L’ultimo capriccio di Trump: vuole il suo volto sul Monte Rushmore
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Prima o poi doveva accadere: Donald Trump vuole la sua faccia scolpita sul Monte Rushmore, insieme a quelle di Washington, Lincoln, Jefferson e Roosevelt. Aveva già espresso questo desiderio durante il primo mandato, ma ora la sua ambizione si sta riproponendo con forza, e avrebbe il potere di ordinare alla propria amministrazione di procedere.
I freni, ammesso che alcun freno possa rallentarlo, sono principalmente due. Il primo è artistico, ossia l’idea che il Monte Rushmore sia un’opera completata, e aggiungerci una testa sarebbe come infilare il tredicesimo apostolo al Cenacolo di Leonardo. È improbabile però che Trump venga convinto da questi argomenti filosofici. Il secondo è pratico, ossia la mancanza di spazio per un’altra scultura, anche a causa della fragilità della roccia rimasta libera, che potrebbe far crollare o danneggiare l’intero monumento. Non mancano tuttavia gli accorgimenti tecnologici che potrebbero offrire soluzioni alternative, considerando anche…
NEW YORK - Prima o poi doveva accadere: Donald Trump vuole la sua faccia scolpita sul Monte Rushmore, insieme a quelle di Washington, Lincoln, Jefferson e Roosevelt. Aveva già espresso questo desiderio durante il primo mandato, ma ora la sua ambizione si sta riproponendo con forza, e avrebbe il potere di ordinare alla propria amministrazione di procedere.
I freni, ammesso che alcun freno possa rallentarlo, sono principalmente due. Il primo è artistico, ossia l’idea che il Monte Rushmore sia un’opera completata, e aggiungerci una testa sarebbe come infilare il tredicesimo apostolo al Cenacolo di Leonardo. È improbabile però che Trump venga convinto da questi argomenti filosofici. Il secondo è pratico, ossia la mancanza di spazio per un’altra scultura, anche a causa della fragilità della roccia rimasta libera, che potrebbe far crollare o danneggiare l’intero monumento. Non mancano tuttavia gli accorgimenti tecnologici che potrebbero offrire soluzioni alternative, considerando anche l’opportunità e l’urgenza create dal 250esimo anniversario della fondazione degli Stati Uniti, che cade il prossimo anno sotto la guida di Donald.
La questione è finita sul New York Times, che le ha dedicato un ampio speciale digitale sul sito, con tanto di riproduzioni grafiche in grado di portarci direttamente sui monti del South Dakota. Lo scultore Gutzon Borglum era stato assunto per avviare il progetto nel 1927. L’idea di scolpire le facce dei quattro presidenti sulle rocce delle Black Hills era venuta allo storico Doane Robinson, principalmente come attrazione turistica. Se ciò non fosse già abbastanza americano, in aggiunta c’era la nobile idea di celebrare non tanto i quattro personaggi ritratti, ma soprattutto i principi fondanti del paese che incarnavano.
Soprassediamo sul peso che questo argomenti potrebbero avere su un presidente come Trump, che sta cercando di smantellare la democrazia liberale degli Stati Uniti come l’abbiamo conosciuta negli ultimi due secoli, e passiamo alla realizzabilità pratica del suo desiderio. Durante il primo mandato l’allora governatrice del South Dakota Kristi Noem, ora assurta al ruolo di segretario per la Homeland Security e quindi principale esecutrice della deportazione degli immigrati illegali, aveva assicurato Donald che si poteva fare, arrivando a regalargli una miniatura del Monte Rushmore con l’aggiunta della sua faccia. Il 28 gennaio scorso la deputata repubblicana della Florida Anna Paulina Luna ha presentato un progetto di legge per sommare Trump al monumento. La gestione del sito appartiene al National Park Service, che dipende dal segretario all’Interno Doug Burgum, il quale durante un’intervista con la nuora del presidente Lara ha dato parere positivo. Sul piano legislativo e amministrativo, dunque, le pedine sono tutte piazzate nel punto giusto. Manca solo la decisione operativa del capo della Casa Bianca, che sarebbe quasi impossibile da arrestare.
Le obiezioni sollevate dal National Park Service sono le due che abbiamo già descritto. Quella filosofica può interessare agli americani che vorrebbero conservare il monumento nella forma attuale, anche per lasciarlo come un’icona bipartisan condivisibile da tutti i cittadini. Questo argomento in passato ha frenato chi voleva aggiungere Franklin Delano Roosevelt, vincitore della Seconda Guerra Mondiale e della Grande Depressione; John Kennedy, assassinato a Dallas dopo aver alimentato la speranza di una Camelot americana; e Ronald Reagan, che aveva piegato l’Urss alla fine della Guerra Fredda. E’ difficile però che la modestia abbia lo stesso successo con Trump, che ha già detto in passato di considerare solo Washington alla sua stessa altezza, e men che meno con i suoi sostenitori ed esecutori.
La seconda obiezione è più seria, perché lo stesso Borglum aveva dovuto fare i conti con i limiti imposti dalla natura, che lo avevano costretto a cambiare il progetto una dozzina di volte. Secondo il National Park Service non c’è abbastanza spazio nel granito per aggiungere una quinta testa; alcune zone limitrofe sono di altri materiali troppo duri per essere scolpiti; e le molte fratture presenti nella roccia metterebbero a rischio la tenuta dell’intero monumento, in caso di ritocchi. Non è detto però che ciò basti a frenare Trump, perché ad esempio si potrebbero adottare soluzioni tecnologiche alternative, tipo quella di una faccia prefabbricata da appiccicare vicino a quelle già esistenti. Si vedrà dove porterà il dibattito, ma comunque vada la decisione finale dovrebbe arrivare entro il prossimo anno.