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Aerei e infiltrati tra Iran e Israele per la prima guerra combattuta a distanza

(agf)

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Mai nella storia due Paesi si sono scontrati senza attraversare i confini. Separati da 1.500 km, decisivi sono state tecnologia e intelligence
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La Guerra dei Dodici Giorni sarà studiata per anni. Il primo conflitto letteralmente senza confini, perché si è trattato di una incredibile campagna aerea condotta a 1.500 chilometri di distanza che ha permesso ai caccia israeliani di impadronirsi dei cieli e colpire liberamente in tutto l’Iran. È il successo di un modello fondato sull’organizzazione, sull’addestramento e sulla supremazia tecnologica, in cui ha giocato un ruolo chiave l’intelligenza artificiale. Ma è stata decisiva anche l’intelligence sul campo, una “legione straniera” di agenti del Mossad arruolati in mezzo mondo che si sono inseriti in ogni città della Repubblica islamica: non hanno soltanto raccolto informazioni, ma portato a termine omicidi mirati nel cuore delle città e accompagnato squadre di forze speciali negli assalti ravvicinati contro radar e missili della contraerea, che nelle prime ore hanno aperto la strada all’irruzione degli stormi. È stato applicato in maniera ancora più incisiva il metodo di infiltr…

La Guerra dei Dodici Giorni sarà studiata per anni. Il primo conflitto letteralmente senza confini, perché si è trattato di una incredibile campagna aerea condotta a 1.500 chilometri di distanza che ha permesso ai caccia israeliani di impadronirsi dei cieli e colpire liberamente in tutto l’Iran. È il successo di un modello fondato sull’organizzazione, sull’addestramento e sulla supremazia tecnologica, in cui ha giocato un ruolo chiave l’intelligenza artificiale. Ma è stata decisiva anche l’intelligence sul campo, una “legione straniera” di agenti del Mossad arruolati in mezzo mondo che si sono inseriti in ogni città della Repubblica islamica: non hanno soltanto raccolto informazioni, ma portato a termine omicidi mirati nel cuore delle città e accompagnato squadre di forze speciali negli assalti ravvicinati contro radar e missili della contraerea, che nelle prime ore hanno aperto la strada all’irruzione degli stormi. È stato applicato in maniera ancora più incisiva il metodo di infiltrarsi in profondità per ottenere risultati strategici con un numero minimo di guastatori già sperimentato dagli ucraini con i blitz contro gli aeroporti russi.

(afp)

Dal secondo giorno, satelliti, velivoli spia Oron e nugoli di droni Heron hanno tenuto sotto controllo l’intero Iran intercettando le comunicazioni e sorvegliando i movimenti sul terreno, pronti a segnalare altri bersagli per le ondate di jet o per gli 007 nascosti tra le case. Nonostante l’impegno di tecnici e piloti, questo ritmo poteva proseguire al massimo per altre 48 ore poi sarebbe stato rallentato dal logoramento di mezzi ed equipaggi: la tregua gli ha impedito di esaurire la lista dei target e ha costretto ad anticipare l’evacuazione delle spie per sottrarle alle retate dei pasdaran.

Quanti danni hanno inflitto gli israeliani? La nebbia di guerra non si è ancora dissolta e le informazioni attendibili sono poche. Circola una stima: i jet israeliani hanno distrutto circa 1.200 obiettivi, in pratica cento al giorno, spazzando via il sessanta per cento della capacità bellica iraniana. Le valutazioni più controverse sono proprio quelle relative allo scopo prioritario dell’offensiva: fermare l’asserita corsa degli ayatollah verso un ordigno atomico. Di sicuro il programma nucleare è stato riportato indietro di anni, grazie anche all’azione statunitense di domenica con le superbombe Mop contro le centrifughe per l’arricchimento dell’uranio di Fordow. Ma lo stesso vicepresidente Vance si è detto convinto che 400 chili di uranio di grado appena inferiore a quello necessario per un’atomica siano ancora nelle mani degli iraniani. Insomma, la partita sembra solo rinviata.
La seconda questione fondamentale è relativa ai missili balistici, le lance a cui la teocrazia sciita aveva affidato la sua ambizione di potenza. I duelli contro la cupola israeliana hanno dato un esito che i generali delle Israeli Defence Forces ritengono positivo ma che fino all’ultimo ha seminato il terrore tra la popolazione: su circa 500 ordigni scagliati dall’Iran, 50 hanno superato le barriere e otto hanno causato vittime. I pasdaran sono riusciti a centrare infrastrutture di grande rilievo, ad esempio la raffineria di Haifa e una centrale elettrica: la conferma di come la coperta delle batterie Arrow sia troppo corta e neppure il contributo di quelle americane Thaad sia in grado di rendere immune lo Stato ebraico dalla rappresaglia.

(reuters)

La visione delle Idf però ha sempre privilegiato l’attacco alla difesa, preferendo la spada allo scudo, e ora viene fatto ufficiosamente trapelare che il 65 per cento dei lanciatori balistici è stato eliminato dall’aviazione, che ha anche spazzato via 800-1000 ordigni prima che potessero venire utilizzati. Inoltre bombardamenti e omicidi hanno scompaginato gli organigrammi iraniani, impedendogli di coordinare lanci di massa: la consistenza delle bordate ha continuato a diminuire di giorno in giorno. Nei bunker sopravvissuti al conflitto resterebbe però un arsenale con duecento lanciatori semoventi e un migliaio di missili. I droni invece si sono rivelati inefficaci: duemila sono stati abbattuti prima di varcare le frontiere israeliane.

(agf)

Tutto l’apparato dei Guardiani della Rivoluzione e delle forze armate ha subìto una vera amputazione. Aeroporti, depositi di munizioni, radar, centri di comunicazione, caserme sono stati presi di mira ripetutamente. I soldati spesso sono caduti in preda al panico e sono fuggiti, tanto da obbligare ieri le autorità a minacciare l’impiccagione: «Ogni forma di insubordinazione e diserzione sarà punita come un tradimento, sia che sia stata motivata da collusione con il nemico o da ragioni personali». C’è un lato oscuro: le Idf hanno diffuso immagini degli attacchi contro vetusti velivoli d’origine americana come gli F-14 Tomcat ma nessuna dei più moderni Mig e Sukhoi russi. Sono stati risparmiati per non correre il rischio di colpire i tecnici di Mosca? La rinascita militare del regime teocratico dipenderà molto dal sostegno di Putin.
Israele si è mostrato praticamente onnipotente, schiacciando tutti i suoi avversari: durante la Guerra dei Dodici Giorni ha continuato a fare strage a Gaza, bersagliato gli hezbollah libanesi e gli Houthi yemeniti. I fronti aperti però si accumulano: un conflitto senza confini e senza soluzioni all’orizzonte, che alla lunga rischia di diventare insostenibile anche per la sua formidabile macchina bellica.

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