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Il teatrino degli ayatollah, che ora riverseranno la loro rabbia su noi iraniani inermi

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La fine dei bombardamenti visti da una ragazza che sogna un futuro senza chierici e già vede crescere la repressione nel suo Paese
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L’ultima notte di bombardamenti è stata terrificante. Sono rimasta immobile nella mia stanza, paralizzata per due ore e mezza. Poi Trump ha annunciato a sorpresa un cessate il fuoco. Ha detto che gli attacchi si sarebbero fermati entro le nostre 3, ma le bombe hanno continuato a cadere fino alle 4. A ogni boato, ero certa che sarebbe stato quello fatale.

Tutti, in silenzio, speravano che quella fosse davvero l’ultima notte. Che magari, chissà, Khamenei fosse morto. Che, finalmente, il regime fosse crollato. Aspettavo quell’annuncio, ma non è mai arrivato. Anzi, la tv di Stato ha avuto la faccia tosta di dichiarare che i pasdaran avevano «costretto il nemico al cessate il fuoco» grazie ai loro attacchi. Come se non sapessim…

L’ultima notte di bombardamenti è stata terrificante. Sono rimasta immobile nella mia stanza, paralizzata per due ore e mezza. Poi Trump ha annunciato a sorpresa un cessate il fuoco. Ha detto che gli attacchi si sarebbero fermati entro le nostre 3, ma le bombe hanno continuato a cadere fino alle 4. A ogni boato, ero certa che sarebbe stato quello fatale.

Tutti, in silenzio, speravano che quella fosse davvero l’ultima notte. Che magari, chissà, Khamenei fosse morto. Che, finalmente, il regime fosse crollato. Aspettavo quell’annuncio, ma non è mai arrivato. Anzi, la tv di Stato ha avuto la faccia tosta di dichiarare che i pasdaran avevano «costretto il nemico al cessate il fuoco» grazie ai loro attacchi. Come se non sapessimo tutti la verità. Come se non avessimo vissuto questo teatrino per tutta la vita. Non avete mai avuto il potere. Avete avuto solo noi, il popolo, da sacrificare.


Anche adesso, che tutto sembra finito, il silenzio non ha il suono della pace. Restano case sventrate, notti senza sonno, cieli impolverati. E quei chierici, furiosi e umiliati, pronti a riversare su di noi tutta la loro rabbia. Già nell’ultima settimana le forze di sicurezza erano ovunque. Ci fermavano per strada per perquisire la borsa o lo zaino, ci controllavano il telefono. Ho paura che ci saranno più arresti, più pattuglie, più silenzi imposti.

Forse i prezzi saliranno ancora, già ora sono triplicati e nessuno ha più soldi per vivere. Forse la gente tornerà per strada. Ma questa volta la repressione potrebbe essere più dura e potrebbero uccidere migliaia di persone. A meno che il regime non sia davvero più debole. Forse questa guerra li ha logorati più di quanto riescano a nascondere e, stavolta, saremo noi ad essere abbastanza forti da buttarli giù, una volta per tutte.


Non so più a che cosa credere. È come se avessi passato tutta la vita in una prigione che finge di essere un Paese. E la cosa peggiore è che lasciare questo posto mi distruggerebbe. Ma restare mi uccide lentamente. Una parte di me avrebbe voluto morire sotto le bombe. Almeno non avrei continuato a vivere in un mondo governato da uomini in tunica che sanno solo mentire, ferire e controllare. Trump ha detto che non vuole il cambio di regime in Iran, ma vorrei che cambiasse idea. Siamo così stanchi, finiti. Non ho paura della morte, ma che il “giorno buono” che continuano a prometterci non arrivi mai. Che forse stiamo aspettando un domani che semplicemente non esiste.


L’autrice è una ragazza che vive in Iran e scrive sotto pseudonimo per ragioni di sicurezza

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