Jacobsen: “Bruciati vivi o sterminati dall’inverno nucleare, così si muore in una guerra atomica”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Cinque miliardi di esseri umani morti, fra quelli bruciati vivi dall’esplosione iniziale, e quelli sterminati poi dalla fame e gli stenti dell’inverno nucleare. Se questo incubo colpisce la vostra attenzione, Annie Jacobsen ha centrato l’obiettivo. Perché lo scopo del suo libro "Guerra nucleare", pubblicato in Italia da Mondadori, è proprio questo: descrivere nel dettaglio gli effetti reali di una guerra atomica, minuto per minuto, nella speranza di far capire quanto sarebbe senza ritorno per l’umanità. Suscitando così la reazione emotiva e politica necessaria a prevenirla, ossia il disarmo.
Perché ha scelto di investigare questa minaccia?
"Mi sono sempre occupata di sicurezza nazionale, e ogni volta che chiedevo alle mie fonti militari perché facevano il loro lavoro, la risposta era sempre la stessa: prevenire la Terza guerra mondiale nucleare. Quando nel primo mandato Trump ha minacciato "fuoco e furia", ho sentito la necessità di capire cosa sarebbe successo, se que…
NEW YORK - Cinque miliardi di esseri umani morti, fra quelli bruciati vivi dall’esplosione iniziale, e quelli sterminati poi dalla fame e gli stenti dell’inverno nucleare. Se questo incubo colpisce la vostra attenzione, Annie Jacobsen ha centrato l’obiettivo. Perché lo scopo del suo libro "Guerra nucleare", pubblicato in Italia da Mondadori, è proprio questo: descrivere nel dettaglio gli effetti reali di una guerra atomica, minuto per minuto, nella speranza di far capire quanto sarebbe senza ritorno per l’umanità. Suscitando così la reazione emotiva e politica necessaria a prevenirla, ossia il disarmo.
Perché ha scelto di investigare questa minaccia?
"Mi sono sempre occupata di sicurezza nazionale, e ogni volta che chiedevo alle mie fonti militari perché facevano il loro lavoro, la risposta era sempre la stessa: prevenire la Terza guerra mondiale nucleare. Quando nel primo mandato Trump ha minacciato "fuoco e furia", ho sentito la necessità di capire cosa sarebbe successo, se questa prevenzione fosse fallita".
Il libro racconta l’esplosione di una guerra nucleare minuto per minuto. Quali sono le cose più terrificanti che ha scoperto?
"Se viene lanciato un missile balistico Icbm, arriva da un continente all’altro in 30 minuti, e non può essere fermato o deviato. Negli Usa l’autorità ultima che ha il potere esclusivo di ordinare l’attacco è il presidente e abbiamo la politica del "launch on warning", ossia spariamo la bomba atomica sulla base di un allarme, senza avere la prova di essere stati colpiti".
Cosa succede nei primi minuti della guerra nucleare?
"Premetto che i numeri citati nel libro provengono tutti da calcoli fatti dal Pentagono e la Commissione per l’energia atomica. L’esplosione termonucleare brucia tutto nel raggio di 160 chilometri quadrati, e al mondo ci sono oltre 12.300 testate con questa capacità. Usa e Russia ne hanno 3.000 pronte al lancio".
Quante persone muoiono immediatamente?
"Tra uno e 3 milioni, a seconda se la bomba scoppia in aria o a terra, se piove, se tira vento. Ma sarebbe solo l’inizio, perché il Pentagono sa che non esiste una guerra nucleare limitata, se gli Usa sono coinvolti: finisce solo con l’annientamento".
Lei scrive che lo scudo missilistico non riparerebbe l’America.
"Ogni intercettore ha il 50% di possibilità di distruggere un missile in arrivo, e gli Usa ne hanno solo 44, contro oltre 1.600 testate russe pronte al lancio, 500 cinesi, 50 nordcoreane".
Ipotizza un attacco dalla Corea del Nord contro il Pentagono, seguito poi dalla Russia. Perché?
"E’ quello che temono tutti nel dipartimento alla Difesa: un semplice errore di calcolo o comunicazione tra potenze nucleari può scatenare il conflitto atomico, che si sviluppa nel giro di secondi e minuti, non ore o giorni. Ho chiesto al generale comandante delle comunicazioni strategiche cosa accadrebbe. Si è preso una pausa e poi ha risposto così: il mondo potrebbe finire nel giro di un paio di ore".
Gli Usa reagirebbero senza la prova di essere stati presi di mira da un’arma nucleare?
"Esatto. Tutto si basa sull’allarme di un sistema satellitare di controllo".
E il presidente è l’unica autorità autorizzata a deciderlo?
"Sì, e ora è così anche in Russia. Prima della guerra in Ucraina, la dottrina di Mosca prevedeva la risposta solo in caso di attacco nucleare confermato. Ora Putin l’ha cambiata come gli Usa".
Le minacce di Mosca ci avvicinano alla guerra nucleare?
"Sì, perché con questo sistema in atto sono estremamente pericolose e possono portare ad errori di valutazione. L’Onu sta discutendo un trattato per proibire le armi atomiche, che vieterebbe anche le minacce".
Può fare un esempio?
"A novembre la Russia ha lanciato un missile balistico a raggio intermedio contro l'Ucraina. Era la prima volta e poteva trasportare una testata nucleare. Il ministro degli Esteri Lavrov ha avvertito il dipartimento di Stato solo 30 minuti prima: se questo non vuol dire giocare col fuoco, non so cosa lo sia".
Tutti dicono che la guerra nucleare non potrebbe essere vinta da nessuno. Stiamo parlando della distruzione completa dell’umanità?
"Sì. Tra l’esplosione iniziale e l’inverno nucleare, morirebbero 5 miliari di persone. Ogni scoppio brucerebbe tutto nel raggio di centinaia di miglia quadrate, liquefacendo le strade come lava. Poi la fuliggine bloccherebbe i raggi solari ed enormi distese di acqua dolce, dall’Iowa all’Italia, si congelerebbero all’istante. L’agricoltura fallirebbe e i sopravvissuti morirebbero di fame".
Lei non crede alla deterrenza?
"Negli ultimi 80 anni ha funzionato, tra Usa e Russia. Ora però non basta più. Ci sono 9 potenze nucleari e l’Iran che cerca di diventare la decima".
Come possiamo evitare lo sterminio?
"Trump, piaccia o no, ha detto di aver letto gli scenari della guerra atomica e spesso parla di denuclearizzazione. Qualunque iniziativa riducesse le oltre 12.000 testate esistenti al mondo andrebbe nella direzione giusta. La deterrenza serve, ma se fallisce, come mi ha detto un generale, si sgretola tutto".
I suoi critici dicono che è una proposta ingenua.
"Reagan era un falco nucleare, ma dopo aver visto un film della Abc intitolato "Il giorno dopo", che mostrava le conseguenze di uno scontro nucleare su vasta scala tra Usa e Urss, contattò Gorbaciov per negoziare il disarmo. Seguì l’incontro di Reykjavik, che fece scendere le testate dalle 70.000 esistenti nel 1986 alle 12.000 di oggi. E’ possibile ridurle ancora".