David Baldacci: “Gravissimo l’attacco di Trump ai giudici, gli Stati Uniti sono già un’autocrazia”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraDavid Baldacci
LONDRA – Uno dei romanzi più famosi di David Baldacci, poi film di Clint Eastwood, è “Potere Assoluto”. Quello che starebbe inseguendo Donald Trump, sostiene l’avvocato e grande scrittore americano di legal thriller, bestseller da oltre 130 milioni di copie vendute nel mondo.
A 64 anni, Baldacci, di origine italiana, è spaventato come non mai per il destino degli Stati Uniti. Soprattutto dopo quanto accaduto venerdì, con la Corte Suprema americana che ha ridotto drasticamente i poteri dei giudici e delle loro sentenze. «È un precedente senza eguali».
Perché, Baldacci?
«Perché vengono sfavorite le class action, le denunce individuali e un giudice avrà i poteri decisamente limitati. La Corte Suprema ha svuotato l’essenza del potere giudiziario. Eppure, in tutta la storia degli Stati Uniti sono stati proprio la Corte Suprema e i giudici a prendere l’iniziativa su molti temi civili e favorire il cambiamento del Paese, incanalandolo nella giusta direzione, nonostante le resistenze di presi…
LONDRA – Uno dei romanzi più famosi di David Baldacci, poi film di Clint Eastwood, è “Potere Assoluto”. Quello che starebbe inseguendo Donald Trump, sostiene l’avvocato e grande scrittore americano di legal thriller, bestseller da oltre 130 milioni di copie vendute nel mondo.
A 64 anni, Baldacci, di origine italiana, è spaventato come non mai per il destino degli Stati Uniti. Soprattutto dopo quanto accaduto venerdì, con la Corte Suprema americana che ha ridotto drasticamente i poteri dei giudici e delle loro sentenze. «È un precedente senza eguali».
Perché, Baldacci?
«Perché vengono sfavorite le class action, le denunce individuali e un giudice avrà i poteri decisamente limitati. La Corte Suprema ha svuotato l’essenza del potere giudiziario. Eppure, in tutta la storia degli Stati Uniti sono stati proprio la Corte Suprema e i giudici a prendere l’iniziativa su molti temi civili e favorire il cambiamento del Paese, incanalandolo nella giusta direzione, nonostante le resistenze di presidenti e politica. Vedi la sentenza “Brown v. Board of Education” del 1954 che vietò la segregazione razziale a scuola. Ora invece, dopo venerdì scorso, la Corte ha sottratto poteri ai giudici. È una decisione tremenda. Che purtroppo spinge l’intero Paese tra le braccia di un leader che può decidere tutto, senza alcuna opposizione».
Davvero in America non c’è più opposizione?
«In America abbiamo il presidente, il Congresso e i giudici. Il Congresso è asservito a Trump. I giudici ora hanno ricevuto questa mazzata dalla Corte Suprema. E quest’ultima oramai è una succursale del governo».
Sono saltati tutti i cosiddetti “check & balances”, ossia quei contrappesi istituzionali che sinora hanno protetto la democrazia americana?
«I check and balances sono stati le fondamenta del mio Paese. Ma ora non ne vedo più».
L’America ha dunque imboccato la strada verso l’autoritarismo?
«Sì. A meno che i cittadini non si ribellino e lottino per i propri diritti. Speriamo che si sveglino almeno alle prossime elezioni di Midterm, per battere un colpo contro Trump. Ma, in un certo senso, siamo già un’autocrazia. Vedo un presidente che fa cose mai viste in vita mia. O comunque mai permesse prima. Come accettare un aereo di lusso da 400 milioni da un Paese straniero (il Qatar, ndr). Vi immaginate se Biden avesse fatto lo stesso? Viviamo un’era molto, molto inquietante».
I danni per la democrazia americana saranno permanenti?
«Sì. Il “potere assoluto” corrompe qualsiasi cosa, come nel mio omonimo romanzo d’esordio. A meno che i cittadini americani non si ribellino e leggano di più su quanto sta accadendo nel loro Paese, ricostruendo le fondamenta degli Stati Uniti, e non informandosi soltanto con un podcast, magari un giorno prima di votare. Essere cittadini comporta responsabilità. Questa è la base della democrazia. Illudersi, apaticamente, che magari tra quattro anni Trump sia andato via e si torni così alla normalità, è pura follia”.
È follia anche la prospettiva di un’America non più democratica?
«Purtroppo no. Ogni nazione può scivolare, senza accorgersene, dalla democrazia a qualcos’altro. Neanche gli Stati Uniti, Paese che ancora amo, ne sono immuni. Può accadere ovunque. Per questo non possiamo rimanere inermi”.
Nota una sorta di stanchezza tra i cittadini?
«Sì, perché credono che il governo non lavori più per loro. Perché impegnarsi, allora, pensano in molti. È un’apatia che marcisce da tempo e purtroppo la politica fa poco per far credere l’opposto. Non a caso, oramai, le elezioni e le primarie vengono decise in gran parte da persone con posizioni molto ideologiche. Mentre i partiti collaborano sempre di meno tra loro. Siamo diventati tribali. Mentre la politica americana è sempre più travolta da soldi, donazioni milionarie e interessi dei paperoni, che hanno sempre la meglio. La democrazia dovrebbe lavorare per i cittadini, invece è sempre più soltanto soldi e potere. Ma questa non è democrazia. Se il governo non lavora per i cittadini, il Paese affonda, e allora un uomo forte prende il potere e combina danni ancora più gravi. È successo tante volte nella storia. Sta accadendo anche in America».
L’apatia generale è anche dovuta all’alienazione provocata dai social media?
“Certo. Se avessi una bacchetta magica, li cancellerei tutti. Tra mille anni, se l’umanità ancora esisterà, gli storici racconteranno come i social media hanno fatto impazzire le persone, trasformando il mondo in qualcosa di folle come il “Signore delle Mosche” di William Golding. I social media non ci hanno migliorato, anzi. Tra anonimato, insulti e sciocchezze, hanno riportato l’uomo alla preistoria».