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“Fordow come Hiroshima”, scontro Casa Bianca-007 sugli effetti degli attacchi

(afp)

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“Media e intelligence mentono, siti nucleari iraniani distrutti”. L’ipotesi di un incontro con gli ayatollah per riaprire i negoziati. Dopo le critiche, la Cia fa retromarcia: “Strutture demolite”
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L’AIA – Fordow passerà alla storia come Hiroshima, o almeno così pensa Donald Trump. Perché ha messo fine alla “Guerra dei 12 giorni” con l’Iran, ma soprattutto ha distrutto il suo programma nucleare, checché ne dicano i media nemici sempre intenti a denigrarlo. La settimana prossima riallaccerà il filo del dialogo con gli ayatollah, per vedere se sarà possibile coronare la sua offensiva militare con un accordo di lungo termine, ma a questo punto interessa più a loro che a lui, perché lo spettro della minaccia atomica non è più sul tavolo.

Il capo della Casa Bianca è infuriato con l’intelligence americana, per il rapporto in cui ha scritto di non essere sicura che i siti nucleari bombardati sabato sera siano “obliterati”, come assicura lui, e poi con la Cnn e il New York Times, che lo hanno pubblicato mettendo l’accento sulle note negative, perché la loro missione è diffondere “fake news” allo scopo di sminuirlo. In serata il direttore della Cia Ratcliffe corre ai ripari, diffondendo…

L’AIA – Fordow passerà alla storia come Hiroshima, o almeno così pensa Donald Trump. Perché ha messo fine alla “Guerra dei 12 giorni” con l’Iran, ma soprattutto ha distrutto il suo programma nucleare, checché ne dicano i media nemici sempre intenti a denigrarlo. La settimana prossima riallaccerà il filo del dialogo con gli ayatollah, per vedere se sarà possibile coronare la sua offensiva militare con un accordo di lungo termine, ma a questo punto interessa più a loro che a lui, perché lo spettro della minaccia atomica non è più sul tavolo.

Il capo della Casa Bianca è infuriato con l’intelligence americana, per il rapporto in cui ha scritto di non essere sicura che i siti nucleari bombardati sabato sera siano “obliterati”, come assicura lui, e poi con la Cnn e il New York Times, che lo hanno pubblicato mettendo l’accento sulle note negative, perché la loro missione è diffondere “fake news” allo scopo di sminuirlo. In serata il direttore della Cia Ratcliffe corre ai ripari, diffondendo una nota in cui parla di «intelligence credibile da cui risulta che il programma nucleare iraniano è severamente danneggiato».

Il clima si capisce di prima mattina, quando incontrando il segretario generale della Nato Rutte in apertura del vertice dell’Alleanza, i giornalisti gli chiedono di commentare il rapporto: «Non sanno cosa è successo. Penso che Israele ce lo dirà molto presto perché Bibi (Netanyahu) avrà persone sul terreno». Lui però non ha dubbi: «Abbiamo sentito che è stata una distruzione totale. Quando guardate il terreno sopra, non dimenticate che la fiamma è tutta sottoterra. Credo che non abbiano avuto la possibilità di spostare nulla, perché abbiamo agito rapidamente».

Quindi Trump aggiunge: «È stato un attacco devastante. Se avessero vinto e non avessimo eliminato il pericolo, non avrebbero accettato la tregua». Quanto al programma nucleare, «è ritardato di decenni, non credo che lo tenteranno mai più. Non voglio fare l’esempio di Hiroshima o Nagasaki, ma è stata essenzialmente la stessa cosa. Quello ha posto fine a quella guerra, questo ha posto fine a questa guerra».

Durate la conferenza stampa si scaglia contro l’intelligence, che sospetta di tramare contro di lui fin dal primo mandato, a partire dall’Fbi con il “Russiagate”. Rimprovera agli analisti di aver scritto un rapporto “low confidence”, ossia con poca certezza sulla vera entità dei danni, che potrebbero andare da “moderati a severi”. Questa mancanza di conferme però vale anche per lui, che invece si ostina a ripetere la sua versione della “obliterazione” dei siti. Poi cita i giudizi degli israeliani, ovvia parte in causa, un po’ come aveva detto di fidarsi più di Putin che dei servizi americani sulle interferenze russe nelle elezioni Usa.

Gli altri grandi colpevoli sono come al solito i media, che avrebbero enfatizzato gli aspetti negativi del rapporto, ricevuto da una talpa intenta a danneggiare l’amministrazione, perché questo è il loro vero obiettivo: «Volete infangare anche i piloti, che invece dovreste trattare come eroi. Hanno messo le loro vite a rischio, sganciando le bombe esattamente dove dovevano».

Solo dopo aver completato il suo sfogo, Trump torna a discutere la realtà per spiegare come intende procedere. «La settimana prossima vedremo gli iraniani, per capire se ora sarà possibile fare un accordo. Però non è davvero necessario, perché il programma nucleare è distrutto e non torneranno a costruirlo». Sembra una posizione negoziale, però, perché subito dopo fa una concessione, mettendo di fatto fine alla campagna di “massima pressione” su Teheran: «Potrei impedirgli di vendere il petrolio, ma non lo farò, perché gli serve per la ricostruzione. Potrei venderlo io alla Cina, però li lascerò fare». Suona come una concessione in anticipo, proprio per convincere gli ayatollah a scrivere nero su bianco la rinuncia all’arma atomica, magari su sollecitazione degli amici e alleati di Pechino. Il presidente infatti insiste: «Gli iraniani hanno un grande vantaggio, il petrolio, e sono bravi a commerciare. Possono avere un grande futuro, rinunciando all’atomica», ammesso che Netanyahu accetti questa soluzione invece del cambio di regime.

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