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Turista norvegese sostiene di essere stato respinto per un meme su Vance. Smentita Usa: “Per droga”

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Il dipartimento ha poi spiegato che il ventenne “non era stato trattenuto per ragioni politiche” e lo ha accusato di essersi rifiutato di rispondere riguardo al possibile uso di stupefacenti
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NEW YORK – Un turista norvegese di ventuno anni ha raccontato di essere stato arrestato all’aeroporto di Newark, negli Stati Uniti, dagli agenti dell’ufficio immigrazione, dopo che sul suo cellulare è stato trovato un meme che prendeva in giro il vicepresidente J. D. Vance.

Mads Mikkelsen, solo omonimo dell’attore vincitore a Cannes, era atterrato all’aeroporto internazionale di Newark, New Jersey, l’11 giugno, in vista di una vacanza con amici in uno dei parchi americani. Il ragazzo ha raccontato a un sito norvegese, Nodlys, di essere stato fermato dagli agenti federali. “Mi hanno fatto domande sul traffico di droga - ha raccontato - piani terroristi ed estremismo di destra, tutta roba che non aveva senso”.

Il ragazzo ha detto che a un certo punto gli agenti hanno minacciato di fargli una multa di cinquemila dollari o di sbatterlo in prigione per cinque anni se si fosse rifiutato di fornire loro la password per permettere di accedere al cellulare. Mikkelsen gliel’ha dato. Gli agent…

NEW YORK – Un turista norvegese di ventuno anni ha raccontato di essere stato arrestato all’aeroporto di Newark, negli Stati Uniti, dagli agenti dell’ufficio immigrazione, dopo che sul suo cellulare è stato trovato un meme che prendeva in giro il vicepresidente J. D. Vance.

Mads Mikkelsen, solo omonimo dell’attore vincitore a Cannes, era atterrato all’aeroporto internazionale di Newark, New Jersey, l’11 giugno, in vista di una vacanza con amici in uno dei parchi americani. Il ragazzo ha raccontato a un sito norvegese, Nodlys, di essere stato fermato dagli agenti federali. “Mi hanno fatto domande sul traffico di droga - ha raccontato - piani terroristi ed estremismo di destra, tutta roba che non aveva senso”.

Il ragazzo ha detto che a un certo punto gli agenti hanno minacciato di fargli una multa di cinquemila dollari o di sbatterlo in prigione per cinque anni se si fosse rifiutato di fornire loro la password per permettere di accedere al cellulare. Mikkelsen gliel’ha dato. Gli agenti hanno scrollato le immagini e le foto contenute nel congegno elettronico e si sono fermati quando hanno visto un’immagine considerata “sospetta”: un meme del volto di Vance rielaborato, con una testa calva come un uovo.

Il ragazzo ha spiegato agli agenti che neanche si ricordava di averla, ma questo non ha alleggerito la sua posizione. Lo hanno tenuto fermo in attesa di chiarimenti, per poi negargli il visto d’ingresso. Un amaro fuori programma che si è aggiunto al viaggio di dodici ore per arrivare in Usa. Il dipartimento ha poi spiegato che il turista “non era stato trattenuto per ragioni politiche” e lo ha accusato di essersi rifiutato di rispondere riguardo al possibile uso di stupefacenti. Ma non sarebbe la prima volta che accade qualcosa di simile negli Stati Uniti.

Sotto l’amministrazione Trump i controlli negli aeroporti sono diventati particolarmente duri verso chi mostra testi, post sui social in cui critica il presidente degli Stati Uniti. Un autore e freelancer australiano, Alistair Kitchen, 33 anni, ha raccontato di essere stato respinto alla frontiera dopo essere stato messo sotto torchio riguardo le sue posizioni su Gaza e una serie di articoli scritti sulle proteste a favore dei palestinesi. “Sappiamo chi sei - gli avrebbero detto gli agenti, secondo il suo racconto, all’arrivo a Los Angeles - abbiamo visto i tuoi articoli sulle proteste alla Columbia University”. Kitchen si era imbarcato a Melbourne diretto a New York dove avrebbe incontrato alcuni amici, ma era stato fermato dagli agenti all’aeroporto di Los Angeles, dove l’aereo aveva fatto una sosta. L’australiano è stato tenuto rinchiuso per dodici, prima di essere rispedito a casa.

Kitchen, che ha raccontato la sua disavventura in un lungo articolo pubblicato sul New Yorker, sostiene che l’ingresso gli sia stato negato per via delle sue opinioni. Freedom of the Press Foundation, noprofit americana, ha parlato di “plateale attacco alla libertà di stampa e di tattiche da stato autoritario”. Il dipartimento per la sicurezza interna si è difesa, parlando di “accuse false in modo inequivocabile”, ma senza indicare il reale motivo per cui il turista è stato respinto.

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