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A Gaza la fame uccide: morti già 66 bambini dopo la stretta sugli aiuti

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Secondo i dati del governo locale 580 neonati sono inoltre a rischio per la mancanza di latte in polvere
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GERUSALEMME – Sessantasei bambini sono morti di fame e di stenti a Gaza dal 2 marzo, quando in coincidenza con la fine del cessate il fuoco Israele ha drasticamente ridotto l’ingresso di aiuti, bloccandolo prima per dodici settimane e restringendolo alle distribuzioni della Gaza humanitarian foundation e poi dei clan non affiliati ad Hamas.

Il dato è stato fornito ieri dal ministero della Salute di Gaza ed è compatibile con quelli diffusi nelle settimane scorse dalle agenzie delle Nazioni Unite: a maggio l’Organizzazione mondiale della Sanità aveva parlato di 57 bambini morti di stenti da marzo, dieci giorni fa a lanciare un allarme simile era stata l’Unicef. L’agenzia Onu per l’infanzia aveva denunciato che 5.119 bambini fra i sei mesi e i cinque anni erano stati accolti con sintomi di malnutrizione acuta nei suoi centri di Gaza, un aumento del 50 per cento rispetto ai 3.444 ricoverati ad aprile e del 150 per cento rispetto a febbraio, quando a Gaza entravano in maniera regolare…

GERUSALEMME – Sessantasei bambini sono morti di fame e di stenti a Gaza dal 2 marzo, quando in coincidenza con la fine del cessate il fuoco Israele ha drasticamente ridotto l’ingresso di aiuti, bloccandolo prima per dodici settimane e restringendolo alle distribuzioni della Gaza humanitarian foundation e poi dei clan non affiliati ad Hamas.

Il dato è stato fornito ieri dal ministero della Salute di Gaza ed è compatibile con quelli diffusi nelle settimane scorse dalle agenzie delle Nazioni Unite: a maggio l’Organizzazione mondiale della Sanità aveva parlato di 57 bambini morti di stenti da marzo, dieci giorni fa a lanciare un allarme simile era stata l’Unicef. L’agenzia Onu per l’infanzia aveva denunciato che 5.119 bambini fra i sei mesi e i cinque anni erano stati accolti con sintomi di malnutrizione acuta nei suoi centri di Gaza, un aumento del 50 per cento rispetto ai 3.444 ricoverati ad aprile e del 150 per cento rispetto a febbraio, quando a Gaza entravano in maniera regolare camion di aiuti alimentari e medici.

Nel comunicato diffuso ieri il ministero della Salute di Gaza – che come la maggior parte delle istituzioni è controllato da Hamas ma i cui dati sono ritenuti attendibili dalle istituzioni scientifiche ed umanitarie che in questi venti mesi di guerra li hanno studiati, dalla rivista Lancet alle stesse Nazioni Unite – parla della mancanza di latte in polvere per neonati, integratori alimentari e cibo, come cause delle morti. L’Unicef nei giorni scorsi aveva citato come fattore di rischio anche l’impossibilità di avere accesso ad acqua pulita.

Che la condizione dei bambini, insieme a quella dei malati cronici, fosse la più precaria nella già precarissima situazione di Gaza era stato confermato a Repubblica nei giorni scorsi dagli operatori umanitari che avevamo raggiunto nella Striscia: «La maggior parte delle persone che si radunano intorno ai centri di distribuzione della Ghf pur sapendo che sono luoghi pericolosi sono genitori che non hanno niente da dare ai loro figli. Se tuo figlio ha fame, sei pronto a qualunque cosa per dargli qualcosa», ci aveva detto uno di loro chiedendo di rimanere anonimo per non perdere il visto di accesso.

Particolarmente grave è la situazione dei neonati: 580 sono a rischio a causa della mancanza di latte in polvere, secondo i dati del ministero della Salute riportati in un’inchiesta della Associated Press. A loro vanno aggiunti i bambini di pochi mesi che hanno bisogno di un latte in polvere diverso. In entrambi i casi, il problema è complicato dalla malnutrizione delle madri: non riescono a produrre latte per i figli perché loro stesse non hanno cibo a sufficienza. «Questi bambini non hanno tempo e non hanno voce», ha detto all’Ap il dottor Ahmed al-Farah, responsabile della pediatria del Nasser Hospital, principale struttura medica nel Sud della Striscia.

Il Cogat (l’ente dell’esercito israeliano che si occupa delle relazioni con i palestinesi) ha smentito sia la mancanza di latte in polvere che in generale quella di cibo per bambini, fissando in mille tonnellate la quantità di cibo per bambini entrato a Gaza dal 19 maggio. Ma gli operatori umanitari interpellati da Repubblica sottolineano che il fatto che il cibo entri non significa che raggiunga chi ne ha bisogno: il bilancio delle persone morte mentre cercavano di accaparrarsi una qualche forma di aiuto umanitario sfiora le 500 in un mese secondo le Nazioni Unite.

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