✕

Attacco hacker alla Corte penale internazionale dell’Aja, già nel mirino di Mosca e di Israele

Denunciato un “assalto mirato e sofisticato” contro l’istituzione che cura dossier caldi come l’incriminazione di Putin e Netanyahu
2 minuti di lettura

La Corte penale internazionale, al centro di infiniti attacchi politici da parte delle principali potenze mondiali tra cui la Russia, gli Stati Uniti e Israele, ha appena subito un nuovo attacco informatico da parte di un mandante ancora ignoto, o non rivelato. “Alla fine della scorsa settimana – spiega la Cpi in un comunicato – la Corte ha rilevato un nuovo, sofisticato e mirato incidente di sicurezza informatica, che è stato circoscritto. Questo incidente, il secondo di questo tipo contro la Cpi negli ultimi anni, è stato rapidamente scoperto, confermato e contenuto attraverso i meccanismi di allerta e risposta”.

La Corte non chiarisce a quale precedente, tra i tanti, si riferisca; né informa sulla natura della minaccia e sui dettagli del danno subito. “È in corso un'analisi dell'impatto e sono già state adottate misure per mitigare gli effetti dell'incidente”, spiega chiedendo al pubblico “un sostegno continuo di fronte a tali sfide” per “garantire la capacità della Corte di attuar…

La Corte penale internazionale, al centro di infiniti attacchi politici da parte delle principali potenze mondiali tra cui la Russia, gli Stati Uniti e Israele, ha appena subito un nuovo attacco informatico da parte di un mandante ancora ignoto, o non rivelato. “Alla fine della scorsa settimana – spiega la Cpi in un comunicato – la Corte ha rilevato un nuovo, sofisticato e mirato incidente di sicurezza informatica, che è stato circoscritto. Questo incidente, il secondo di questo tipo contro la Cpi negli ultimi anni, è stato rapidamente scoperto, confermato e contenuto attraverso i meccanismi di allerta e risposta”.

La Corte non chiarisce a quale precedente, tra i tanti, si riferisca; né informa sulla natura della minaccia e sui dettagli del danno subito. “È in corso un'analisi dell'impatto e sono già state adottate misure per mitigare gli effetti dell'incidente”, spiega chiedendo al pubblico “un sostegno continuo di fronte a tali sfide” per “garantire la capacità della Corte di attuare il suo fondamentale mandato di giustizia e responsabilità, che è una responsabilità condivisa di tutti gli Stati parti”.

I due dossier più scottanti ai quali sta lavorando la Corte sono le accuse al presidente russo Vladimir Putin di complicità nel crimine di guerra di deportazione e trasferimento illegale di bambini ucraini dalle aree occupate dell’Ucraina verso la Russia, in base al quale nel 2023 ha spiccato un ordine internazionale di arresto nei suo confronti; e le accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante il conflitto nella Striscia di Gaza per uso della fame come strumento di guerra, attacchi e privazione di beni essenziali ai civili, omicidi, persecuzione e atti disumani nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav?Gallant, con ordine di arresto per entrambi spiccato lo scorso novembre.

Attualmente hanno ratificato o accettato lo Statuto di Roma, e riconoscono la giurisdizione della Cpi, 124 Paesi, tra i quali mancano le maggiori potenze del mondo che non accettano di dover rispondere dei crimini che commettano: gli Stati Uniti non lo hanno mai ratificato, la Russia si è ritirata nel 2016; Israele si ritirò nel 2002, la Cina non ha ratificato né firmato così come Arabia Saudita, Indonesia, Iran ed Egitto. E mancano anche l’India, che non ha firmato, e la Turchia che non ha ratificato.

Il precedente più vicino all’atto della scorsa settimana è l’aggressione informatica subìta cinque settimane fa: la Cpi rivelò “un grave incidente di sicurezza informatica” affrontando “con vari e seri sforzi” un attacco “mirato e sofisticato con l'obiettivo di spionaggio”, che riteneva “un serio tentativo di minare il mandato della Corte”. Anche in quel caso la Corte non indicò responsabili ma reagì “rafforzando il quadro di gestione dei rischi e individuando azioni e procedure per rispondere a potenziali rischi per la sicurezza delle vittime e dei testimoni, dei funzionari e delle operazioni della Corte”. E disse di prevedere “che vengano lanciate campagne di disinformazione nel tentativo di offuscare l'immagine della Cpi e delegittimare le sue attività”.

La violenza degli attacchi è tale da far temere alla Corte per la sua stessa sicurezza: “Diversi funzionari eletti, tra cui i giudici e il Procuratore, sono stati oggetto di procedimenti penali avviati nei loro confronti; la Corte ha recentemente subito tentativi quotidiani e persistenti di attaccare e interrompere i suoi sistemi”. Nel 2022 le autorità olandesi hanno scoperto che un ufficiale dei servizi russi, Sergey Cherkasov, si era finto stagista brasiliano con il nome di Viktor Muller Ferreira per ottenere un accesso alla Cpi; e la situazione non è certo migliorata dopo l’emissione del mandato di arresto per Putin, avvenuto nel marzo dell’anno successivo, con “attacchi quotidiani e persistenti” ai sistemi informatici che osservatori occidentali collegano a Mosca, anche se la Cpi non attribuisce ufficialmente la responsabilità.

Tra i principali sospettati degli attacchi di questi anni c’è il gruppo “Sandworm”, ritenuto legato all’intelligence militare russa. Ma ci sono forti sospetti anche nei confronti dei servizi segreti israeliani: inchieste del Guardian e di altri media rivelarono che dal 2015 Israele ha condotto una campagna clandestina di sorveglianza e hacking contro la Corte coinvolgendo il Mossad, lo Shin Bet e l’Unità 8200, specializzata nello spionaggio e nella guerra cibernetica. Anche in questo caso non ci sono conferme da parte della Cpi.

Leggi i commenti