✕

Spiragli di tregua per la Striscia, mossa della Francia sugli aiuti

(agf)

Ascolta l'audio

I familiari degli ostaggi tornano in piazza. Il bilancio delle vittime: sarebbero 100mila. La Francia: “Pronti a contribuire per aiuti più sicuri nella Striscia”
2 minuti di lettura

TEL AVIV – Nella piazza degli ostaggi di Tel Aviv una lavagna luminosa nera e rossa tiene impietosamente il tempo: 630 giorni dal 7 ottobre 2023, quando l’ultima parte del conflitto che da decenni oppone palestinesi e israeliani è cominciata. «Adesso», gridano migliaia di persone all’unisono. «Deve finire adesso»: parlano della prigionia dei 50 ostaggi (vivi e morti) ancora nelle mani di Hamas. A un’ora di auto da qui, a Gaza, due milioni di persone pensano lo stesso, ma non hanno modo di urlarlo.

I due mondi paralleli in cui si divide questo lembo di terra fra il Giordano e il Mediterraneo ieri hanno vissuto un’altra giornata drammatica: ognuno a modo suo. Mentre Israele tornava in piazza in massa per chiedere il ritorno degli ostaggi, Gaza piangeva la morte di altre 62 persone uccise nelle ultime 24 ore, mentre da una parte e dall’altra la speranza per un cessate il fuoco a breve cresceva.

Il bilancio è diffuso dal ministero della Salute della Striscia, che è controllato da Ha…

TEL AVIV – Nella piazza degli ostaggi di Tel Aviv una lavagna luminosa nera e rossa tiene impietosamente il tempo: 630 giorni dal 7 ottobre 2023, quando l’ultima parte del conflitto che da decenni oppone palestinesi e israeliani è cominciata. «Adesso», gridano migliaia di persone all’unisono. «Deve finire adesso»: parlano della prigionia dei 50 ostaggi (vivi e morti) ancora nelle mani di Hamas. A un’ora di auto da qui, a Gaza, due milioni di persone pensano lo stesso, ma non hanno modo di urlarlo.

I due mondi paralleli in cui si divide questo lembo di terra fra il Giordano e il Mediterraneo ieri hanno vissuto un’altra giornata drammatica: ognuno a modo suo. Mentre Israele tornava in piazza in massa per chiedere il ritorno degli ostaggi, Gaza piangeva la morte di altre 62 persone uccise nelle ultime 24 ore, mentre da una parte e dall’altra la speranza per un cessate il fuoco a breve cresceva.

Il bilancio è diffuso dal ministero della Salute della Striscia, che è controllato da Hamas, e per questo è considerato inattendibile dalla maggior parte dei media qui in Israele. Ma a corroborare la tesi di chi – fra cui l’autorevole rivista scientifica Lancet – lo considera invece attendibile ieri è arrivata una lunga inchiesta pubblicata da Haaretz.

Il quotidiano progressista incrocia più fonti per arrivare a sostenere che il vero bilancio della guerra – comprensivo delle morti non direttamente ascrivibili alla violenza dell’attacco israeliano ma anche alla mancanza di medicinali, di cure, di vaccinazioni, di cibo, di condizioni di vita accettabili ad esso collegate – sarebbe di circa 100 mila vittime, rendendo quello in corso nella Striscia uno dei conflitti più sanguinosi del 21 simo secolo.

La prima fonte è lo stesso ministero della Salute di Hamas. Nir Hasson, il giornalista che ha scritto l’articolo, nota che la lista delle vittime pubblicata qualche giorno fa non include solo, come accadeva prima, i nomi: ma anche l’età dei morti, il loro numero di carta di identità, l’affiliazione familiare completa. Dettagli, spiega il giornalista, che spiegano perché molti esperti ritengono questi elenchi affidabili. Basterebbe questo documento per fotografare quello sta accadendo: si arriva a pagina undici, al nome numero 486, per trovare un bambino che sia morto dopo aver compiuto sei mesi. I nomi precedenti sono quelli dei neonati uccisi. E 17.121 le vittime con meno di 18 anni, 9.126 le donne. Il totale (a lunedì) era di 55.202.

Partendo da questa cifra, a spostare il calcolo molto più in alto – prosegue l’inchiesta di Haaretz – è il professor Michael Spagat, economista dello Holloway College di Londra ed esperto di mortalità nei conflitti, già autore di studi su Iraq, Siria e Kosovo. Sulla base di dati raccolti fra duemila famiglie di Gaza tramite i team del sondaggista Khalil Shikaki – che vive a Ramallah ed è considerato il più autorevole esperto palestinese in materia – Spagat ha concluso che in un momento in cui le morti annunciate dal ministero della Salute erano 45.660, le persone uccise in modo violento erano in realtà 75.200. I dati del ministero sarebbero dunque inferiori del 40% rispetto al totale, perché basati solo sui numeri dei morti portati negli ospedali o dichiarati dalle famiglie: dal conto sarebbero esclusi i nuclei familiari completamente distrutti e molti dei corpi che sono ancora sotto le macerie. Una percentuale simile – 40% di vittime in più rispetto a quelle ufficiali – è quella a cui erano arrivati a gennaio i ricercatori della London School of Hygiene and Tropical Medicine.

La situazione nella Striscia resta drammatica: ieri a nome della Ue la Francia si è detta pronta a «concorrere alla sicurezza della distribuzione alimentare a Gaza», come annunciato dal ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot. Nella Striscia l’Idf continua a operare: ieri ha annunciato di aver ucciso Hakim al-Issa, che sarebbe stato uno degli ultimi comandanti militari di Hamas ancora in vita e tra gli ideatori del ’7 ottobre. Nulla di tutto ciò arrivava ieri sera a Tel Aviv: in piazza, i parenti degli ostaggi e alcuni dei sopravvissuti ai tunnel di Gaza attaccavano il governo chiedendo, ancora una volta, un accordo. I segnali che qualcosa si sta muovendo anche ieri non sono mancati: dalle parole dei mediatori qatarini alle indiscrezioni filtrate sulla stampa saudita. La piazza di Tel Aviv, piena di rabbia, attende. Gaza, stretta fra fame e morte.

Leggi i commenti