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“A Gaza tregua entro sette giorni”, l’annuncio della Casa Bianca

(afp)

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L’ottimismo degli Usa, ma si continua a morire: scontro sulle vittime nei centri per gli aiuti. L’inchiesta di Haaretz sul comportamento dell’Idf: “Spara ai civili inermi”. Ira di Netanyahu
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TEL AVIV – Donald Trump promette un cessate il fuoco “a breve”: «Entro una settimana ci sarà l’intesa», dice parlando dallo Studio ovale. Ma intanto Gaza sprofonda nel caos ogni giorno di più. Ieri Haaretz ha rivelato che ai soldati israeliani è stato dato l’ordine di sparare per disperdere la folla che si crea nei punti di distribuzione degli aiuti: anche quando è disarmata e non rappresenta una minaccia. In una lunga inchiesta il quotidiano progressista israeliano ha raccolto le testimonianze anonime di diversi soldati in servizio nella Striscia. «È un campo della morte – racconta uno di loro – non ci sono mezze misure, niente gas lacrimogeni o simili: quando ci sono assembramenti, il nostro linguaggio sono i proiettili». Una situazione tanto grave che, sostiene ancora il giornale, la Procura militare ha avviato un’indagine per valutare la possibilità che siano stati commessi crimini di guerra.

All’inchiesta hanno risposto ieri sera con toni durissimi il premier Benjamin Netany…

TEL AVIV – Donald Trump promette un cessate il fuoco “a breve”: «Entro una settimana ci sarà l’intesa», dice parlando dallo Studio ovale. Ma intanto Gaza sprofonda nel caos ogni giorno di più. Ieri Haaretz ha rivelato che ai soldati israeliani è stato dato l’ordine di sparare per disperdere la folla che si crea nei punti di distribuzione degli aiuti: anche quando è disarmata e non rappresenta una minaccia. In una lunga inchiesta il quotidiano progressista israeliano ha raccolto le testimonianze anonime di diversi soldati in servizio nella Striscia. «È un campo della morte – racconta uno di loro – non ci sono mezze misure, niente gas lacrimogeni o simili: quando ci sono assembramenti, il nostro linguaggio sono i proiettili». Una situazione tanto grave che, sostiene ancora il giornale, la Procura militare ha avviato un’indagine per valutare la possibilità che siano stati commessi crimini di guerra.

All’inchiesta hanno risposto ieri sera con toni durissimi il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz, parlando di «spregevoli e sanguinarie calunnie» e di «maligne falsità». «I soldati hanno ricevuto l’ordine di evitare di coinvolgere la popolazione civile e si attengono all’ordine», scrivono in un comunicato.

Un botta e risposta che da solo racconta il caos che circonda la distribuzione degli aiuti umanitari a Gaza. Ieri, nella centrale Deir al Balah, c’è stata l’ennesima strage del cibo: 18 vittime, in una giornata in cui in tutto i morti nella Striscia sarebbero 72. Non si capisce se a sparare contro chi distribuiva farina e chi aspettava di riceverla sia stato l’esercito israeliano (come sostiene l’Associated Press) o se si sia trattato di un regolamento di conti fra Hamas e le bande accusate di rubare gli aiuti (che è quello che dice Haaretz). Di certo l’ospedale Al Nasser ha ricevuto 18 corpi, fra cui quelli di una donna e un bambino.

È un mese che a Gaza attorno al cibo si contano i cadaveri: da quando, il 26 maggio, Israele ha riaperto i valichi che aveva chiuso per due mesi dopo il fallimento del cessate il fuoco con Hamas. Il sistema messo in piedi da allora segue tre modalità: tutte a modo loro farraginose e pericolose. Al Nord di Gaza gli aiuti dovrebbero essere distribuiti da clan locali, non affiliati con Hamas: ma da due giorni non arriva più nulla perché l’esperimento non funziona e il governo ha chiesto all’Idf di individuare nuovi metodi. Nell’attesa, ha bloccato gli aiuti.

Al Sud il World food program ha sospeso l’invio dei pochi camion di farina che riuscivano a entrare per alimentare le panetterie dopo l’ennesimo assalto a un convoglio: non si sa se a bloccarlo siano stati civili disperati o bande di saccheggiatori. Di sicuro, più di dieci persone sono morte la settimana scorsa, e da allora i camion sono fermi.

Il risultato è che l’unico cibo a disposizione passa attraverso i quattro centri della Gaza humanitarian foundation, ente vicino al governo americano e a quello israeliano: i punti di distribuzione della Ghf sono diventati teatro di diversi incidenti mortali. La maggior parte delle 400 persone che in un mese - secondo l’Onu - sono morte cercando cibo, erano nei pressi di queste strutture. Le agenzie Onu e le maggiori organizzazioni internazionali hanno rifiutato di collaborare con la Ghf e criticato i suoi metodi e le sue intenzioni. Ieri ad alzare ulteriormente il tono è stata Medici senza Frontiere: «Questo sistema di distribuzione è un massacro mascherato da aiuto umanitario e deve essere fermato immediatamente», dice l’organizzazione.

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