NEW YORK – I giornalisti che hanno messo in dubbio la distruzione dei tre siti nucleari iraniani colpiti sabato andrebbero licenziati e chi ha passato loro il rapporto iniziale dell’intelligence dovrebbe finire in galera. L’offensiva lanciata dal presidente Trump e l’intera amministrazione contro i suoi critici suona quasi più violenta degli attacchi agli ayatollah, almeno nella retorica. Ma un motivo c’è, perché il capo della Casa Bianca accusa i servizi di volerlo abbattere dai tempi del “Russiagate”, mentre ha sempre considerato i media tradizionali nemici giurati della sua causa e del conservatorismo.
Una disputa politica
Così, davanti a tanta animosità, spariscono anche le valutazioni più ragionevoli del direttore dell’Aiea Rafael Grossi, secondo cui le centrifughe di Fordow «non sono più in grado di operare», però «sostenere che l’intero programma nucleare sia stato spazzato via sarebbe troppo». La disputa del resto è tutta politica, mentre per la sostanza relativa alla sic…
NEW YORK – I giornalisti che hanno messo in dubbio la distruzione dei tre siti nucleari iraniani colpiti sabato andrebbero licenziati e chi ha passato loro il rapporto iniziale dell’intelligence dovrebbe finire in galera. L’offensiva lanciata dal presidente Trump e l’intera amministrazione contro i suoi critici suona quasi più violenta degli attacchi agli ayatollah, almeno nella retorica. Ma un motivo c’è, perché il capo della Casa Bianca accusa i servizi di volerlo abbattere dai tempi del “Russiagate”, mentre ha sempre considerato i media tradizionali nemici giurati della sua causa e del conservatorismo.
Una disputa politica
Così, davanti a tanta animosità, spariscono anche le valutazioni più ragionevoli del direttore dell’Aiea Rafael Grossi, secondo cui le centrifughe di Fordow «non sono più in grado di operare», però «sostenere che l’intero programma nucleare sia stato spazzato via sarebbe troppo». La disputa del resto è tutta politica, mentre per la sostanza relativa alla sicurezza globale, le conclusioni concrete saranno rimandate alla ripresa dei colloqui con gli iraniani in programma la settimana prossima. E magari alle visite clandestine nei siti che riusciranno a fare in futuro gli 007 israeliani o americani, oppure gli ispettori dell’Aiea.
Il presidente contro i giornalisti
Già mercoledì sera Trump aveva sfogato la rabbia, pubblicando sui social questo messaggio a lettere cubitali: «Le fake news della Cnn sono così disgustose e incompetenti. Alcuni dei conduttori più stupidi del settore». Poco dopo aveva rivelato l’obiettivo intimidatorio: «Si dice che il New York Times in declino e la Cnn, che si occupa di fake news, licenzieranno i giornalisti che hanno inventato le false storie sui siti nucleari iraniani perché si sono sbagliati di grosso. Vediamo cosa succede?».
Attacco all'Iran, l'ira di Hegseth contro i giornalisti: "È nel vostro dna tifare contro Trump"
L’attacco di Hegseth
Per lanciare l’attacco frontale, ha poi ordinato al capo del Pentagono Pete Hegseth di tenere una conferenza stampa alle 8 del mattino di ieri: «L’odio per Trump – ha detto il segretario alla Difesa ai giornalisti – è nel vostro dna». Quindi ha puntato il dito contro Cnn e New York Times, che secondo lui avevano un «piano contro il presidente per far sembrare che l’attacco americano alle strutture nucleari iraniane non avesse causato danni ingenti», nonostante il rapporto filtrato «fosse preliminare e comunque parlasse di azioni devastanti». La resa dei conti non ha risparmiato nessuno, perché l’ex conduttore della Fox si è scagliato anche contro la collega della stessa emittente Jennifer Griffin, definendola «la peggiore di tutti». Qui, all’abituale disdegno per i media tradizionali troppo liberal, si aggiungono i sospetti di tradimento che Trump nutre verso Rupert Murdoch, nonostante mezza amministrazione sia passata dalla sua tv, ormai soppiantata nel cuore del presidente da altri media conservatori e dai social più propagandistici. Lo scopo del resto è intimidire tutti, affinché nessuno si azzardi a sfidare la linea ufficiale.
Secondo Hegseth «l’intelligence ha confermato che le strutture iraniane nucleari sono state completamente distrutte», almeno a sentire il direttore della Cia Ratcliffe, nominato da Trump, intervenuto a correggere l’analisi preliminare. «Molti impianti chiave sono stati demoliti e ci vorranno anni per ricostruirli». Più prudente il capo degli Stati maggiori riuniti, generale Dan Caine, che ha esaltato la missione dei piloti, precisando però che le forze armate non fanno «la valutazione dei danni in battaglia». La Casa Bianca ha invece risposto a Khamenei: sminuisce gli effetti del bombardamenti Usa perché deve «salvare la faccia».
L’elogio di Trump
Subito dopo il presidente è tornato sui social per elogiare quella che ha definito come «una delle conferenze stampa più grandiose, professionali e “di conferma” che abbia mai visto. Le fake news dovrebbero licenziare tutti coloro coinvolti in questa caccia alle streghe e chiedere scusa ai nostri grandi guerrieri». Trump ha assicurato che «non è stato portato via nulla dalla struttura», tornando poi ai caratteri cubitali: “I giornalisti di fake news della Cnn e del New York Times dovrebbero essere licenziati, immediatamente, persone cattive con intenzioni cattive».