Douglas: “Con la sentenza della Corte suprema rimosso l’ultimo argine all’autoritarismo”
di Anna Lombardi«È una decisione cruciale: si ammette il principio che quanto è garantito in uno Stato può non esserlo in un altro. E questo pone un’inquietante domanda su cos’è ancora lo Stato di diritto in America. Di fatto un privilegio se la Costituzione non è più ombrello universale che garantisce lo stesso trattamento a tutti». Lawrence Douglas, professore di diritto dell’Amherst College, Massachusetts, è specializzato in risposte legali a crimini di stato. Nel 2020 ha affrontato dal punto di vista legale la reticenza di Trump a lasciare il potere nel libro Will He Go? Trump and the Looming Election Meltdown.
Le sentenze dei tribunali distrettuali non avranno più valore di “ingiunzioni nazionali”. Cosa significa?
«Si tratta di provvedimenti ingiuntivi che permettono a singoli giudici di vincolare il governo federale alle loro decisioni, impedendogli di applicare certe leggi. Già altri presidenti, anche democratici, avevano cercato di ridimensionarne il potere. Ma di recente si sono trasformati …
«È una decisione cruciale: si ammette il principio che quanto è garantito in uno Stato può non esserlo in un altro. E questo pone un’inquietante domanda su cos’è ancora lo Stato di diritto in America. Di fatto un privilegio se la Costituzione non è più ombrello universale che garantisce lo stesso trattamento a tutti». Lawrence Douglas, professore di diritto dell’Amherst College, Massachusetts, è specializzato in risposte legali a crimini di stato. Nel 2020 ha affrontato dal punto di vista legale la reticenza di Trump a lasciare il potere nel libro Will He Go? Trump and the Looming Election Meltdown.
Le sentenze dei tribunali distrettuali non avranno più valore di “ingiunzioni nazionali”. Cosa significa?
«Si tratta di provvedimenti ingiuntivi che permettono a singoli giudici di vincolare il governo federale alle loro decisioni, impedendogli di applicare certe leggi. Già altri presidenti, anche democratici, avevano cercato di ridimensionarne il potere. Ma di recente si sono trasformati nell’unico strumento realmente capace di frenare le politiche incostituzionali di Donald Trump: negli ultimi cinque mesi ne sono stati emesse decine».
Che impatto ha sullo ius soli?
«La decisione sarà presa a ottobre. Ma intanto chi nasce in certi stati sarà cittadino e chi nasce in altri no. A un certo punto i giudici supremi dovranno entrare nel merito; ma nel frattempo saremo nella nuova, bizzarra situazione per cui la Costituzione significa una cosa in una parte del Paese e l’opposto in un’altra».
Accade già con l’aborto.
«Sì, ma lì la Corte Suprema ha preso una decisione categorica, per quanto controversa: in America l’aborto non è più diritto costituzionale e questo ha spinto gli stati a prendere decisioni indipendenti in materia. Qui non dicono o che lo ius soli non è protetto. Ma hanno creato una sorta di nebbia legale che permetterà all’amministrazione Trump di emettere ordini incostituzionali di vario tipo senza che nessuno possa sfidarli a livello nazionale».
Le decisioni dei tribunali distrettuali, dunque, a cosa si applicano d’ora in poi?
«Ai singoli casi. Solo coloro che hanno portato il caso in tribunale saranno protetti dalle sentenze. Infatti si lascia aperta la porta delle class action: ben sapendo che quel tipo di azioni legali sono più difficili da portare in tribunale. Intanto bisogna essere riconosciuti come “classe”: dei clandestini lo sono?»
A ottobre che decisione si aspetta sullo ius soli?
«Cancellarlo terremoterebbe le fondamenta della nostra identità di nazione: non arriveranno a tanto. Non possono dire ci siamo sbagliati per gli ultimi due secoli. Possono però vincolarlo, restringerlo: facendo l’ennesima scelta sfacciata, ideologica e incostituzionale».
La sentenza di ieri la preoccupa?
«Sarebbe ingenuo ignorare che l’amministrazione sta ponendo sfide uniche al nostro ordine costituzionale. Finora gli unici ostacoli alle pulsioni autoritarie di Trump sono stati proprio i tribunali distrettuali. E ora la Corte li ha disarmati, rimuovendo il più potente strumento di controllo al potere esecutivo che avevamo in America. Da noi purtroppo i giudici supremi sono da sempre politicizzati. Ma questa è la Corte più conservatrice della storia, con almeno due membri che sembrano sostenitori Maga».
Ci si può opporre alle decisioni della più Alta Corte?
«Servirebbe un emendamento costituzionale, notoriamente difficile da ottenere per l’enorme maggioranza, anche statale, che richiede: è accaduto solo un paio di volte nella nostra storia. L’altro modo è aspettare che una diversa composizione di giudici ribalti la sentenza. Ma ci vogliono anni. Generazioni».