di Massimo BasileNEW YORK – Per settimane i media americani hanno accusato il presidente Donald Trump di usare, a turno, le persone del suo cerchio magico. Avevano indicato i nomi del vicepresidente J.D. Vance, del segretario di Stato Marco Rubio, di quello alla Difesa Pete Hegseth e del miliardario Elon Musk. Nessuno aveva accostato a questo elenco Steve Bannon, 71 anni, proto Maga e storico consigliere del tycoon.
L’ex capo stratega di Trump, ex ufficiale della Marina, ex banchiere, producer di Hollywood e co-fondatore del sito di news di estrema destra Breitbart, si è reso conto di essere stato usato quando sabato, durante un podcast, è stato informato in diretta dell'attacco alle basi nucleari iraniane: “Ci attende un altro grande weekend - ha commentato con sarcasmo - ho buone fonti che mi dicono: la festa è cominciata”. “La stragrande maggioranza del popolo americano - ha poi aggiunto con tono deluso - non vuole essere coinvolta in nulla di tutto questo”.
NEW YORK – Per settimane i media americani hanno accusato il presidente Donald Trump di usare, a turno, le persone del suo cerchio magico. Avevano indicato i nomi del vicepresidente J.D. Vance, del segretario di Stato Marco Rubio, di quello alla Difesa Pete Hegseth e del miliardario Elon Musk. Nessuno aveva accostato a questo elenco Steve Bannon, 71 anni, proto Maga e storico consigliere del tycoon.
L’ex capo stratega di Trump, ex ufficiale della Marina, ex banchiere, producer di Hollywood e co-fondatore del sito di news di estrema destra Breitbart, si è reso conto di essere stato usato quando sabato, durante un podcast, è stato informato in diretta dell'attacco alle basi nucleari iraniane: “Ci attende un altro grande weekend - ha commentato con sarcasmo - ho buone fonti che mi dicono: la festa è cominciata”. “La stragrande maggioranza del popolo americano - ha poi aggiunto con tono deluso - non vuole essere coinvolta in nulla di tutto questo”.
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L’ex stratega, secondo la ricostruzione dei media, in realtà era infuriato: per la prima volta, sostengono, si è sentito usato per un’opera di depistaggio. La posizione di Bannon, contrario all’intervento, è nota, ma il pranzo alla Casa Bianca a cui era stato invitato giovedì si è rivelata un’opera di depistaggio. Quando lo ha accolto nella residenza presidenziale, Trump aveva già dato il suo assenso all’operazione, ma serviva che la base Maga si sentisse rassicurata e la piantasse con le critiche verso l'intervento. Lo staff aveva fatto circolare subito la notizia del pranzo per galvanizzare gli elettori trumpiani.
Durante l’incontro il tycoon ha garantito al vecchio amico che si sarebbe preso tempo prima di decidere. “Il presidente - aveva annunciato Bannon nel podcast “War Room” poche ore dopo - sta valutando altre opzioni”, diverse dall’attacco ai siti nucleari. Nelle stesse ore dell’incontro, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, aveva letto ai giornalisti una dichiarazione “arrivata direttamente dal presidente”, con cui Trump aveva annunciato che avrebbe deciso cosa fare “entro due settimane”.
Il pranzo e la dichiarazione della portavoce sono serviti per gettare fumo. Meno di ventiquattr’ore dopo, alle 17 di venerdì, Trump ha dato il via libera all’operazione. Cosa possa significare questo episodio nei rapporti tra il presidente e il suo ex stratega non è chiaro: c’è chi prevede un raffreddamento nella relazione, ma nel movimento Maga hanno mostrato di essere capaci di tumultuose rotture e improvvise riappacificazioni.