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L’analista: “Trump mente, l’Iran ha ancora i mezzi per replicare Hiroshima”

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Per Joseph Cirincione, l’ex membro dell’International Security Advisory Board dei segretari di Stato Kerry e Clinton e uno dei più qualificati esperti americani di proliferazione nucleare, gli ayatollah possono decidere di accelerare. Unica speranza è la diplomazia
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NEW YORK – «Trump mente, sapendo di mentire. L’Iran è in grado di produrre l’uranio necessario per un’atomica nel giro di 5 o 6 giorni, e costruire una bomba come quella esplosa su Hiroshima nell’arco di due mesi». È grave la denuncia di Joseph Cirincione, ma l’ex membro dell’International Security Advisory Board dei segretari di Stato Kerry e Clinton è uno dei più qualificati esperti americani di proliferazione nucleare.

Chi ha ragione, Trump o Grossi?

«La pretesa che il programma sia distrutto è falsa, il presidente mente. Ci sono stati danni sostanziali in alcune strutture, quelle di superficie a Isfahan e Natanz, ma non sappiamo ancora cosa sia successo a quelle sotterranee. È chiaro poi dalle immagini satellitari che molti siti non sono stati bombardati, mentre l’Iran ha strutture ancora non aperte o note, che non sono state attaccate. Grossi infine ha detto al Consiglio di sicurezza Onu che Teheran ha spostato l’uranio già arricchito. Riassumendo, i raid non hanno cambiato …

NEW YORK – «Trump mente, sapendo di mentire. L’Iran è in grado di produrre l’uranio necessario per un’atomica nel giro di 5 o 6 giorni, e costruire una bomba come quella esplosa su Hiroshima nell’arco di due mesi». È grave la denuncia di Joseph Cirincione, ma l’ex membro dell’International Security Advisory Board dei segretari di Stato Kerry e Clinton è uno dei più qualificati esperti americani di proliferazione nucleare.

Chi ha ragione, Trump o Grossi?

«La pretesa che il programma sia distrutto è falsa, il presidente mente. Ci sono stati danni sostanziali in alcune strutture, quelle di superficie a Isfahan e Natanz, ma non sappiamo ancora cosa sia successo a quelle sotterranee. È chiaro poi dalle immagini satellitari che molti siti non sono stati bombardati, mentre l’Iran ha strutture ancora non aperte o note, che non sono state attaccate. Grossi infine ha detto al Consiglio di sicurezza Onu che Teheran ha spostato l’uranio già arricchito. Riassumendo, i raid non hanno cambiato tre cose: la conoscenza iraniana per costruire la bomba; ampie parti del programma che possono essere riattivate in breve; 9.000 chili di uranio già arricchito. Di questi, 400 chili sono al 60%, quasi al livello per la bomba. Se l’Iran vuole, può rimetterli nelle centrifughe per produrre il materiale necessario nel giro di pochi giorni, e costruire una bomba in pochi mesi. Infine, i raid hanno incoraggiato Teheran a farla: tatticamente sono stati brillanti, ma strategicamente non efficaci. Invece di distruggere il programma lo hanno accelerato, convincendo gli ayatollah che è l’unica protezione da attacchi futuri. Da anni l’intelligence Usa stima che l’Iran ha la capacità di costruire la bomba, ma non ha deciso di farla. Se questo ora è cambiato, è solo questione di tempo».

Quali strutture non sono state bombardate?

«Una sotterranea a Natanz. Poi il mese scorso l’Iran aveva rivelato all’Aiea di averne altre non ancora aperte o ispezionate, e girano voci di siti di cui non si sa nulla. Teheran si preparava dal 2018, quando Trump aveva abbandonato l’accordo Jcpoa».

È sicuro che l’uranio arricchito sia stato trafugato?

«Trump ha detto che è pericoloso trasportarlo e in genere è vero. L’esafluoruro di uranio viene portato nelle centrifughe con contenitori molto pesanti. L’Aiea però ha rivelato che l’Iran è riuscito a trasportare l’uranio arricchito al 60% in contenitori grandi come una bombola d’ossigeno. Così bastano 4 o 5 camion a muovere il quantitativo scomparso. Possono averlo fatto con quelli ripresi dai satelliti a Natanz, o altri mezzi».

Come possono produrre il materiale per la bomba in 5 giorni?

«Il metodo più veloce è rimettere l’uranio arricchito al 60% nelle centrifughe IR-6, le più avanzate. Una cascata di 174 centrifughe lo porta dal 60% al 90% in 5 o 6 giorni. Poi va trasformato in metallo e costruita la bomba. Ciò richiede mesi o un anno, a seconda del tipo. Per quella di Nagasaki, che avrete visto nel film Oppenheimer durante il Trinity Test, servono un anno e prove. Quella di Hiroshima è “gun-assembly”, uranio alle due estremità di un tubo ed esplosivo in mezzo. Si fa in due mesi senza test».

Ma l’Iran ha 174 centrifughe funzionanti?

«Non lo sappiamo per certo, ma è altamente probabile. Ne aveva 20.000 prima dei raid, non sono state distrutte tutte».

È sicuro?

«Non ora, ma tra qualche settimana, quando l’intelligence Usa o israeliana visiterà i siti. Il mio timore non è che non sapremo, ma l’amministrazione nasconderà la verità. Trump ha politicizzato i servizi più di Bush, quando mentì per giustificare l’Iraq. Allora c’erano professionisti competenti, oggi Tulsi Gabbard che non è qualificata. Trump premerà perché le agenzie lo sostengano».

L’Iran ha i missili per sganciare la bomba?

«Quella modello Hiroshima non ne ha bisogno, puoi caricarla su aerei, camion, navi cargo. L’Iran ha i missili e Israele può intercettarli, ma se facessero esplodere un’atomica sul cielo di Tel Aviv i danni sarebbero comunque ingenti».

Qual è la soluzione?

«Il negoziato. Hanno provato ad obliterare il programma con le bombe ma non ha funzionato. Trump va applaudito per la ripresa della trattativa, si tratta ora di vedere se i leader sono disposti ad un compromesso ragionevole».

L’Iran ha diritto ad arricchire l’uranio in base al trattato Tnp?

«Sì, ma lo ha violato. Ha superato i limiti di arricchimento stabiliti dall’accordo Jcpoa, dopo che Trump lo ha abbandonato. Se il presidente insiste sulla soglia zero fallisce, se torna a quei limiti può avere successo».

Gli ayatollah hanno deciso di costruire la bomba?

«Non siamo sicuri, ma al loro posto arricchirei l’uranio ora».

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